Una riduzione delle imposte che non porta crescita può essere penalizzante in Europa, senza nemmeno conquistare il consenso degli elettori. Prima di garantire che il “taglio alle tasse” porterà sviluppo, bisogna formulare una valutazione plausibile degli effetti attesi. L’analisi statistica mostra che per ogni punto percentuale di riduzione delle imposte sul Pil, il tasso di crescita del Pil potenziale aumenta di circa un quarto di punto percentuale l’anno. Ma se la riduzione delle imposte è finanziata interamente in deficit, l’aumento si dimezza.
Le riduzioni di imposta di cui parla il governo in questi giorni sono rivolte a sostenere la domanda di consumi in un periodo in cui si teme un rallentamento dell'economia. l'effetto positivo sulla domanda sarebbe amplificato da una riduzione dei tassi di interesse da parte della BCE. il nostro articolo riguardava gli effetti di più lungo periodo delle imposte, quello sul PIL potenziale, e indicava che le riduzioni di imposte più efficaci nel far crescere il PIL potenziale sono quelle in cui si riduce anche la spesa in parallelo. se la riduzione delle imposte fa aumentare il deficit, il beneficio in termini di crescita del PIL si dimezza.
Volevo porre agli autori una domanda che esula un po' dall'analisi: in un contesto come quello europeo con stringenti vincoli di bilancio pubblico, un taglio delle tasse che crei deficit non potrebbe, a vostro parere, essere un buon incentivo per la riduzione della spesa pubblica (per contenere il deficit creato senza ri-alzare la tassazione), aldilà degli effetti più o meno incerti sulla crescita?
qualcuno effettivamente pensa che "starving the beast" (tagliare le tasse senza copertura) sia l'unico sistema per tagliare davvero la spesa. ma l'evidenza empirica la riguardo non è molto solida e varia tra paesi e periodi
storici. di sicuro reagan tagliò le tasse e clinton le aumentò per chiudere il gap. bush ha tagliato le tasse ma anche aumentato la spesa, non l'ha certo tagliata.