Uno Stato che taglia per 1.4 mld di euro in 4 anni significa che nel suo piano di sviluppo ha in mente altro. Non so cosa, ma altro. La parentela non è un problema di per se. E' un segno più evidente di come i posti di spicco in Italia siano assegnati con criteri d'interessi personali, partitici e familiari anche. Il merito è nel sapersi vendere al carro buono. Il resto è fuffa.
Parcheggi privati
Nome: Wer FenData: 09.10.2008
Se vietano l'assunzione nello stesso ramo di P.A. ci sarà semplicemente lo scambio o, per i blasonati, il parcheggio dei rampolli bolsi in qualche Autorità "Indipendente". L'unica cosa ragionevole da fare è rendere pubblica l'anagrafe (Brunetta non ci ha ancora pensato), e specializzarsi in araldica e genealogia (magari esce fuori qualche cattedra, non si sa mai).
Condotte disdicevoli non giustificani tagli
Nome: francesco piccioneData: 09.10.2008
Ho l'impressione che se tutti i settori in cui le parentele prevalgono sui meriti molto del bilancio dello stato verrebbe tagliato. quanto riferito nell'articolo è assolutamente disdicevole, così come gli episodi citati nei commenti. tutto ciò, però, non giustifica che si taglino i fondi all'università. Le spese per istruzione, università e ricerca si affrontano perché sono giuste e necessarie, direi - anzi - indispesabili. Fatta la spesa si avrà cura, in questi settori così come in tutti gli altri, di verificare che l'impiego delle risorse sia corretto ed efficace. per punire il clientelismo familista di baroni, presidi e rettori non possiamo pregiudicare l'intera istituzione.
Universitá degli Studi di...
Nome: RaimondoData: 08.10.2008
Solo per citare un episodio di cui sono stato testimone durante gli studi universitari: Aula magna, presenti circa 100 persone esame di diritto commerciale della facoltà di economia di una nota università italiana. Lo studente è il figlio di un noto ministro, nonchè professore della stessa università. 1 domanda: le SPA - risposta: ..... 2 domanda: le società - risposta: ..... Professori (2) allo studente: "ci scusi ma, lei, anche se è la persona che è qualcosa ci deve dire..." poi, consultazione con un terzo professore, titolare di cattedra; Professori (sempre i soliti 2): "le andrebbe bene 27?" Studente:"io ho la media del 30!" Professori:"d'accordo, 30". Sbigottimento/rassegnazione/omertà tra i cento studenti che assistevano all'esame. Oggi a distanza di anni da quel giorno quello studente é ormai un giovanissimo professore ordinario presso la stessa università, il fratello è professore ordinario presso un'altra importante università italiana. Così è se vi pare! P.s. Nessuno ha denunciato il fatto? In quel caso no, ma in un altro noto caso nella stessa università ci fu una denuncia con tanto di prove. Non è successo nulla.
Non solo denunce
Nome: m.Data: 08.10.2008
E se quei 100 ragazzi presenti si fossero messi a urlare e non avessero accettato quello che stava succedendo sotto i loro occhi? Non pensiamo sempre e solo alle denunce formali, ai ricorsi...
Figà Talamanca
Nome: Franco MorgantiData: 07.10.2008
Oggi con una lettera al Corriere La accusa di non leggere le note dei documenti che Lei cita (a proposito del costo per allievo delle università italiane). Penso che dovrebbe rispondergli. Morganti
Risposta:
Il professore Figà Talamanca accusa "un professore di economia della Bocconi" di avere grossolanamente distorto, nel suo recente libro "L' università truccata", i dati OCSE sulla spesa universitaria per studente in Italia. Se il "professore della Bocconi" avesse letto le note informative avrebbe scoperto, secondo Figà Talamanca, che i dati per l' Italia tengono già conto del fatto che molti studenti frequentano poco; di conseguenza, il dato della spesa per studente sarebbe molto più basso di quello mostrato nel libro. Purtroppo, l' affermazione del professor Talamanca è falsa. Se si fosse peritato di scaricare i dati dal sito internet dell' OCSE, invece che di pontificare sul metodo di lavoro altrui, avrebbe scoperto che il dato italiano, al contrario degli altri paesi, non tiene conto degli studenti che frequentano poco: per mancanza di informazioni, tutti gli studenti sono considerati a tempo pieno. E se avesse comprato il libro, invece che scrivere per sentito dire, vi avrebbe letto che uno studio della Conferenza dei Rettori, una fonte ben più affidabile dei professori della Bocconi, raggiunge le stesse conclusioni: la spesa universitaria italiana non è inferiore a quella di molti altri paesi OCSE. Il professore Figà Talamanca è ordinario alla Sapienza: perché non usa le pagine del Corriere per dissociarsi dalla scandalosa elezione del rettore Frati, invece che per questi maldestri tentativi di disinformare il lettore?
Roberto Perotti, "professore della Bocconi".
A qualcuno piace Frati
Nome: Francesco GarofaloData: 07.10.2008
Eppure a me è capitato di scambiare due parole con un collega della Sapienza che ha votato Frati ed è insospettabile. La spiegazione è che "ci vuole uno come lui per tenere testa alla Gelmini". Nella giungla dell'università italiana, individui capaci di tutelarne gli interessi appaiono desiderabili anche a esemplari di specie virtuose.
E la ministra Gelmini cosa fa?
Nome: vittorioData: 07.10.2008
Non potrebbe la ministra Gelmini mandare degli ispettori per capire come mai accadono questi fatti eticamente (forse legalmente) reprensibili?
Familismo e democrazia
Nome: ugo romanoData: 07.10.2008
Il familismo è uno dei più appariscenti fenomeni della nostra società malata di corporativismo senza Stato. Il fenomeno è talmente radicato e la insensibilità e strafottenza per le regole di ciivltà giuridica talmente pronunciata nei "protagonisti" (nonostante la sterminata pubblicistica di denuncia delle varie caste che lottizzano l'talia) che forse sarebbe il caso di proibire per legge l'assunzione nello stesso ramo della PA e degli enti pubblici di figli, nipoti ed affini.l'unica soluzione potrebbe essere il divieto legale di assunzioni e reclutamenti negli stessi Organi pubblici di figli, nipoti e affini... Vedo già di sacerdoti del tempio della "libertà di mercato" stracciarsi le vesti...Una libertà di mercato interpretata a senso unico, monca nella parte in cui esigerebbe la difesa veramente liberale del principio delle parì opportunità di partenza (uguaglianza art. 3 Cost.)
Triste ma vero
Nome: Alessandro SpinelliData: 07.10.2008
Purtroppo non si può che essere d'accordo. Questi comportamenti (ed altri consimili e ben noti) screditano ancor di più (se mai ce ne fosse bisogno) l'immagine dell'Università e - quel che è peggio - legittimano i provvedimenti "punitivi" del DDL e rendono possibile giustificare qualsiasi intervento - da destra e da sinistra - come volto alla soppressione di una sacca di privilegio insostenibile. Qualcuno ricorda i contestuali attacchi di Libero di qualche mese fa? E' altrettanto ovvio che - per ignoranza o incompetenza o entrambe - nessun politico entrerà mai nel merito dei tagli per proporre razionalizzazioni e/o ripartizioni più eque. Perché dovrebbe? L'Università conta meno dei taxi e non è percepita come portatrice di valore per il paese. Di fronte a queste figuracce, diventa sempre più difficile sostenere il contrario, anche quando è vero.
Uno Stato che taglia per 1.4 mld di euro in 4 anni significa che nel suo piano di sviluppo ha in mente altro. Non so cosa, ma altro. La parentela non è un problema di per se. E' un segno più evidente di come i posti di spicco in Italia siano assegnati con criteri d'interessi personali, partitici e familiari anche. Il merito è nel sapersi vendere al carro buono. Il resto è fuffa.
Se vietano l'assunzione nello stesso ramo di P.A. ci sarà semplicemente lo scambio o, per i blasonati, il parcheggio dei rampolli bolsi in qualche Autorità "Indipendente". L'unica cosa ragionevole da fare è rendere pubblica l'anagrafe (Brunetta non ci ha ancora pensato), e specializzarsi in araldica e genealogia (magari esce fuori qualche cattedra, non si sa mai).
Ho l'impressione che se tutti i settori in cui le parentele prevalgono sui meriti molto del bilancio dello stato verrebbe tagliato. quanto riferito nell'articolo è assolutamente disdicevole, così come gli episodi citati nei commenti. tutto ciò, però, non giustifica che si taglino i fondi all'università. Le spese per istruzione, università e ricerca si affrontano perché sono giuste e necessarie, direi - anzi - indispesabili. Fatta la spesa si avrà cura, in questi settori così come in tutti gli altri, di verificare che l'impiego delle risorse sia corretto ed efficace. per punire il clientelismo familista di baroni, presidi e rettori non possiamo pregiudicare l'intera istituzione.
Solo per citare un episodio di cui sono stato testimone durante gli studi universitari: Aula magna, presenti circa 100 persone esame di diritto commerciale della facoltà di economia di una nota università italiana. Lo studente è il figlio di un noto ministro, nonchè professore della stessa università. 1 domanda: le SPA - risposta: ..... 2 domanda: le società - risposta: ..... Professori (2) allo studente: "ci scusi ma, lei, anche se è la persona che è qualcosa ci deve dire..." poi, consultazione con un terzo professore, titolare di cattedra; Professori (sempre i soliti 2): "le andrebbe bene 27?" Studente:"io ho la media del 30!" Professori:"d'accordo, 30". Sbigottimento/rassegnazione/omertà tra i cento studenti che assistevano all'esame. Oggi a distanza di anni da quel giorno quello studente é ormai un giovanissimo professore ordinario presso la stessa università, il fratello è professore ordinario presso un'altra importante università italiana. Così è se vi pare!
P.s. Nessuno ha denunciato il fatto? In quel caso no, ma in un altro noto caso nella stessa università ci fu una denuncia con tanto di prove. Non è successo nulla.
E se quei 100 ragazzi presenti si fossero messi a urlare e non avessero accettato quello che stava succedendo sotto i loro occhi? Non pensiamo sempre e solo alle denunce formali, ai ricorsi...
Oggi con una lettera al Corriere La accusa di non leggere le note dei documenti che Lei cita (a proposito del costo per allievo delle università italiane). Penso che dovrebbe rispondergli. Morganti
Il professore Figà Talamanca accusa "un professore di economia della Bocconi" di avere grossolanamente distorto, nel suo recente libro "L' università truccata", i dati OCSE sulla spesa universitaria per studente in Italia. Se il "professore della Bocconi" avesse letto le note informative avrebbe scoperto, secondo Figà Talamanca, che i dati per l' Italia tengono già conto del fatto che molti studenti frequentano poco; di conseguenza, il dato della spesa per studente sarebbe molto più basso di quello mostrato nel libro. Purtroppo, l' affermazione del professor Talamanca è falsa. Se si fosse peritato di scaricare i dati dal sito internet dell' OCSE, invece che di pontificare sul metodo di lavoro altrui, avrebbe scoperto che il dato italiano, al contrario degli altri paesi, non tiene conto degli studenti che frequentano poco: per mancanza di informazioni, tutti gli studenti sono considerati a tempo pieno. E se avesse comprato il libro, invece che scrivere per sentito dire, vi avrebbe letto che uno studio della Conferenza dei Rettori, una fonte ben più affidabile dei professori della Bocconi, raggiunge le stesse conclusioni: la spesa universitaria italiana non è inferiore a quella di molti altri paesi OCSE. Il professore Figà Talamanca è ordinario alla Sapienza: perché non usa le pagine del Corriere per dissociarsi dalla scandalosa elezione del rettore Frati, invece che per questi maldestri tentativi di disinformare il lettore?
Roberto Perotti, "professore della Bocconi".
Il familismo è uno dei più appariscenti fenomeni della nostra società malata di corporativismo senza Stato. Il fenomeno è talmente radicato e la insensibilità e strafottenza per le regole di ciivltà giuridica talmente pronunciata nei "protagonisti" (nonostante la sterminata pubblicistica di denuncia delle varie caste che lottizzano l'talia) che forse sarebbe il caso di proibire per legge l'assunzione nello stesso ramo della PA e degli enti pubblici di figli, nipoti ed affini.l'unica soluzione potrebbe essere il divieto legale di assunzioni e reclutamenti negli stessi Organi pubblici di figli, nipoti e affini... Vedo già di sacerdoti del tempio della "libertà di mercato" stracciarsi le vesti...Una libertà di mercato interpretata a senso unico, monca nella parte in cui esigerebbe la difesa veramente liberale del principio delle parì opportunità di partenza (uguaglianza art. 3 Cost.)
Purtroppo non si può che essere d'accordo. Questi comportamenti (ed altri consimili e ben noti) screditano ancor di più (se mai ce ne fosse bisogno) l'immagine dell'Università e - quel che è peggio - legittimano i provvedimenti "punitivi" del DDL e rendono possibile giustificare qualsiasi intervento - da destra e da sinistra - come volto alla soppressione di una sacca di privilegio insostenibile. Qualcuno ricorda i contestuali attacchi di Libero di qualche mese fa? E' altrettanto ovvio che - per ignoranza o incompetenza o entrambe - nessun politico entrerà mai nel merito dei tagli per proporre razionalizzazioni e/o ripartizioni più eque. Perché dovrebbe? L'Università conta meno dei taxi e non è percepita come portatrice di valore per il paese. Di fronte a queste figuracce, diventa sempre più difficile sostenere il contrario, anche quando è vero.