
L'elezione di Obama è un fatto storico eccezionale, dovuto a meccanismi di competizione politica ben funzionanti, regole chiare e libera circolazione delle idee: una vittoria del metodo democratico. Ora ha tante promesse da mantenere. E molto probabilmente si muoverà con estrema cautela, a causa della crisi economica, ma anche per scelta politica. Fra i primi test a costo zero, nomine alla Corte suprema, chiusura di Guantanamo, aborto e cellule staminali. Ma dovrà intervenire anche per stimolare l'economia e per riformare la sanità. L'incognita della politica estera.
Alcuni giorni fa ho partecipato al forum del Riformista (nella sezione il Bestiario) esprimendo la mia opinione sulla domanda posta dal giornale: "c'è un Obama italiano?". Purtroppo non ho avuto il piacere di veder pubblicato il mio intervento perché - e di questo me ne sono reso conto solamente dopo - mi ero permesso di fare una critica abbastanza esplicita a Massimo D'Alema. Provo a ripetere qui, seppure in estrema sintesi, il mio pensiero. Intanto non vedo all'orizzonte un Obama Italiano. Non lo vedo non tanto perchè non ci siano anche nel nostro Paese persone in gamba, innovative, coraggiose ecc. ma perchè queste qualità non sono richieste e quindi non sono premiate. I politici sono gli stessi da un secolo, nei media si vedono sempre le stesse faccie, pensare di fare a meno di Vespa o di Santoro o di Costanzo è impensabile quasi come sostituire Mike Bongiorno o Pippo Baudo. I primari rimangono fino a che non muoiono, idem per i professori universitari, gli insegnanti o i dirigenti della pubblica amministrazione. Morale: siamo vecchi, stanchi, conservatori. E i cittadini/elettori? Pare che tutto questa gli vada bene...di certo non sono coraggiosi come gli Americani...
La principale differenza fra la politica fiscale annunciata da Obama e quella annunciata da Mc Cain è che quest'ultimo, tenendo fede alla tradizionale impostazione di centro-destra, segue la teoria, dominante negli ultimi 15 anni, secondo la quale occorre moderare l'imposizione fiscale sui redditi elevati in quanto sono questi che producono risparmio che si traduce in investimento e genera quindi crescita economica di cui tutti beneficiano, mentre il primo, tenendo fede alla tradizionale impostazione di centro-sinistra, segue la teoria secondo la quale occorre una politica fiscale fortemente progressiva, e quindi redistributiva verso i redditi medi e medio bassi, in quanto sono queste fasce di reddito che generano i consumi poichè oltre una certa soglia di reddito netto si genera tesaurizzazione e non consumo. Io credo che la verità stia nel mezzo e dipenda da un giusto equilibrio fra le due posizioni. In questo momento storico l'impostazione di Obama mi appare più adatta a risolvere l'attuale crisi che a mio avviso è stata generata anche da una eccessiva redistribuzione dei redditi verso l'alto derivante dalla progressiva riduzione delle aliquote marginali massime.
Una volta ho letto su di una rivista che i tassisti Cubani riconoscono i turisti Italiani perché sono sempre quelli con lo sguardo e l’espressione più infelice. Che in Italia ci sia un alto stato di insoddisfazione è un dato di fatto per il quale non ci sarebbe bisogno di coniare statistiche. E’ una nazione lavoristicamente e, soprattutto a livello carieristico, lottizzata e spesso, purtroppo, controllata. Ovvio che nasca una frustrazione di fondo. Altrettanto evidente come sia facile per qualunque buon venditore utilizzare termini come “libertà” o “democrazia” per coinvolgere e portare la cara vecchia acqua al proprio mulino. Non ho idea se gli Italiani facciano bene ad entusiasmarsi per l’elezione di un Presidente Americano o viceversa debbano temere per un rapporto con il nostro Governo che potrebbe scricchiolare, ma sono convinto di una cosa: dai tempi dell’Imperatore Cesare, non è mai successo che qualcuno risolvesse i nostri problemi al nostro posto e con “nostro” intendo i comuni mortali, cioè i “semplici” cittadini di una Repubblica fondata sul lavoro.
Giusto salutare la vittoria di Obama come uno straordinario successo della democrazia americana e della sua inesauribile capacità di rinnovarsi e di superare le crisi che periodicamente investono l'economia e la società. Ma altrettanta attenzione e merito andrebbero riconosciuti al senatore McCain e al nobile discorso da lui pronunciato subito dopo la sconfitta : un esempio straordinario di generosità, di autentico spirito bipartisan e di amore per il proprio Paese. Parole sulle quali non sarebbe male che i nostri uomini politice e, per primo, il presidente del Consiglio, meditassero un po'!
Spero Obama riesca a far ritornare gli USA al loro spendore ed alla loro potenza; spero anche che riesca ad influenzare le politiche degli Stati amici e nemici, sopratutto il nostro, l'Italia, che, con l'attuale governo sta facendo il percorso del gambero. Altro che tagli e miliardi di € alle banche, ora vi sono migliaia di persone che non arrivano a fine mese. Ok., è cambiato il modo di intendere l'economia, ma i ricchi diventano sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri; basta vedere il calo dei consumi e tutto il resto, ovvero le persone che ci governano; le ultime notizie si commentano da sole. President Obama ha ringraziato i Capi di Stato per i loro auguri, ma non il nostro: a buon intenditor, poche parole.
Bisognerebbe tener conto dei fondamenti di questa situazione: a mio modesto avviso, è evidente che non c'è stata una vittoria di Obama quanto invece un'inevitabile e meritatissima sconfitta dei conservatori. L'argomento che l'amministrazione Bush, per 8 anni, non abbia fatto che accelerare i già condannati USA rimane valido - voglio dire, resto convinto che McCain o qualsiasi altro conservatore saerbbe stato un pessimo presidente, perchè in questa fase gli USA non si possono più permettere politiche di destra; ma penso anche che il partito conservatore stesso abbia lavorato per non trovarsi a governare quando ci sarà la crisi vera, e che dal canto loro gli elettori abbiano votato Obama principalmente per disperazione. Più che una vittoria, la vedo come un forzoso passaggio del testimone, e temo che i prossimi anni saranno di grande sofferenza per il nuovo presidente. Se poi ne uscirà decentemente, avrà dimostrato di essere anche l'uomo giusto con le posizioni politiche giuste. In caso contrario, ci possiamo aspettare che la politica USA vada in fibrillazione, come accade quando non si ha la forza per gestire una situazione critica. Francamente preferisco sperare di no.
Povera Italia, dopo la seconda guerra mondiale le toccava anche Berlusconi; con il suo "abbronzato" ci ha fatto capire che nello scenario internazionale non contiamo più niente. Non riesco ad entrare nel sito del New York Times come hanno fatto molti italiani, ma firmo qui per scusarmi per la bassezza (in tutti i sensi) del primo ministro (e non presidente).
Ottimo articolo, molto equilibrato. Un'unica osservazione. Riforme "zapateriane" a costo zero - aborto, ecc. - per cominciare? Sarebe il modo migliore per andare in crisi dopo due mesi, non dopo due anni come Clinton. L'America non è la Spagna, basti pensare che la California ha votato in maniera bulgara Obama e nella stessa urna ha approvato la Proposition 8 che vieta i matrimoni omosessuali. Lo stesso Obama ha esplicitamente (e "cristianamente") affermato che il matrimonio è solo fra uomo e donna. Altro che economia, se toccasse i fili elettrici delle questioni etiche (ma non lo farà) ci ritroveremmo fra quattro anni i "value voters" di ambo i partiti a votare in massa Sarah Palin. Non c'è posto per le ideologie liberal alla Casa Bianca, chi lo pensasse si prepari a rimanere deluso.
Possibile, ma non probabile. Un conto e' il matrimonio omosessuale, un conto la legittimazione dell'aborto fatta in modo equilibrato, o la ripresa della ricerca sulle cellule staminali, temi sui quali esiste un consenso maggioritario.
Per carità, siamo tutti estasiati dalla vittoria di Obama. Ma da qui a dire che essa è il segno che la democrazia americana funziona ce ne vuole -- e questo, per favore, non implica che funzioni quella italiana. Obama ha vinto il 53% dei voti popolari e il 68% dei grandi elettori. Il sistema a due livelli in questo caso ha funzionato, ma nelle elezioni del 2000 no. E non è democratico. Le elezioni presidenziali 2008 sono costate 1,6 miliardi di dollari. Chiunque non riesca a mobilizzare fondi di questa natura è escluso dal parteciparvi. Obama ha ricevuto più fondi piccoli di privati, ma ne ha anche ricevuti da corporazioni. Il sistema di finanziamento privato delle elezioni assoggetta il potere politico alla pressione degli interessi economici. Finalmente il ruolo dei mass-media. Non so perchè l'articolo non menziona il ruolo di Fox News. Da quello che ho capito, e da quello che Obama stesso ha detto, è stato un ruolo importante. Avrebbe, così dice Obama, convinto un 2% degli elettori, a non votarlo.
Fox News non e' nostra (peccato) e fa il proprio lavoro, no? Esattamente come MSNBC. Il problema non e' che questa o quella televisione privata sia faziosa: e' sgradevole, ma difficile da eliminare. Il problema e' se ci sono o non ci sono tante campane fra cui il pubblico possa scegliere. Questo negli USA c'e', altrove meno.
Infine, se il sistema italiano non e' democratico e quello USA nemmeno, quale sarebbe quello democratico?
Anche la vittoria di Bush 4 anni fa (e 8 anni fa) fu la vittoria del metodo democratico, o no? Io penso che sia migliore il metodo democratico europeo, dove non esiste un corpo centrale monocratico di potere che decide per 500 milioni di persone, ma esistono governi nazionali che si occupano al piu' di 80 milioni di persone alla volta, e poi si mettono assieme per decidere cosa possono fare in comune (nelle istituzioni europee). Il pericolo della democrazia USA e' che concentra nelle mani di un uomo solo (e del suo gruppo di gestione) le sorti di circa 300 milioni di altre persone. E' vero che dopo 4 anni puo' essere cacciato, ma intanto in 4 anni (eventualmente +4) di danni ne puo' fare; Bush docet.
Ai 300 milioni di cittadini americani piace cosi', e lo ritengono democratico da piu' di 200 anni a questa parte. Esistono abbondanti volumi che argomentano la superiorita' democratica di tale sistema, ma non li abbiamo scritti noi quindi non e' il caso di tirarli in ballo. A noi basta un argomento piu' semplice: siccome questo e' il sistema che i cittadini USA usano per governare se stessi, ci sembra democratico che se lo scelgano da soli, no?Comunque, il nostro punto era un altro: era che in un regime democratico funzionante anche un signor nessuno puo' diventare presidente, altrove (in parecchi "altrove") no.