
E' il capofila della nuova teoria del commercio internazionale. Mostra come in un settore competa una moltitudine disparata di imprese alla ricerca continua di modi per creare, difendere e accrescere il loro potere di mercato attraverso l'innovazione, la differenziazione del prodotto, lo sfruttamento di economie di scala e di scopo. Fondamentale anche il contributo all'analisi del fenomeno dell'urbanizzazione. E ha denunciato il rischio che governi e banche centrali si trovino impotenti di fronte agli umori del mercato in un mondo globalizzato.
Manipolazione dei flussi ed urbanizzazione: sono questi i due pilastri della politica di Krugman. Senz'altro ha contribuito a farci comprendere i problemi della congiuntura attuale e potrà indicare una via per uscire dalla crisi. Una sola cosa mi chiedo: col passare del tempo, le città si espandono a macchia d'olio, tale lasciare i centri urbani ai principali uffici, banche, negozi, per via dei prezzi delle case, della mancanza dei parcheggi, del traffico e cosi via ... ed allo stesso tempo cambia lo stile di vita ed anche i nostri consumi, e di conseguenza il mondo dell'economia. Non si può parlare di un fenomeno in direzione opposta rispetto all'urbanizzazione, o meglio una sorte di "devoluzione" dell'economia?
Credo che sia un premio nobel al movimento liberal che grazie all'appeal politico di Obama potrà cercare di imporsi in Usa e nel mondo. Ma, come hanno detto altri, non è solo un premio alla coscienza di un liberal ma è un premio ad un economista completo che ha cambiato l'economia regionale attraverso la Neg (New Economic Geography) ma che anche fornito contributi importanti per noi giovani laureati in economia (Economia Internazionale). E' un nobel al nuovo che avanza? Speriamo. Se la scienza economica si evolverà verso l'impostazione di Krugman, che ho sentito a Trento quest'anno, avrà solo da guadagnarci.
Per keynes il passaggio tra i due mondi delle idee (teoria economica e politica) era solo una questione di tempo. Per Krugman (PK),nella società dei media, invece richiede impegno. Così, come il rivale M.Friedman, nelle sue 2 vite è passato dall'uno all'altro, ma senza dismettere il rigore intellettuale. Perchè non abbiamo un PK in Italia? "Lavoce" nasce dalla voglia di economisti di professione di intervenire nel dibattito politico. Ma avete sposato il mainstream tutto efficienza,marginalizzando temi come democrazia e equità. Oggi Santori sul corriere vi può accusare (come categoria professionale) di non aver previsto niente di ciò che sta accadendo. Non è vero. Molti economisti - peraltro con la vostra stessa formazione (prima ancora di Roubini c'è il CEPR di washington, spesso citato da PK) - da anni hanno messo in guardia sulle bolle USA mentre per voi la crescita economica USA era la prova della superiorità del modello anglosassone. Timorosi solo del keynesismo alla dorotea avete buttato il bambino con l'acqua sporca e ora mostrate il fianco ai neo-populisti (gli ultraliberisti di ieri). Liberate il krugman che è in voi, ne abbiamo bisogno!
"(prima ancora di Roubini c'è il CEPR di washington, spesso citato da PK) - da anni hanno messo in guardia sulle bolle USA " Mi scusi, ma le bolle USA non sono state create proprio dall'incosciente espansione monetaria attuata dalle autorità nell'intento di sostenere la domanda, giusta le teorie keynesiane? Quindi proprio da quell'intervento statale che Krugman è il primo a patrocinare, (e che anche il friedmanniano Bernanke non ha disdegnato). Si fosse ascoltato la saggezza di vonMises, "di moneta ce n'è sempre quanta ne serve", non si sarebbe aumentato M2 al ritmo di 11% annuo, e non ci sarebbe stata proprio nessuna bolla.
Ormai da qualche anno ho la convinzione che, in talune circostanze, è bene essere keynesiani, in altre, essere liberisti ed, in entrambe, avere il senso dell'etica e delle regole cui fare riferimento: può essere facile seguire una o l'altra delle due scuole di pensiero fra loro contrapposte, è problematico definire le regole; l'etica poi è un discorso a parte. Con Krugman avrò un motivo in più per verificare questa mia convinzione.
Sono sbalordito dall'incredibile incoerenza che mi pare di ravvisare nel pensiero di Krugman Da una parte si ammette (e ciò è ben ricordato nel vostro articolo) che nessun governo ha l'informazione necessaria sui dettagli delle proprie imprese per intervenire efficacemente in loro aiuto nel commercio internazionale. Dall'altra, si assume che questa informazione sia nota quando si invoca l'intervento governativo nell'economia nazionale, nella ridistribuzione di redditi e risorse, e nella programmazione economica generale.
Forse è stata una sfortuna per Krugman ricevere il Nobel nel mezzo di questa crisi finanziaria. Tutti tendono ad enfatizzare elementi secondari della sua personalità: avversario di Bush, fautore dell'intervento pubblico, ecc. Invece, per esempio, la "sua" "nuova georgrafia economica" è un formidabile corpo di teorie ancora in divenire, le cui implicazioni per la politica economica, con elementi spaziali, sono ancora in gran parte inesplorate, ma che emergeranno prepotentemente nel tempo.
Sono d'accordo con l'analisi. La mancata assegnazione del premio a Helpman non deve sorprendere. Innanzitutto, come ricordato, Krugman è andato oltre - con il modello di economic geography del 1991. Ma anche i primi contributi alla new trade theory (1979, 1980) sono unicamente di Krugman. Poi il tutto è stato integrato nella teoria classica (Heckscher-Ohlin) da Helpman e Krugman (1985), e nella teoria classica di trade policy sempre da Helpman e Krugman nel 1989. I contributi originali di Helpman sono a mio parere il modello con multinational corporations (1984) ed il paper su factor content (1984). C'è poi da dire che Helpman ha fatto tantissima altra roba (soprattutto con Grossman, e.g., il modello di economia politica del 1994, ma anche con Antras e Melitz). Infine, come ricordato, Krugman ha anche contribuito in modo significativo alla comprensione delle crisi di bilancia dei pagamenti, con il suo articolo del 1979. Tutti gli altri hanno seguito a ruota, in primis Obstfeld. Insomma, un Nobel strameritato. E comunque sorprendente per quanto presto sia arrivato.
Ritengo che con il nobel assegnato a Krugman si sia finalmente dato risalto ad un'idea di economia politica che vede una terza via tra uno statalismo rigoroso e chi ripone una fiducia estrema nel libero mercato. Ora più che mai vi è bisogno di riscrivere le regole del mercato e la sola idea di iniettare liquidità in esso non può bastare. Krugman ci ha mostrato, con parole di ottimo divulgatore, come una visione neo-keynesiana sia più che mai attuale in questo momento di crisi. La via è stata tracciata ora non resta che seguirla...