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Grandi infrastrutture e granitiche certezze

di Marco Ponti, Categoria , Infrastrutture e Trasporti, , Data 12.07.2004
La necessità delle grandi opere non sembra essere messa in discussione da nessuno. Ma le ricerche indipendenti dimostrano che i costi sono ben superiori ai benefici. E per coloro che dovrebbero utilizzarle, imprenditori e cittadini, non sono una priorità. Eppure quella del cemento è una tentazione a cui difficilmente i politici resistono perché assicura una visibilità immediata, mentre i problemi di efficienza sono nascosti o comunque rimandati nel tempo. Così anche l’opposizione finisce per lanciarsi in pericoli "inseguimenti" dei piani governativi.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • carenze infrastrutturale
    Nome: Claudio Ferrarini  Data: 31.03.2005
    Egregio prof. Ponti, ho letto con interesse il suo articolo e ho alcune domande di approfondimento. Quando studiavo geografia economica a Economia e Commercio, 15 anni fa, si constatava, già allora, come il Paese fosse carente in termini di porti, interporti e infrastrutture in generale (per non parlare dei semplici acquedotti nel sud) e tale è rimasto per tutto il periodo in cui il nostro debito invece di aggiornare le infrastrutture ha finanziato ulteriore debito. Il suo articolo è fortemente critico nei confronti del Ponte e della tratta Torino-Lione che ci collegherebbe al famoso corridoio 5. Mi sorprende il fatto che lei proponga di destinare i soldi pubblici unicamente a ricerca e sviluppo + ambiente. Vorrei sapere quindi se ritiene che le infrastrutture italiane siano già in grado, cosi' come sono, di competere con quelle del resto dell'Europa. Grazie Claudio Ferrarini
    Risposta:
    Gentile dott. Ferrarini. le infrastrutture che aumentano la competitività di un paese sono solo quelle che servono (e ci sono moltissimi clamorosi casi di regioni, in Asia, in America e anche in Italia, con vistosissime carenze infrastrutturali che competono fortemente, anche perchè i costi di trasporto pesano molto meno di un tempo sulle imprese). Una strada o una ferrovia fortemete sottoutilizzata non sviluppa nulla, e da noi, soprattutto al sud, ce ne sono moltissime in queste condizioni(anche tangentopoli insegna...). In particolare per il Frejus è previsto un traffico così modesto che i francesi hanno accettato di proseguire il progetto solo se pagavamo noi molto più della nostra quota. Il ponte di Messina può avere valore simbolico, ma non risolve alcun problema di trasporto (basta vedere i numeri, o parlare con gli industriali siciliani, non del settore costruzioni, ovviamente, che anche è uno dei più infiltrati dalla malavita). E molti altri progetti della legge obiettivo hanno finalità solo di consenso, o peggio, ma sono destinati a clamorose sottoutilizzazioni (come d'altronde accade in giro per il mondo con moltissime "grandi opere": il tunnel sotto la Manica è già fallito due volte per traffico insufficiente...). Con viva cordialità Marco Ponti