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Contratti: a chi serve lo status quo

di Tito Boeri, Categoria Lavoro, / Relazioni Industriali, Data 19.07.2004
L’attuale sistema di contrattazione rischia di impedire a molti lavoratori, soprattutto ai più deboli, di partecipare a incrementi di produttività. Permette anche forti differenziali salariali a favore di un gruppo ristretto di lavoratori che operano in imprese coperte dagli accordi di secondo livello. La Cgil professa la necessità di aumentare la quota dei salari sul prodotto e ha fatto dell’egualitarismo un proprio cavallo di battaglia. Alla luce di questi obiettivi, farebbe bene ad accettare di discutere di riforme degli assetti contrattuali, anziché ergersi a difesa dello status quo.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • INCAPACITA' SFRUTTARE A PIENO IL SECONDO LIVELLO
    Nome: marzia  Data: 24.11.2008

    Lavoro nella grande distribuzione, precisamente per Coop dove essiste la contrattazione di secondo livello ma mi pare che sia poco sfruttata questa opportunità, poichè le sigle sindacali non riescono a far altro che cercare di marginare le proposte sempre più penalizzanti dell'azienda. Ad ogni integrativo perdiamo qualcosa...non mi sembra normale.

  • Secodo livello di contrattazione
    Nome: Stefano Cempini  Data: 09.01.2008

    Mi riallaccio a quanto più che condivisibilmente esposto da Camilletti aggiungendo che per di più, nelle piccole imprese (e più sono piccole e peggio è) risulta anche estremamente aleatorio determinare un eventuale incremento di produttività, vista l'abitudine ad addomesticare il bilancio secondo le esigenze del momento. L'unico strumento di controllo sarebbe una massiccia presenza sindacale nella piccola/media impresa, ma, se questo fosse, non saremmo neanche qui a parlarne.

  • Conclusioni opposte
    Nome: Alessandro Condina  Data: 20.07.2004
    Caro Boeri, perfetta l'analisi (nelle aziende più piccole si pratica poco la contrattazione di secondo livello e i lavoratori più deboli si devono accontentare dei minimi nazionali), ma la mia conclusione è opposta la sua. I dati dimostrano che i lavoratori deboli sono difesi solo a livello nazionale, probabilmente perché Confindustria riesce a mitigare le posizioni delle piccole imprese. Se aumentassimo il peso della contrattazione aziendale i lavoratori deboli sarebbero ancora più penalizzati, proprio perché le aziende piccole, ancorché profittevoli, continuerebbero a negare i rinnovi contrattuali e avrebbero davanti dipendenti poco sindacalizzati.
    Risposta:
    Legittima ogni interpretazione. La mia era solo una segnalazione di un dato che ritenevo meritoria di essere portato all'attenzione di tutti. Rispondo anche agli altri lettori che, come lei vedono in questi dati una giustificazione per rafforzare la contrattazione nazionale. La cosa che i dati mostrano è che assetti con secondo a livello a sommatoria non sono sostenibili alla lunga perchè penalizzano troppo alcuni (in questo caso la maggioranza) lavoratori. Quindi bosogna accettare di rivedere le regole. Sul come il confronto è aperto. Personalmente ritengo che centralizzare la contrattazione in un'unione monetaria implichi livellare verso il basso le rivendicazioni salariali (perchè il costo di minimi troppo alti sarebbe quello di distruggere posti di lavoro non potendo ricorrere alle svalutazioni competitive). Se il sindacato vuole che la quota del salario sul prodotto aumenti, non gli rimane che cercare di rafforzare la propria presenza nelle imprese, grandi e piccole, i cui datori di lavoro devono poter esser messi in condizione di guardare alla contrattazione decentrata non solo come un aggravio di costi. Saranno in molti a volerla attuare e i lavoratori di queste aziende sentiranno allora il bisogno di avere un sindacato in azienda che li rappresenti. Cordiali saluti Tito Boeri
  • contrattazione di secondo livello
    Nome: Fabio Camilletti  Data: 20.07.2004
    A me sembra che la tabella possa essere letta in un altra maniera. Nelle piccole aziende la contrattazione di secondo livello non funziona e quindi un modello contrattuale così organizzato penalizzerebbe i lavoratori delle piccole imprese. Bisogna tenere presente che in Italia il 96% delle imprese hanno meno di 10 dipendenti, ed è questo il vero problema che dovrebbe porsi il sindacato. l'attuale modello di relazioni sindacali tende a privileggiare la grande impresa e conseguentemente i lavoratori della grande impresa. Parlare di produttività nelle piccole imprese è possibile, ma sicuramente si devono prevedere modelli contrattuali totalmente differenti di cui oggi si vede molto poco in giro. Fabio Camilletti