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Commenti

Il declino nel benessere

di Tito Boeri, Categoria Povertà, Data 14.04.2004
La sensazione di un paese non solo fermo, ma che va indietro, trova ragione nell'accresciuta variabilità nel tempo dei redditi familiari di una popolazione più vecchia, dunque più avversa al rischio. Diminuisce il benessere, non il reddito medio degli italiani, aumenta il disagio, non la povertà. Questo il messaggio principale che emerge dall'ultima indagine Banca d'Italia sui bilanci delle famiglie italiane.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • quesito
    Nome: paolo podda  Data: 29.04.2004
    Prof.Boeri, complimenti ulteriori per il consolidamento del bellissimo sito, che è lavoce.info. Detto questo non le pare che la sensazione di impoverimento appartenga più alle speculazioni numeriche, che a una percezione empirica? Percezione,me ne dia atto, che esiste da qualche anno in più da quelli che si prendono in esame. Mi pare che non si dia il giusto peso a realtà,esse sì, ben note a livello eminentemente pratico: lavoro nero,evasione fiscale di vario genere. Le due precedenti mi pare, ma mi dica Lei in merito,tarano in modo sostanziale le indagini svolte. Specie se esse afferiscono alla misurazione del benessere economico e simili. Con immutata stima. Paolo.
    Risposta:
    Grazie per l'incoraggiamento e gli stimolanti quesiti. Io trovo giusto interrogare i dati che ci offrono gli strumenti migliori per capire che cosa è successo alla distribuzione del reddito in Italia. Non so quando la sensazione di impoverimento sia nata, ma di certo oggi se ne parla molto, spesso senza alcun riscontro empirico. Di qui lo sforzo che abbiamo fatto sul sito di interrogare i dati dell'Indagine Banca d'Italia, Inps e di contabilità nazionale. I primi e questi ultimi, peraltro, tengono conto anche dell'economia sommersa, seppur in modo impreciso. Ma l'economia sommersa c'era anche nel 2000, quindi non dovrebbe inficiare i nostri risultati. Cordiali saluti. Tito Boeri
  • PIL e benessere
    Nome: Nicola Gurrado  Data: 23.04.2004
    Ad aggravare ancor di più questa percezione c'è il fatto che le istituzioni (ed in generale tutti) sono solite misurare il livello di benessere correlato al PIL, quando invece questo indicatore ha forti limiti e riflette pesantemente la cultura occidentale del "consumo". Non è affatto detto che il benessere sia correlato alla nostra capacità di consumare.
    Risposta:
    Non credo ci siano valide alternative all'uso del PIL (meglio il PIL pro capite) come indicatore di benessere. Il problema è che il PIL deve crescere. Non basta che non cali, soprattutto in presenza di crescenti i) rischi di variazioni del proprio reddito e ii) avversione al rischio. Cordiali saluti
  • PIL, benessere, divari regionali
    Nome: Stefano Sotgiu  Data: 16.04.2004
    Vecchio argomento ma sempre valido a mio parere: nel valutare il benessere, inteso in senso ampio, credo si debba tenere conto non solo degli aspetti economici. Sappiamo bene che non sempre esiste una correlazione positiva fra crescita del PIL ed aumento del benessere dei cittadini che va misurato su più dimensioni (un esempio molto concreto ed attuale oltre alle ben note questioni ambientali e di welfare è la sicurezza). Penso sia tempo di iniziare a ragionare sempre in questi termini. Poi avrei un dubbio. Nell'indagine della Banca d'Italia si parla di reddito reale disponibile? Penso soprattutto ai tributi locali ed alla riduzione delle prestazioni degli enti locali nel welfare. Inoltre credo che ci siano più che giustificati dubbi sulla misurazione del tasso d'inflazione. Inoltre, esiste una differenziazione fra Mezzogiorno e Centro-Nord?
    Risposta:
    I dati sono sul reddito al netto di imposte e contributi sociali. Sulla misurazione dell'inflazione rinvio ai numerosi interventi sul sito. Sono ovviamente molto forti le differenze Nord-sud nei livelli di reddito. Meno marcate quelle sulle variazioni nel reddito. Cordiali saluti
  • Disagi diffusi
    Nome: Riccardo Mariani  Data: 15.04.2004
    Non sono del tutto convinto che il disagio sia così diffuso per il semplice fatto che stiamo peggio in termini di rischi. Spesso la presenza di un rischio sui nostri redditi, se si presenta in maniera più o meno uniforme, prima o poi si accompagna ad una redistribuzione a favore dei molto poveri dato che esiste un limite inferiore nella scala dei redditi. Non è un caso che le società più dinamiche siano anche la meta preferita dell’immigrazione povera. In più, se leggo bene le tabelle dell’articolo a fianco, mi sembra che oltre ad essere aumentata la probabilità di essere interessati ad un cambiamento nella propria condizione economica è aumentata anche la probabilità che questo cambiamento sia positivo (la differenza tra le percentuali sopra e sotto la diagonale è positiva e cresce da una tabella all’altra). Non sarà che il disagio è così diffuso perchè interessa categorie di persone particolarmente in grado di farsi sentire in un sistema democratico (elettore mediano)? Le dinamiche della comunicazione “democratica” devono essere tenute nel conto dovuto. Il mio dubbio è che se il povero (tale anche perchè non in grado di organizzare i suoi interessi a livello politico) guadagna qualche chance ai danni della classe medio-bassa ciò che noi percepiamo è un “diasagio diffuso”. Cordiali saluti.
    Risposta:
    Non deve leggere i numeri per colonna, ma per riga, la cui somma è pari a 100. La somma dei termini a sinistra della diagonale principale le indica la probabilità di vedere peggiorare la propria posizione relativa. Sulla diagonale la probabilità di rimanere nella stessa posizione. La somma dei termini a destra le indica la probabilità di migliorare. Cordiali saluti