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La guerra aiuterà l'economia?

di Tommaso Monacelli, Categoria Internazionali, Data 18.09.2002
Quale effetto può avere un’eventuale guerra all’Irak sull’economia degli Stati Uniti e degli altri paesi? ..........
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • La guerra
    Nome: Emilio Calvano  Data: 11.02.2003
    Le conclusioni a cui lei giunge nel suo articolo sulle relazioni tra guerra ed economia sono un pò sorprendenti per diversi motivi. Cercare spiegazione dell'andamento della spesa militare utilizzando solo variabili strettamente macroeconomiche mi pare proprio un errore. La guerra è un ottimo strumento prociclico per ben altri motivi che per il mero sostegno della domanda. Una delle eredità della guerra fredda è sicuramente la stretta relazione tra spesa militare/aerospaziale e innovazione tecnologica. L'onda espansiva lunga causata dal boom dell'IT è conseguenza DIRETTA dell'elevato investimento militare (in ricerca di base) statunitense. Ancora, l'elevato impegno militare nell'area mediorientale contribuisce a tenere il prezzo del petrolio molto al di sotto del suo prezzo di equilibrio (tenendo ben presente che il mercato del petrolio è oligopolistico). In un intervento televisivo del professor De Paoli (istituto delle fonti di energia - Un. Bocconi nonché membro cda ENI) si sottolineava come gli Stati Uniti abbiano ormai reso manifesta la loro volontà di impedire (con ogni mezzo) che il petrolio cada in mani sbagliate. A supporto della sua analisi mostrava tramite serie storiche di prezzo giornaliero, come il prezzo del petrolio all'inizio di ogni guerra schizzasse verso l'alto (effetto psicologico) e poi scendesse gradualmente a livelli più bassi di prima (nuovo assetto geo-politico). Se ciò non bastasse, è vero, la guerra sostiene la domanda aggregata, ma attenzione NON SOLO la domanda aggregata statunitense. So per certo ad esempio che aziende collegate alla Ducati in questo momento costruiscono pistoni in UZI per carri pesanti americani con procedure di urgenza e tanto altro ancora basta guardarsi in giro e capire come l'effetto dell'aumento della spesa militare statunitense influisca sulla domanda). Ad ulteriore conferma della necessità del governo americano di sostenere la domanda tramite spesa militare basti pensare alle potentissime lobby di potere che moltiplicano le loro pressioni sui governi statunitensi sopratutto in periodi di recessione (industrie siderurgiche, informatiche, armamenti). Impossibile pensare dunque che il nuovo proliferare della spesa militare non sia legato all'andamento dell'economia americana. Inoltre quando lei parla di guerra tende ad identificare il lancio del primo e dell'ultimo missile come l'inizio e la fine della guerra. Le guerre (economiche) iniziano molto prima e finiscono molto dopo dello scoppio delle bombe e talvolta (vedi guerra fredda) persistono nel tempo. Inoltre l'andamento della spesa militare (decrescente dalla fine della seconda guerra mondiale) è dovuto più ai festeggiamenti della nascita dello stato sociale che al minore interesse nella macchina bellica. Serie storiche della spesa pubblica di tutti gli stati occidentali mostrerebbero come la spesa militare americana, pur diminuendo rispetto alla spesa pubblica americana totale, diminuisce meno proporzionalmente rispetto al crollo registrato in tutti gli altri paesi vincitori del secondo grande conflitto. In sostanza per certi versi aumenta più che diminuire. Sotto le armi non conta quanto spendi tu ma conta solo quanto spendi tu più degli altri...... emilio.calvano@fastwebnet.it
    Risposta:
    Ci sono diversi punti che il commento al mio articolo tocca. Ne isolo due. 1. "La spesa militare sostiene il ciclo anche per altri ragioni, per esempio l'investimento in tecnologia." E' certamente possibile, ma vorrei vedere le cose argomentate empiricamante. Ci sono dati, stime? Inoltre, l'effetto "tecnologico" di una maggiore spesa militare e' probabilmente sul tasso di crescita di lungo periodo dell'economia, mentre il mio articolo si occupava solo di ciclo economico (cioe' del breve periodo). E ancora, che dire degli anni 90? Spesa militare in forte calo con boom dell'information technology? Frasi come questa (che mi lasciano un po' perplesso): "L'onda espansiva lunga causata dal boom dell'IT è conseguenza DIRETTA dell'elevato investimento militare (in ricerca di base)" sono del tutto inefficaci se non sono documentate. 2. "L'elevato impegno militare nell'area mediorientale contribuisce a tenere il prezzo del petrolio molto al di sotto del suo prezzo di equilibrio". Mi occupo del petrolio in un altro articolo sempre su lavoce. Sostenere che il prezzo del petrolio sia calmierato dall'effetto della presenza militare americana in Medio Oriente mi pare azzardato. Nel mio articolo sul petrolio spiego che ci sono ragioni legate all'evoluzione dell' offerta internazionale che rendono il rischio di un nuovo shock petrolifero limitato. Ma le spese militari hanno ben poco a che fare con questo. Tommaso Monacelli
  • la ripresa della guerra
    Nome: Francesco  Data: 30.11.2002
    Data: 20-09-2002 Nome: francesco Subject: la ripresa dalla guerra Messaggio: A proposito dell'articolo su guerra ed economia: per la prima volta mi e' stata "dimostrata" l'assenza di un nesso diretto, a cui credevo, e di questo vi ringrazio. Tuttavia mi restano due dubbi sulla lettura dei dati: i grafici riportano l'andamento delle spese militari e la relazione tra le loro fluttuazioni e quelle del pil, ma: 1) le spese per armarsi (nella mia visione naif: costruire gli aerei) e quelle per fare la guerra (metterci la benzina) mi sembrano assai diverse. ad esempio, nell' ipotesi i cui l'espansione favorisca le spese belliche, mi piace pensare che queste siano destinate a costruire nuovi aerei (penso soprettutto alla guerra fredda) piuttosto che per fare una guerra "perche' tanto i soldi ci sono". Quindi mi stupisce che le due voci siano state sommate nello stesso grafico. 2) non mi intendo di fluttuazioni ma: il grafico di destra delle variazioni della spesa militare sembra quello di sinistra "depurato" della sua pendenza negativa (almeno cosi' mi sembra: che sia appiattito ma con gli stessi picchi), mentre quello del pil mi aspetto che sia depurato di una pendenza positiva. come mai li si possono confrontare anche se "riaggiustati" in modo indipendente l'uno dall'altro? grazie, francesco
    Risposta:
    Caro Francesco, innanzitutto grazie per l'interesse espresso nel mio lavoro. Riguardo al primo punto, un'analisi piu' raffinata (cioe' piu' prettamente econometrica) vorrebbe probabilmente distinguere fra le due tipologie di spese militari. Chiamiamole spese produttive (costruire aerei) e improduttive (benzina per gli aerei). La prima appartiene piu' alla voce investimenti militari e ha un effetto di piu' lungo periodo in quanto potenzia lo stock di capitale di un paese. Ma di fatto entrambe sono voci della domanda complessiva. Il punto e' questo: anche quando questa tipologia di spese viene contabilizzata, l'evidenza in favore di una relazione positiva tra ciclo economico e "spese" militari sembra molto debole. Riguardo al grafico, la sua interpretazione è corretta. Quello a sinistra rappresenta l' andamento di trend (cioe' di lungo periodo) del livello della spesa militare in rapporto al PIL. Quello a destra rappresenta il tasso di crescita percentuale di ciascuna delle due variabili (spesa militare e PIL) separatamente. Certamente. Quando dai livelli si passa alle variazioni percentuali si "depurano" i dati della pendenza (cioe' del trend), che orienta l'andamento di lungo periodo della variabile di interesse. I due grafici in realta' sono l'uno la trasformazione dell'altro, ma vanno letti separatamente. Quello di sinistra ci insegna qualcosa sulla tendenze di lungo periodo (le basse frequenze), mentre quello di destra ci insegna qualcosa sull'andamento ciclico di breve periodo (le alte frequenze). Per l'analisi condotta nell'articolo quello di destra e' di maggiore interesse, perche' suggerisce che le variazioni del PIL sono alquanto dissociate da quelle della spesa militare. cordiali saluti Tommaso Monacelli