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Commenti

Un taglio elettorale

di Tito Boeri, e Guido Tabellini, Categoria , Fisco, / Lavoro, , Data 02.04.2004
 Aumentare per legge le ore lavorate può distruggere posti di lavoro.  Diminuire il prelievo fiscale e contributivo soprattutto sui salari più bassi può invece servire ad aumentare il numero delle ore lavorate portando più persone ad avere un impiego. Ma i tagli promessi del Governo non sembrano motivati solo da criteri di efficienza economica; guardano anche alle prossime elezioni europee. Se il Governo vuole convincerci del contrario deve accompagnare ogni taglio alle imposte con un pari risparmio nella spesa.  Gli effetti benefici sull'economia di una riduzione delle imposte sono maggiori quando non comportano un aumento del disavanzo.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • ore lavorate e tasse
    Nome: Francesco Parini  Data: 06.04.2004
    L'incremento di produttività è necessario per determinate attività,per altre dobbiamo ricorrere a cassa integrazione per ridurre gli stock. Io sostengo,e,come me, il mio professore di fisica all'università, che la svolta italiana per rilanciare lo sviluppo e sostenere la domanda è la riforma della progressività fiscale. Ma come? introducendo le detrazioni,inversamente proporzionali al reddito. Esempio, per una retribuzione di 100.000 € la detrazione per le spese può essere del 20%,per 15.000 € del 100%. Dovrebbero essere detraibili le spese di manutenzione per l'abitazione principale al 100% e le spese per le abitazioni date in affitto,le spese per l'affitto della casa durante la stagione estiva,in percentuale rispetto al reddito,le spese per l'aggiornamento dei figli, ma anche dei genitori,ecc. Solo aumentando la base imponibile si potrà diminuire la pressione fiscale partendo dai redditi più bassi.Il resto è demagogia elettorale.
  • TASSE E LAVORO
    Nome: Riccardo Mariani  Data: 03.04.2004
    Concordo pienamente sul fatto che contrastare i disincentivi al lavoro sia la via maestra per aumentarlo anche nel nostro Paese. Vorrei proporre, però, una valutazione un po’ differente rispetto all’ articolo circa l’ effetto di un taglio delle imposte. In un mercato se l’ offerta è caratterizzata da forme di monopolio (es. sindacato) allora il monopolista avrà già spuntato il prezzo (salario) massimo. Ogni variazione uniforme dei costi (es. tasse) sarà goduta (o sopportata) dal monopolista che non ha interesse a mutare il prezzo fissato precedentemente. In un mercato concorrenziale, invece, una diminuzione delle tasse sul lavoro si traduce più facilmente in un aumento della domanda e nella creazione di nuovi posti di lavoro (non è detto che il salario netto in busta si alzi di molto). Aggiungo che in un mercato rigido è importante che gli incentivi al lavoro si concretizzino nella creazione di nuovi posti piuttosto che in un aumento degli orari lavorativi poichè ciò agevolerebbe il cambiamento della struttura produttiva del paese. Questo cambiamento mi sembra la via principale da seguire per attenuare gli effetti della competizione internazionale (es. Cina). Quindi affinchè una diminuzione delle tasse esplichi tutti i suoi effetti benefici potenziali in termini di occupazione sarebbe bene sia accompagnata da una deregolamentazione del mercato del lavoro. Concordo sul fatto che l’ interesse reale del Governo non sia quello di colpire i disincentivi a lavorare che caratterizzano il nostro mercato, quanto, piuttosto, quello di accendere qualche fuoco di paglia in vista delle elezioni. Non è un caso che quste misure vengano adottate giustificandole con la necessità di incentivare i consumi. Cordiali saluti.
    Risposta:
    Grazie per il suo commento. L'effetto nei lavori tutelati dal sindacato di cui parliamo nel nostro articolo è ricavato analiticamente in un lavoro di Daveri-Tabellini pubblicato su Economic Policy del 2000. Li si mostra che un sindicato monopolista riesce a spuntare un salario netto pari al reddito del lavoratore se disoccupato più un sovrapprezzo o "mark up". La variabile cruciale dunque è il reddito se disoccupato. Se questo è esente da imposte (come è in grande misura in Italia), allora un sindacato monopolista può scaricare l'aumento di imposte sulle imprese. Ciò che resta invariato cioè è il mark up, non il salario lordo.
  • redditi piu' alti
    Nome: alessio  Data: 03.04.2004
    Gentili signori, concordo con quanto scritto da voi, con la solita estrema chiarezza ed elevata qualita'. Mi chiedevo pero' se un'alta aliquota marginale sui redditi piu' elevati di fatto non costituisca un disincentivo a guadagnare l'euro marginale - visto che quasi la meta' va all' erario - per le persone che creano la maggiore ricchezza e probabilmente posti di lavoro per gli altri. Penso che guadagnare bene non sia un male che va stigmatizzato se fatto correttamente e se crea valore per l'intera societa', e che il lavoro di una classe dirigente impegnata nello sviluppo della economia nazionale vada incentivato. Per cui, capisco che il numero di persone coinvolte sia minimo, ma non per questo sottovaluterei l'impatto che una riduzione fiscale per i redditi elevati possa avere sull'intero stato dell'economia nazionale. Distinti saluti, Alessio