
Condivisibile l'obiettivo di una riduzione del personale e di una riorganizzazione della rete delle scuole. E probabilmente ragionevole una revisione degli orari di insegnamento almeno negli istituti professionali. Ma nel piano del governo manca un progetto educativo e non c'è alcuna valutazione delle conseguenze dei provvedimenti decisi. Sembra emergere solo la necessità di far cassa rapidamente. Gli stessi risultati si potevano ottenere con interventi alternativi, che non avrebbero colpito altrettanto pesantemente e casualmente l'offerta didattica. Il problema del sostegno.
Est modus in rebus. Lasciando per un lungo attimo l’occhio dai monitor, non in classe, e riprendendo carta e penna, ops lapis e respirando profondamente, mi verrebbe voglia di parafrasare una celebre frase: Quando colui che ascolta, leggi gli studenti, non capisce colui che parla, vedi il ministero, ed anche colui che parla (vedi sopra) non sa cosa stia dicendo, questa e’ la “scuola”, intesa, come apparato dello stato, e non come, ahime’ dovrebbe essere, momento di crescita, formazione, sviluppo in breve istruzione per gli allievi. Ma allora, questi tagli ci sono, ci saranno, ovvero ci furono? Ripensando alla nonna, quand’ero piccolo mi ricordo che quando mi tagliavo piangevo sempre, perche’ i tagli non sono indolori; mi si dira’, dipende. E sì. Possono non lasciare segni, talvolta delle cicatrici, o addirittura delle perpetue mutilazioni, ed allora?
La legge è e deve essere uguale per tutti compresi: deputati, senatori, presidenti di regione, provincia e comune, professori universitai, primari, e dirigenti della pubblica amministrazione. E quindi già 2000 firme raccolte per far applicare la riforma brunetta anche ai nostri deputati e senatori in qualità di dipendenti pubblici e contro lo smantellamento dello stato sociale, la privatizzazione della scuola, della previdenza e della sanità. Firmate: http://firmiamo.it/applicazioneriformabrunettaaideputatiesenatori
Non reputo irrealistico che le redazioni vicine al PD dipingano a tinte troppo luminose questo movimento studentesco. Ricordo articolo più aspri verso i fischi a Prodi o Veltroni. Ridimensiono le lodi alla coesione fra generazioni e professioni. Non vedo genitori in piazza con studenti di secondarie e università. Per i docenti, mi pare convergenza di interessi materiali: soprattutto quegli universitari temono per i privilegi che spesso ne fanno cattedratici latitanti, ricercatori letargici, centri di caporalato per parenti e amici. Contesto una summa di interventi lungi dal farsi "riforma", che uccidono le parti sane della scuola italiana, ma sto attento all'immagine del braccio di ferro con la società civile. Questo Governo spariglia le carte in un mucchio che unisce classi ponte e corsi di laurea fantasma, taglio degli insegnanti di sostegno e strizzata ai baronati, precariato e profumati cocopro nepotistici. Temo che il mal-governo del centro-destra verrà ancora metabolizzato. La maggioranza degli alunni già integrati continueranno a sbarcare la pagella, magari più ciucci, ma a genitori consci ormai che il merito non paga, poco importerà; agli altri, si sa, non è data voce.
Se penso che queste manovre sono fatte per rinvigorire la finanza italiana mi chiedo: la riduzione del personale e l'innalzamento dei costi della scuola (lo dicono tutti i rettori) creerà un nuovo bacino di persone di varie età che non avranno da studiare (per gli studenti), non troveranno lavoro perché troppo vecchi (per ricercatori e docenti e personale) e ci sarà un nuovo gruppo di persone che non avranno stipendio e che dipenderanno dai genitori che non avranno nessuna capacità di acquisto; tutte queste persone possono aiutare l'economia? Mi viene in mente l'esempio del fordismo studiato anni fa in storia: pago i miei dipendenti abbastanza da potersi comprare quello che producono. Secondo me, la prima cosa su cui razionare le spese sono i costi della classe politica, non l'istruzione che permette a migliaia di persone di vivere e acquistare e quindi persone che sono utili al mercato. Se la gente avesse più soldi spenderebbe di più, non dico che dovremmo dare a tutti più soldi, però tagliare cifre simile di personale mi sembra autolesionista.
Concordo con il pezzo scritto. In sostanza, per Berlusconi, nel settore pubblico, se si spende male allora bisogna spendere meno. Secondo me sarebbe meglio dire: se si spende male allora bisogna spendere meglio...perchè per la scuola lo Stato deve spendere!
Mi permetto di dissentire. La riforma sottintende un progetto, quello di smantellare la scuola pubblica per fare spazio ad una scuola privata dove si insegnerà alle nuove generazioni il pensiero unico.
La cosa più tragica è che l'informazione non fa domande alla Gelmini e a Berlusconi, non chiede spiegazioni! Nel decreto legge approvato sembra che curare la valutazione degli effetti del decreto stesso sia irrilevante.
Ho messo tutta la mia buona volontà, il massimo dell'impegno, per trovare qualcosa di buono nella "riforma" (così la chiamano) della scuola in discussione (discussione? Sì nel paese, ma non nelle sedi politiche a ciò preposte); ma, ahimè! il mio tentativo è miseramente fallito."Troppi docenti": tutto da dimostrare! Direi che ne occorrerebbero di più per ovviare al fenomeno di classi intorno a 30 alunni. "Spesa eccessiva": mal fatta! Basterebbe guardare gli stipendi di gente che lavora il doppio delle ore nominali previste e per contro laboratori inesistenti e/o fatiscenti, edifici scolastici che hanno perso completamente la memoria di un restauro. "Spese generali eccessive": siamo poi tanto sicuri che siano tutte a carico dello stato? Il liceo di mio figlio chiede ogni anno almeno 50 euro ad ogni alunno per pagare fotocopie, cancelleria e finanche i registri! Non è certo con la riduzione del personale che si può far funzionare meglio il sistema scolastico italiano! Se mai c'è bisogno di investire per la sua riqualificazione, per l'aggiornamento, per far crescere la scuola pubblica! Ma già! I soldi si danno alle scuole private e più se ne tolgono a quella pubblica.
E' certo che l'economia è alla base della ricchezza del paese, quindi è prioritario destinare interventi pubblici per farla ripartire sottraendo risorse ove è possibile e razionalizzando tutte le spese anche nella scuola: troppi gli insegnanti inefficienti (pessimi esempi), troppi i bidelli fannulloni (pessimi esempi). Sarebbe però stato ottimo esempio tagliare il numero di poltrone nei vari centri di potere, provincie regioni, comuni, municipalizzate, ecc. Prima l'esempio!
Non vi sembra assurdo che una destra liberista faccia una bandiera dell'intervento pubblico nell'economia (in questa fase è veramente necessario) e tolga soldi alla scuola pubblica già in difficoltà. Le università/fondazione come struttureranno l'offerta formativa? Indovinate un pò! E in tutto questo i media coprono il tutto con il 5 in condotta, il grembiulino e (cosa grave) le classi differenziate. Italiani state tranquilli ci pensiamo noi con il voto in condotta e togliendo l'immigrato dal banco di fianco al vostro figlio. In questo modo si parla alla "pancia della gente" e si fa arretrare il paese!