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Commenti

Il Pil e le tasse

di Veronica De Romanis, e Francesco Daveri, Categoria Fisco, / Conti Pubblici, Data 06.04.2004
Una riduzione delle imposte che non porta crescita può essere penalizzante in Europa, senza nemmeno conquistare il consenso degli elettori. Prima di garantire che il “taglio alle tasse” porterà sviluppo, bisogna formulare una valutazione plausibile degli effetti attesi. L’analisi statistica mostra che per ogni punto percentuale di riduzione delle imposte sul Pil, il tasso di crescita del Pil potenziale aumenta di circa un quarto di punto percentuale l’anno. Ma se la riduzione delle imposte è finanziata interamente in deficit, l’aumento si dimezza.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Sterile contabilità
    Nome: SìGlobal  Data: 14.01.2008
    Secondo me, c'è un aspetto di cui non si tiene conto in questo articolo ed è la non sostenibilità di tasse così alte da parte dei cittadini. Se una famiglia non riesce a pagare tasse e muti rischia di andare in bancarotta. Una diminuzione delle tasse potrebbe dare a molte famiglie italiane un po' di tregua. Altro che punti e mezzi punti di PIL. Quest'anno il PIL è cresciuto, ma gli italiani stanno peggio dell'anno scorso... come lo giustificate?
  • Tema attualissimo, grazie per la Vs. analisi.
    Nome: FRANCESCO COSTANZO  Data: 10.01.2008
    1.Mi sembra che l'articolo indichi che ha senso detassare gli incrementi di produttività solo se siamo certi che esista capacità produttiva inutilizzata, ma secondo la Vs. opinione questa capacità esiste? 2. Con bilancio in pareggio, l'effetto di una riduzione delle entrate (imposte) sul PIL potenziale è indipendente dal modo in cui le riduzioni delle imposte sono distribuite? Mi pare di capire che nella situazione attuale non si ottengono grandi risultati sia stimolando i consumi che gli investimenti, esatto? 3. L'effetto di una ipotetica riduzione del tasso di interesse (BCE), cambierebbe in modo significativo gli effetti da Voi esaminati sul PIL? Grazie
    Risposta:

    Le riduzioni di imposta di cui parla il governo in questi giorni sono rivolte a sostenere la domanda di consumi in un periodo in cui si teme un rallentamento dell'economia. l'effetto positivo sulla domanda sarebbe amplificato da una riduzione dei tassi di interesse da parte della BCE. il nostro articolo riguardava gli effetti di più lungo periodo delle imposte, quello sul PIL potenziale, e indicava che le riduzioni di imposte più efficaci nel far crescere il PIL potenziale sono quelle in cui si riduce anche la spesa in parallelo. se la riduzione delle imposte fa aumentare il deficit, il beneficio in termini di crescita del PIL si dimezza.

  • Starving the beast?
    Nome: Filippo Rebessi  Data: 07.01.2008

    Volevo porre agli autori una domanda che esula un po' dall'analisi: in un contesto come quello europeo con stringenti vincoli di bilancio pubblico, un taglio delle tasse che crei deficit non potrebbe, a vostro parere, essere un buon incentivo per la riduzione della spesa pubblica (per contenere il deficit creato senza ri-alzare la tassazione), aldilà degli effetti più o meno incerti sulla crescita?

    Risposta:

    qualcuno effettivamente pensa che "starving the beast" (tagliare le tasse senza copertura) sia l'unico sistema per tagliare davvero la spesa. ma l'evidenza empirica la riguardo non è molto solida e varia tra paesi e periodi
    storici. di sicuro reagan tagliò le tasse e clinton le aumentò per chiudere il gap. bush ha tagliato le tasse ma anche aumentato la spesa, non l'ha certo tagliata.

  • Osservazioni e domande
    Nome: Michele Iovine  Data: 19.05.2004
    A seguito di una riduzione fiscale qualora le aspettative future fossero negative aumenterebbe il livello di risparmio corrente a parità di livello di consumo corrente; ovvero risultati in linea con quanto previsto dalla teoria del reddito permamente e dalla teoria del ciclo vitale. Vorrei chiedervi perchè una variazione del risparmio corrente sembra essere un fenomeno negativo, quando invece a parità di risparmio pubblico, un aumento del risparmio complessivo finanziarebbe un livello maggiore di investimenti e/o un miglioramento del saldo commerciale ? Dunque una riduzione delle imposte che aumenti il risparmio non è altrettanto positiva rispetto invece al caso in cui produrrebbe un aumento del consumo corrente ? Inoltre perchè fate riferimento esclusivamente alla crescita potenziale? Non sarebbe stato meglio mostrare gli effetti di breve periodo della riduzione delle imposte considerato che la discussione è sul rilancio dell'economia in tempi brevi ? Grazie in anticipo Michele Iovine
    Risposta:
    Il lavoro su cui il nostro breve articolo è basato è stato scritto alla fine del 2002, come background paper per la preparazione del DPEF di allora. Allora l'economia non era ancora in semi-recessione come adesso e quindi il tema non era come rilanciare l'economia, ma come aumentarne la sua crescita potenziale. Per questo abbiamo analizzato gli effetti sul prodotto potenziale. Gli effetti di breve perioo li hanno studiati in tanti, per esempio blanchard e perotti in un articolo sul quarterly journal of economics. Oggi che siamo in recessione, il tema è come rilanciare l'economia cioè i consumi. Questo perchè si ritiene che ci sia capacità produttiva inutilizzata. Ma se guardi il rapporto ISTAT uscito ieri, vedrai che la crescita quasi zero del 2003 non è dovuta ai consumi ma soprattutto ad altre due voci: le esportazioni e gli investimenti. L'andamento negativo degli investimenti - peggiore che negli altri paesi europei - è in parte originato dalla fine della legge tremonti bis dell'anno scorso, che aveva portato le imprese ad anticipare i loro piani di investimento nella speranza che arrivasse la ripresa. La ripresa non è arrivata e quindi le imprese oggi certo non vogliono investire di più. Il calo delle esportazioni poi ci ricorda che il principale problema dell'economia italiana oggi è la crescente perdita di competitività causata dalla riduzione della produttività, non una scarsità di domanda di consumo. Ma aumentare la produttività non è facile e ci vuole tempo. Per ora dobbiamo rassegnarci a far crescere il PIL e i consumi attraverso gli aumenti dell'occupazione (e magari attaverso la ripresa della crescita mondiale). Quindi: è improbabile che la riduzione delle tasse dia la scossa desiderata dal ministro Tremonti. Anche se attuata, può farci guadagnare qualche decimale di crescita all'anno, ma non modificherà di molto il trend di crescita attuale. Francesco Daveri
  • Taglio delle tasse e deficit
    Nome: Riccardo Mariani  Data: 08.04.2004
    Una ricerca come quella qui presentata è una boccata di ossigeno in un momento in cui da più parti si inneggia a sforare i limiti di deficit UE. E’ meritorio anche restituire al risparmio e all’ investimento privato il ruolo che ricoprono nella crescita economica proprio quando, ascoltando alcuni politici, sembrerebbe che un rilancio dei consumi sia l’ unico obiettivo degno di essere perseguito. Se la teoria confermata dalla ricerca attribuisce un ruolo centrale all’ investimento privato, tanto da esigere che non venga “disturbato” da deficit fuori controllo, mi chiedo se un corollario non consista nell' indicare da dove sarebbe auspicabile che inizi il taglio delle tasse (argomento oggi molto dibattuto) ovvero da quei ceti tradizionalmente più propensi al risparmio e/o all’ investimento diretto. Cordiali saluti.
    Risposta:
    In una piccola economia aperta come l'Italia sono gli incentivi all'investimento (e alla profittabilità dell'investimento privato) le cose che contano, non gli incentivi al risparmio. Con perfetta mobilità del capitale, l'investimento, se profittevole, troverà il suo finanziamento all'interno del paese o fuori dal paese. Non è quindi necessario per rilanciare gli investimenti detassare i redditi di quelli che risparmiano tanto. Inoltre, i nostri risultati valgono per il PIL potenziale. In questo momento, c'è anche un po' l'esigenza di rilanciare i consumi perchè il PIL effettivo si mantenga vicino a quello potenziale. Quindi, io sarei cauto a interpretare i nostri risultati come se implicassero necessariamente che è meglio cominciare a tagliare le tasse sui redditi alti. Grazie dell'attenzione, Francesco Daveri
  • tasse e crescita
    Nome: Alex Zoppi  Data: 08.04.2004
    Ho trovato quest'articolo su Internet (http://www.cbpp.org/3-19-04tax.htm). Che ne pensate? Cordialmente, Alex Zoppi
    Risposta:
    Non credo plausibile che le riduzioni di imposta si auto-finanzino, come suggeriva invece Arthur Laffer. L'evidenza empirica in nostro possesso dai due grandi tagli di imposta negli Stati Uniti (Reagan e G.W. Bush) sembra indicare il contrario, proprio come asserito nell'articolo citato. C'era un articolo sui Brookings papers di qualche anno fa che esaminava sistematicamente l'evidenza empirica disponibile sulla curva di Laffer per vari paesi, arrivando a conclusioni simili. Nel nostro articolo, peraltro, non arriviamo a conclusioni del genere. Ci limitiamo a osservare che una riduzione delle imposte in pareggio è associata ad un aumento della crecsita ecoonomica più che doppio rispetto a una riduzione finanziata in disavanzo. Grazie dell'attenzione, Francesco Daveri