Il valore legale del titolo di studio serve solo a due cose: -sostenere i piccoli atenei che diversamente chiuderebbero - dare un pezzo di carta alle famiglie che sono convinte che i propri ragazzi non hanno diritto di cittadinanza se non hanno la laurea e possano farsi ciamare "dottore". Un primo passo nella strada verso la meritocrazia sarebbe smetterla di chiamare la gente con appellativi da corporazione medievale, eliminando ogni forma di prefisso. In nessun paese al mondo tranne in italia si sente la necessità di far precedere il nome da una sillaba che indica la professione: sono tutti Mr. and Mrs e non Avv., Ing, Rag., Arch, Not. o, se proprio non si può dire niente, semplicemente dott. La società non deve essere divisa in caste ma le persone si devono distinguere (così come fa il mercato) per la qualità del lavoro offerto e non per la qualifica in astratto. La laurea come pezzo di carta ed il prefisso a cui si associa sono retaggi medievali che meritano di essere superati. Al contrario stilare una graduatoria tra le università non mi sembra affatto scandaloso, ma anzi utile per aiutare gli studenti ad orientarsi e alle università come stimolo a migliorare.
Valore del titolo di studio e valore dell'università
Nome: FRANCESCO COSTANZOData: 28.11.2008
Sono d'accordo con la proposta del Ministro Gelmini di eliminare il valore legale del titolo di studio. Il problema della valutazione ai fini dell'accesso al lavoro resta. E non è vero che il settore privato ci vede benissimo, perchè è proprio il basarsi sul titolo di studio che è miope, specialmente in Italia, che ha una delle università meno competitive. Se si richiede la conoscenza della lingua inglese, il più adatto è chi ha un titolo universitario, oppure chi ha vissuto per 10 anni in Inghilterra, magari facendo il cameriere? Io direi il secondo! Sto semplificando per chiarire meglio la mia idea. Il fatto è che ci si concentra su come effettuare i concorsi, le selezioni, le valutazioni dei titoli e NON su cosa invece dovrebbe offrire la formazione universitaria. Io sono d'accordo con il Ministro, che ha dichiarato che il 50% delle facoltà italiane sono inutili. La stessa proporzione vale per i corsi di laurea: il 50% dei libri che si studiano potrebbero essere tranquillamente eliminati! Io sono per meno corsi, meno libri, più interazione con le aziende (questo vuol dire ricerca, non solo sgobbare sui libri), tirocini in aziende e PA obbligatori durante il corso di laurea.
Voto di laurea
Nome: Luigi ScarpaData: 26.11.2008
Un notevole passo avanti nella direzione auspicata di abolire il valore legale sarebbe, per la pubblica amministrazione, non considerare per nulla il voto di laurea e attuare concorsi in due tempi: una pre-selezione, anonima, uguale per tutti, che consenta di "scremare" dalla massa dei concorrenti i migliori (per es. un numero doppio a quello dei posti messi a concorso) e poi una definitiva scelta dei vincitori mediante prove scritte e orali, escludendo graduatorie di "idonei" e interdicendo l'accesso al successivo concorso per la medesima tipologia di posti a chi non abbia superato la pre-selezione di cui sopra. Dovrebbe essergli comunque consentito di riprentarsi in seguito.
Il mondo non ha affatto accettato i Ranking!
Nome: Marco TrentoData: 22.11.2008
La tesi secondo cui il resto del mondo accetta i "ranking" è del tutto FALSA. Basta vedere questo rapporto del Senato della Repubblica Francese da cui si evince che le classifiche, a seconda dei criteri usati, sono tutte diverse! In tutti i paesi europei queste classifiche sono sotto accusa. Ma se proprio vogliamo usare le classifiche: invece di seguire a mo' di gregge quello che fanno gli altri (cioè le classifiche anglosassoni, che non tengono MAI conto delle diversità culturali e soprattutto linguistiche), noi italiani non ci facciamo fautori la proposta del Ministro della ricerca francese (Signora Valérie Pécresse) di istituire una classifica europea delle università in cui discutiamo tutti insieme i criteri? Perché continuare a basarci su classifiche anglosassoni (o peggio cinesi!) che notoriamente soffrono di anglo-centrismo?
L' Einaudi " prediche inutili" dispensa prima anno 1955
Nome: Luciano ScalzoData: 21.11.2008
L'Einaudi nel 1955 nelle sue "prediche inutili" ricordava i guasti a cui conduceva un sistema imperniato sul valore legale dei titoli di studio. Leggiamo in sintesi cosa scriveva Einaudi. " Che sono di irrigidimento del meccanismo sociale, di formazione di un regime corporativo di caste l'una dell'altra invidiosa, ciascuna intenta di impedire all'altra di lavorare diversamente da quel che è scritto nella legge e nei regolamenti; e tutte intente a cercare occupazione, salari, stipendi là dove non si possono ottenere e cioè nei vincoli posti allalibertà di agire degli uomini". Fa effetto che a distanza di oltre 50 anni da questi scritti faccia ancora clamore proporre l'abolizione del valore legale dei titoli di studio. Luciano Scalzo
Il valore legale del titolo di studio serve solo a due cose: -sostenere i piccoli atenei che diversamente chiuderebbero - dare un pezzo di carta alle famiglie che sono convinte che i propri ragazzi non hanno diritto di cittadinanza se non hanno la laurea e possano farsi ciamare "dottore". Un primo passo nella strada verso la meritocrazia sarebbe smetterla di chiamare la gente con appellativi da corporazione medievale, eliminando ogni forma di prefisso. In nessun paese al mondo tranne in italia si sente la necessità di far precedere il nome da una sillaba che indica la professione: sono tutti Mr. and Mrs e non Avv., Ing, Rag., Arch, Not. o, se proprio non si può dire niente, semplicemente dott. La società non deve essere divisa in caste ma le persone si devono distinguere (così come fa il mercato) per la qualità del lavoro offerto e non per la qualifica in astratto. La laurea come pezzo di carta ed il prefisso a cui si associa sono retaggi medievali che meritano di essere superati. Al contrario stilare una graduatoria tra le università non mi sembra affatto scandaloso, ma anzi utile per aiutare gli studenti ad orientarsi e alle università come stimolo a migliorare.
Sono d'accordo con la proposta del Ministro Gelmini di eliminare il valore legale del titolo di studio. Il problema della valutazione ai fini dell'accesso al lavoro resta. E non è vero che il settore privato ci vede benissimo, perchè è proprio il basarsi sul titolo di studio che è miope, specialmente in Italia, che ha una delle università meno competitive. Se si richiede la conoscenza della lingua inglese, il più adatto è chi ha un titolo universitario, oppure chi ha vissuto per 10 anni in Inghilterra, magari facendo il cameriere? Io direi il secondo! Sto semplificando per chiarire meglio la mia idea. Il fatto è che ci si concentra su come effettuare i concorsi, le selezioni, le valutazioni dei titoli e NON su cosa invece dovrebbe offrire la formazione universitaria. Io sono d'accordo con il Ministro, che ha dichiarato che il 50% delle facoltà italiane sono inutili. La stessa proporzione vale per i corsi di laurea: il 50% dei libri che si studiano potrebbero essere tranquillamente eliminati! Io sono per meno corsi, meno libri, più interazione con le aziende (questo vuol dire ricerca, non solo sgobbare sui libri), tirocini in aziende e PA obbligatori durante il corso di laurea.
Un notevole passo avanti nella direzione auspicata di abolire il valore legale sarebbe, per la pubblica amministrazione, non considerare per nulla il voto di laurea e attuare concorsi in due tempi: una pre-selezione, anonima, uguale per tutti, che consenta di "scremare" dalla massa dei concorrenti i migliori (per es. un numero doppio a quello dei posti messi a concorso) e poi una definitiva scelta dei vincitori mediante prove scritte e orali, escludendo graduatorie di "idonei" e interdicendo l'accesso al successivo concorso per la medesima tipologia di posti a chi non abbia superato la pre-selezione di cui sopra. Dovrebbe essergli comunque consentito di riprentarsi in seguito.
La tesi secondo cui il resto del mondo accetta i "ranking" è del tutto FALSA. Basta vedere questo rapporto del Senato della Repubblica Francese da cui si evince che le classifiche, a seconda dei criteri usati, sono tutte diverse! In tutti i paesi europei queste classifiche sono sotto accusa. Ma se proprio vogliamo usare le classifiche: invece di seguire a mo' di gregge quello che fanno gli altri (cioè le classifiche anglosassoni, che non tengono MAI conto delle diversità culturali e soprattutto linguistiche), noi italiani non ci facciamo fautori la proposta del Ministro della ricerca francese (Signora Valérie Pécresse) di istituire una classifica europea delle università in cui discutiamo tutti insieme i criteri? Perché continuare a basarci su classifiche anglosassoni (o peggio cinesi!) che notoriamente soffrono di anglo-centrismo?
L'Einaudi nel 1955 nelle sue "prediche inutili" ricordava i guasti a cui conduceva un sistema imperniato sul valore legale dei titoli di studio. Leggiamo in sintesi cosa scriveva Einaudi. " Che sono di irrigidimento del meccanismo sociale, di formazione di un regime corporativo di caste l'una dell'altra invidiosa, ciascuna intenta di impedire all'altra di lavorare diversamente da quel che è scritto nella legge e nei regolamenti; e tutte intente a cercare occupazione, salari, stipendi là dove non si possono ottenere e cioè nei vincoli posti allalibertà di agire degli uomini". Fa effetto che a distanza di oltre 50 anni da questi scritti faccia ancora clamore proporre l'abolizione del valore legale dei titoli di studio. Luciano Scalzo