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PROMESSE IN CRESCITA, AIUTI IN CALO

di Iacopo Viciani, Categoria Internazionali, / Conti Pubblici, Data 14.10.2009

Nonostante le ammissioni di ritardi in termini di aiuti internazionali e le rassicurazioni del Presidente del Consiglio a far fronte agli impegni, la Finanziaria 2010 lascia inalterato il quadro tracciato nel 2009: risorse insufficienti per onorare gli impegni europei ed internazionali sottoscritti, incluso il rifinanziamento delle missioni militari. In attesa che sia fatta chiarezza sul progetto della detax, l'Italia continua a negare il suo contributo alla ripresa globale, ignorando gli appelli di Banca Mondiale e Fondo Monetario.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Conferma della Corte dei Conti
    Nome: Dario  Data: 16.10.2009
    http://iusmanagement.wordpress.com/2009/10/16/la-corte-dei-conti-esprime-dubbi-sulla-manovra-per-il-2010-e-sulla-programmazione-2010-2012/
  • LA SUA RISPOSTA ALLA MIA PROVOCAZIONE E' ECCELLENTE
    Nome: augusto  Data: 16.10.2009
    La sua risposta alla mia provocazione mi è molto piaciuta, è un'ottima base di discussione che dovremmo sviluppare con un dibattito serio e svelenito dal clima che si respira sui media nazionali. Con stima Augusto
  • Aiuti mirati e controllati
    Nome: AM  Data: 15.10.2009

    Ritengo che in passato l'Italia abbia sprecato molte delle non poche risorse destinate agli aiuti. Ho potuto costatare di persona alcuni di questi sprechi. E non sempre l'affidare le risorse ad organismi internazionali è una garanzia di un loro corretto uso.Gli stessi apparati di questi organismi costano molto. Quanto a oggi, è necessario cercare di concentrare gli aiuti, sia pubblici sia privati, italiani verso i paesi (in primis africani) che ne hanno maggiormente bisogno. Certo in Brasile, in Argentina, in India ci sono tanti poveri, ma ci sono anche tanti ricchi che pagano poche tasse. Anche negli USA, a ben vedere, vi sono famiglie molto povere, ma nessuno penserebbe in Italia ad un intervento in loro aiuto.

  • CHI SI ACCONTENTA GODE
    Nome: BOLLI PASQUALE  Data: 15.10.2009

    A chiusura del suo intervento a Monza, Berlusconi ha detto,rivolgendosi agli industriali,:"voi create benessere,a libertà e democrazia ghe pensi mi".Il suo impegno,quindi,non è per il benessere per cui giustamente chiedevano collaborazione gli industriali,ma per la libertà e la democrazia. La collaborazione, però, per la libertà e la democrazia non è necessaria: il popolo italiano è già popolo libero e democratico anche se senza pace e serenità. Ma,allora,a quali italiani si rivolge? A quelli che vivono sulla luna? Il compito di creare benessere non è di altri,ma è suo,in quanto responsabile massimo della politica economica del Paese. Gli italiani residenti sul territorio nazionale, però, gli chiedono: quando sarà posto freno ai devastanti costi della politica;dove si reperiranno risorse per aiutare le imprese in difficoltà considerando che le entrate fiscali diminuiscono,le imprese chiudono ed il debito pubblico è alle stelle? Come ripartiranno i consumi ed aumenterà l'occupazione se gli italiani fanno fatica a campare? La ripresa della nostra economia ripartirà con "ghe pensi mi"? Gli industriali, però,sono rimasti soddisfatti ed hanno applaudito, come dire: chi si accontenta gode.

  • promesse in rialzo, aiuti in ribasso
    Nome: manlio  Data: 14.10.2009

    Ad Augusto vorrei sommessamente far notare che lo scandalo non sono solo i pochissimi fondi che noi destiniamo agli aiuti allo sviluppo dei paesi più poveri (ma non si era detto che i poveri andavano aiutati a casa loro....?), ma l'abisso tra le altisonanti promesse del Presidente del Consigliocon tanto di TV, riflettori e fanfare al seguito e i fatti reali che dicono il contrario e che vengono rigorosamente taciuti e tenuti nascosti.

  • promesse
    Nome: friscom  Data: 14.10.2009

    A me sembra di capire che sotto sotto, il signor Viciani intenda anche far notare come qualcuno, anche in tempi recenti, anche per farsi bello in un consesso internazionale, abbia sparato una volta di più dei numeri e delle promesse a caso. Forse sapendo di non poterli sostenere e mantenere, ma tant'è che i titoli si fanno quando la notizia è tale e .. fresca. Sotto sotto, invece, una verifica puntuale ricorda che agli impegni di stanziamenti del 2007 son lungi dall'esser stati mantenuti. Giusto pensare prima a noi stessi se non siamo in salute, come facciamo ad aiutar chi sta peggio di noi? ma la domanda che sta subito dietro è: quanto era stato promesso in tempi antecedenti ce lo siamo mangiato quando? e se si fanno i mucchietti dei soldini come fanno i bambini, per stabilire quanto va e per che cosa, allora quand'è che siamo diventati così 'parsimoniosi' e ..ingrati? Un'ultima domanda e proposta: e se il 5% dello scudo fiscale fosse stato definito al 6% con un 1% da devolver a questi fini, non si faceva una miglior figura? Tutto sommato, su 100 miliardi previsti di rientro, quel miliardo in più avrebbe fatto far molto per tanti invece del 'poco' per i soliti pochi (ed ignoti.

  • PENSIAMO PRIMA AGLI ITALIANI
    Nome: augusto  Data: 14.10.2009

    Scusi ma Lei si rende conto della situazione economica degli Italiani? Sa quante persone prendono 712 euro al mese e ci devono campare? Sa che se finiscono gli stanziamenti per la cig centinaia di migliaia di persone restano senza reddito? Abbiamo un debito pubblico enorme (diciamolo sottovoce, quasi da bancarotta), l'industria in ginocchio, la povertà delle famiglie in crescita esponenziale e...Lei ci fa la morale sui ritardi agli aiuti all'estero? Ma meno male che qualcuno si rende conto che dobbiamo salvare l'Italia dalla bancarotta e dalla povertà, e solo dopo, con qualche ritardo dare il possibile anche a chi sta peggio. Tra una famiglia di 3 persone che vive a Milano in affitto con un reddito di 712 euro al mese e un congolese, non so chi sta peggio. Prima pensiamo ai nostri figli e poi, visto gli impegni internazionali, onoriamoli, se ritarderemo di qualche mese rispetto alla ricca Germania, non sarà un dramma. E' bello assumere la posizione a favore dei poveri del terzo mondo, anch'io vorrei dar loro 100 volte di più, ma contrariamente a Lei, penso anche a cosa questo comporta: se però paga Lei e chi la pensa come Lei allora autotassatevi e vi darò la mia solidarietà

    Risposta:

    Caro Augusto,

    la ringrazio delle sue riflessioni sincere. Mi preme fare un po' di chiarezza rispetto ad alcuni fatti. Innanzitutto i ritardi e le inadempienze dell'Italia rispetto agli impegni per la cooperazione allo sviluppo non sono congiunturali ma strutturali. Non sono legate alla crisi, anche con le varie "ripresine" gli stanziamenti per la cooperazione allo sviluppo sono rimasti minimi. Negli anni di tagli per l'entrata nell'euro, le spese dell'amministrazione dello Stato sono comunque continuate a crescere, mentre si è tagliato su cooperazione allo sviluppo e ordine pubblico. In tempi di penuria economica generale sono d'accordo che si debbano fare scelte politiche chiare che mirino anche ad una riqualificazione della spesa, non solo a tagli lineari: ebbene si stanno continuando a pagare le rate per la costruzione delle Fregate "Freem" e per i caccia bombardieri joint strike fighters di fabbricazione inglese per 200 milioni di euro all'anno nei prossimi 10 anni. Inoltre si sta discutendo l'acquisto di nuovi sistemi di puntamento per 1 miliardo di euro in sei anni. Le auto blu costano circa 8 miliardi di euro e le provincie 17 miliardi di euro all'anno. L'organizzazione della logista del Summit G8 è costata attorno ai 300-400 milioni di euro. E possiamo fermarci con i 240 milioni di euro che verseremo alla Libia per i prossimi 25 anni. L'Italia pensa per circa il 5,6% sull'economia di Paesi industrializzati mentre contribuisce appena per 3,7% del totale del loro aiuto pubblico allo sviluppo. La ripresa globale più sarà veloce più il nostro Paese potrà avvantaggiarsene, poiché la nostra ripresa non potrà alimentarsi della domanda interna ma essenzialmente di esportazioni, le esportazioni crescerebbero di circa 700 milioni se l'Africa ritornasse a crescere come nel 2008. I consistenti pacchetti di stimolo fiscale di Germania e Giappone hanno previsto una quota ben al di sotto dell'1% investimento anche verso i Paesi in via di sviluppo in difficoltà, niente dall'Italia.

    Spetta comunque alla politica decidere con chiarezza e trasparenza e dire se, anche a livello internazionale, l'Italia abbia promesso al di sopra delle sue possibilità. L'articolo mira a fare chiarezza e trasparenza, smascherando retorica politica, per avviare un confronto sui contenuti fattuali delle scelte della politica. La Grecia lo ha fatto, sarà l'Italia fare altrettanta chiarezza pubblicamente?
    Contesto fermamente l'equiparazione tra standard di vita tra il milanese ed il congolese, i dati UN parlano da soli: aspettativa di vita alla nascita ( 40 anni in Congo contro 82 in Italia), il tasso di mortalità dei bambini ( 12% contro il 3 per mille in Italia), morte delle donne per il parto ( 1 ogni 100 nascite contro 1 ogni 30000), tassi di malnutrizione ( 76% contro il 5% in Italia) la percentuale di poveri che vivono con meno di 1,25 dollari al giorno ( 60% contro 1%) .
    L'idea della scelta volontaria e del volontariato è già una realtà gli italiani donano molto ( circa 400 milioni l'anno) e secondo sondaggi pensano che comunque l'Italia dovrebbe rispettare gli impegni presi.Inoltre uno strumento di questo tipo già esiste è il 5/°° che non è destinato però ad iniziative di solidarietà internazionale, non è stato ancora normato in modo stabile ( nel 2010 rischia di sparire), ha ancora una soglia limite limita le volontà dei contribuenti, e soffre di molti limiti attuativi. Tra tutti basti citare il fatto che quello che i contribuenti hanno versato alle organizzazioni di solidarietà nel 2007 non è stato ancora trasferito dall'Agenzia delle entrate, tanto che c'è chi configura un reato di appropriazione indebita. Della sua chiusura resta lo spunto per una politica economica e finanziaria scelta dai cittadini, una specie di bilancio partecipativo; è quello che attraverso la rappresentanza parlamentare ed il dibattito sulla finanziaria si tenta di realizzare. Peccato che le scelte di politica economica il Governo abbia agito per decretazione d'urgenza o attraverso dispositivi blindati che non permetto il dibattito che lei auspica e a cui questo articolo tentava di contribuire.