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E se i tassi fossero troppo bassi?

di Franco Bruni, Categoria Moneta e Inflazione, , , Data 20.04.2004
Il costo del denaro non influenza solo l’intensità ciclica della domanda aggregata, ma determina la qualità degli investimenti e delle forme di risparmio. I bassi tassi attuali potrebbero perciò essere un sostegno artificiale a una crescita qualitativamente insufficiente, mentre l’Europa, e l’Italia in particolare, necessita di incentivi a investire capitale di rischio in progetti innovativi ad alta profittabilità attesa. Senza contare che anche per il risparmiatore i tassi bassi hanno svantaggi e possono far danni.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • tassi e crescita
    Nome: luigi piscirelli  Data: 04.05.2004
    io non mi intendo dell'argomento e volevo fare una domanda forse ingenua: ho sentito spesso dire che, per capire se il livello dei tassi sia "alto" oppure "basso", essi debbano essere confrontati con il tasso di crescita (che dovrebbe essere in questo senso un indicatore tendenziale della resa di un investimento di tipo produttivo). In un momento di stagnazione come l'attuale dunque anche tassi cosi' ridotti rispetto a quelli di qualche anno fa sarebbero da considerarsi troppo elevati. Una posizione del genere ha qualche ragione? Lei cosa ne pensa? grazie
    Risposta:
    La ringrazio per l'attenzione. In teoria c'è una relazione di equilibrio, piuttosto complessa (e diversa a seconda dello scopo che si ha nell'uitilizzarla), fra il tasso REALE (cioè al netto dell'inflazione) di interesse e quello di crescita reale. Che sono piuttosto eguali e attorno allo zero. Negli Usa invece il tasso reale è negativo e la crescita forse "troppo" positiva. Ma la relazione che conta ai fini del ragionamento del mio articolo è quella fra il tasso reale di interesse e la produttività marginale degli investimenti (che non è approssimabile con tasso di crescita dell'economia nel suo complesso): è per questo che ho osservato che tassi reali bassi-nulli permettono di proseguire (e persino incentivano) investimenti troppo poco produttivi. Un caro saluto. FB
  • Tassi troppo bassi
    Nome: Antonio Pennetta  Data: 23.04.2004
    Premesso che sono in tutto d'accordo con l'interessante analisi del professor Bruni, mi chiedevo come potrebbero tassi alti agevolare lo sviluppo di una realtà difficile come quella del Sud Italia. Penso, in particolare, a persone con tante buone idee e scarsi(quando non pressoché inesistenti) mezzi per realizzarle. Se a ciò si aggiunge la difficoltà per queste persone di reperire credito e il fatto che per accedere a contributi di qualsiasi tipo occorrano in ogni caso rilevanti mezzi propri, le conseguenze di alti tassi mi sembrano davvero preoccupanti.
    Risposta:
    La ringrazio della sua attenzione al mio pezzo e del suo commento. Per quanto riguarda il sud italiano, e più in generale le zone "sfavorite" d'Europa, ha ragione: ci vogliono politiche speciali che compensino gli svantaggi ambientali di partenza. Però vanno tenute distinte dalla questione del tasso di interesse ottimale dell'euroarea nel suo complesso. Intendo dire che se si rileva l'opportunità di sussidiare gli investimenti si può farlo senza distorcere il tasso di mercato: in parole povere si può aiutare gli imprenditori a pagare il tasso di mercato "alto". Ma anche nei sussidi occorre fare attenzione a non favorire investimenti di sopravvivenza e non innovativi, imprese che partono già fuori mercato, tecnologie e organizzazioni inefficienti e superate...Inoltre bisogna agire soprattutto con politiche generali, strutturali, infrastrutturali, ecc., che rimuovano le condizioni ambientali che sfavoriscono l'area in modo da poter fare a meno poi di doverla sussidiare. Infine, nelle regioni dove c'è più disoccupazione di lavoro, è meglio differenziare i salari (verso il basso rispetto a quelli delle regioni più favorite) che non il costo del capitale. Il nostro sud ha sofferto per tanti anni politiche di incentivo sui tassi (accompagnate da salari obbligatoriamente simili a quelli del "nord" per l'opposizione sindacale alla diversificazione) che hanno favorito combinazioni produttive ad alta intensità di capitale e bassa intensità di lavoro. Mi dispiace di dover rispondere alla sua importante questione con brevi cenni così superficiali, e la ringrazio ancora. Franco Bruni
  • I tassi troppo bassi
    Nome: paolo mariti  Data: 22.04.2004
    Condivido ampiamente le analisi e le considerazioni di Bruni per quanto riguarda gli effetti di lungo periodo o strutturali di tassi di interesse troppo bassi. In particolare l'effetto di permettere alle piccole e piccolissime imprese di sopravvivere e continuare a nascere. Ho invece qualche riserva sull'argomento che essi non stimolerebbero progetti di ricerca davvero innovativi. Un tasso di interesse debitore molto basso rende qualunque progetto meno rischioso di per sé. Inoltre, l'imprenditore è incentivato dalla differenza tra il tasso atteso di rendimento del progetto ed il costo per il suo finanziamento, a parità di altre condizioni.
    Risposta:
    La ringrazio della sua attenzione per il mio scritto. Capisco le sue riserve ma credo che solo con tassi reali più alti c'è l'incentivo a mettere l'"effort", come lo si chiama nei modelli teorici, necessario a cercare i progetti più produttivi e selezionarli al posto di quelli meno buoni e, magari, già "in place". Se inoltre supponiamo che la produttività sociale dell'investimento superi quella privata in misura crescente con quest'ultima, è socialmente conveniente avere costi marginali del capitale più elevati. Lei introduce l'importante concetto di "rischio". Qui ha completamente ragione: il mio ragionamento, data la sede e lo spazio, non ha sviluppato il ragionamento in condizioni di incertezza. Mi riprometto di farlo prossimamente, anche stimolato da commenti come il suo. Con i migliori saluti. FB