
Il piano Paulson punta a risolvere i problemi di liquidità del solo settore finanziario statunitense. Anche se nel resto del mondo il settore soffre dei problemi esportati dagli Usa. Ma davvero gli investitori non possono fare altro che affidarsi di nuovo alla locomotiva americana? Si potrebbero invece decidere azioni multilaterali, affidate alle istituzioni nate a Bretton Woods, il primo tentativo di governo dell'economia finanziaria globale. Ancora oggi potrebbero agire in fretta e bene, preparando le basi per la nuova architettura finanziaria internazionale.
In questi giorni ho letto molti editoriali che segnalano la rischiosità di affrontare questa nuova crisi finanziaria con strumenti vecchi. Poi mi è capitato di rileggere un articolo di Panerai datato 24 ottobre 1987, in cui riportava le parole di un articolo del giorno prima di Repubblica a firma Carlo De Bendetti: "..bastava guardare all'enorme indebitamento accumulato non solo dallo stato americano, ma anche dagli individui e le famiglie per capire che la tragedia era inevitabile..". La memoria corta fa comodo a qualcuno e danneggia molti. chi ci insegnerà ad imparare dai nostri errori?
La crisi americana deriva da errate scelte legislative, operative, speculative di molti. E' necessario rimediare/utilizzare positivamente gli errori andando avanti utilizzando il buono del passato e tesaurizzando gli errori. La locomotiva mondiale americana non è più tale. Molti soggetti debbono assumerne il ruolo. L'FMI può operare mediante una banca mondiale costituita da tutti i paesi creditori/debitori, con liquidità limitata al funzionamento ed apporto di riserve auree, oggi inutilizzate. Essa acquista i debiti di stati verso stati e banche e i crediti di stati e banche verso stati, a tassi diversi in funzione del debitore, e li sostituisce per i creditori con proprie obbligazioni fruttifere a tasso basso e uniforme, negoziabili solo tra questi enti con la possibilità per se di recupero coattivo dei debiti non onorati, valorizzando/utilizzando cespiti attuali/potenziali del debitore. Si limitano i danni/rischi dei debiti/crediti eccessivamente elevati dando anche una via al recupero di essi. Precondizione è la denominazione delle obbligazioni in una unità di conto rispetto a cui le valute oscillano. Il dollaro diviene una valuta come le altre. Lo scaricabarile cessa.
Francamente, diciamoci la verità: quanti non sapevano della imminente crisi? Sarebbe stata solo questione di tempo. Certo, non è la crisi in sé che colpisce, quanto piuttosto l'estensione e la profondità della stessa. Comuque sia, qualcuno oltreoceano ha pilotato gli eventi e questo è sicuro. Così come è sicuro che la speculazione sulle piazze finanziarie mondiali continua a fare la sua parte. Bretton Woods: fù anche il luogo in cui si decise l'abbandono del gold standard. Ecco. Io credo che sia ora di riflettere (a lungo e bene) sul futuro delle politiche monetarie. In fondo quello che è successo è banale (e forse per questo ancora più incredibile). La massa dei titoli di debito (derivati o no) in circolazione superava di gran lunga il valore atteso del sottostante. Insomma una bolla da manuale finanziaria. Con un'aggravante: e cioè quella costituita dal fatto che, anche oggi, nonostante tutto, non si parla ancora di un vertice stile Bretton Woods, appunto, sul futuro della politica monetaria e sui compiti e le funzioni delle Banche Centrali le quali, checchè se ne dica, non potevano "non sapere"...
La cosa più preoccupante dal mio punto di vista di piccolo invesitore è che nel caso della crisi attuale sembra che la linea di confine tra i fattori speculativi e i fattori strutturali si sia fatta sempre più sottile. La crisi si sta avvitando su se stessa, e i riferimenti tradizionali a forme di governance valide nel secolo scorso non credo siano più realisticamente sostenibili in un'economia globale come quella attuale. e l'europa si sta dimostrando ancora una volta una "espressione geografica".
Centrata l'osservazione che questa non è la crisi più grave dopo il '29.. ma la 1° di tipo globale. Ciò che sarebbe bello (cooperazione) è improbabile sia la soluzione adottata (lo scaricabarile). Eppoi l'Fmi è "di fatto" comandato dagli Usa. Ma forse è possibile una lettura più strutturale: questo è l'inizio del passaggio di testimone dalle vecchie economie occidentali (Usa+Europa) a quelle Asiatiche ormai non più solo emergenti. Il medioriente petrolifero vive di rendita ma non è produttivo, nel lungo periodo anche lui declinerà. E' una questione di mentalità.
La mia inadeguatezza non mi consente di comprendere sino in fondo tutti i risvolti impliciti dell'articolo né di esprimere un'opinione sulla validità delle misure proposte. Non posso comunque esimermi dall'apprezzare la coerenza logica di tutti i passaggi di cui la proposta consta. Davvero istruttiva lettura.
I due autori hanno centrato un parallelismo fondamentale: l'economia e la finanza sono ormai fenomeni globali perchè gli effetti di un "sisma" finanziario o economico che si sviluppa in un'area del mondo può contagiare anche le altre aree. E' necessario quindi che anche le medicine vengano studiate e soprattutto concordate e applicate da tutte le aree in cui il sisma si può estendere. Le banche centrali spesso coordinano i loro interventi per sostenere la liquidità. Le istituzioni sovranazionali che "osservano" l'andamento economico dovrebbero fare altrettanto con l'appoggio dei governi. Il PIL mondiale si aggira sui 54.000 mld di dollari l'anno di cui quasi 14.000 sono degli Stati Uniti. Ma il resto del mondo produce i rimanenti 40.000. Qualcosa deve fare perchè l'interesse che l'economia continui a crescere è anche del resto del mondo, non solo degli Stati Uniti. Certo in questi ultimi anni stiamo assistendo ad una redistribuzione della ricchezza forse senza precedenti. I paesi consumatori di materie prime hanno finanziato i paesi produttori. Ora per coprire il baratro creato dai prodotti finanziari sofisticati (che hanno arricchito sicuramente qualcuno) si pagheranno + tasse o inflazione.
Il ritorno a Bretton Woods e a certi suoi meccanismi é sicuramente suggestivo e interessante. I precedenti non mancano. L'articolo di Spaventa a quanto pare fu completamente ignorato da tutti cosi come altri consigli di altri economisti. Perché e chi sono i responsabili? A qualcuno deve aver fatto comodo che la situazione arrivasse a un punto di non ritorno. Che ora ci si terrorizzi dicendo che si deve agire oppure come fa Bush che lo si fa per l'economia non convince se non c'é dietro una strategia di cambiamento suggerito in questo articolo e meglio in quello di Spaventa. Non vorrei che fosse un'altra guerra come quella al terrorismo combattuta in Iraq. Si combatte ma le armi di distruzioni di massa (come anche gli ABS o altri derivati) non si trovano e non si eliminano e i responsabili scappano via...più ricchi di prima.
La TARF è un intervento domestico, e vista la straordinaria accelerazione degli eventi non sarebbe potuto essere altrimenti, ma vista la natura centrale delle istituzioni americane negli equilibri finanziari globali, tutti i paesi ne trarranno beneficio. Inoltre non capisco in che modo si possa sostenere che l'onere del Piano Paulson venga fatto ricadere sulle spalle del resto del mondo, in fin dei conti il prezzo dei Treasury Bonds del Tesoro americano è fissato dal mercato e soprattutto nessuno e' obbligato ad acquistarli.
I due autori riescono a mettere in evidenza un fatto importante: gli USA impongono o tentano di continuare a imporre le regole del gioco. La posizione di unica superpotenza e di economia decisamente superiore a tutte le altre glielo permette, e da anni esercitano una supremazia e pax americana unilaterale tentando di controllare tutte le risorse. E trattano il dollaro come moneta internazionale, dalla quale gli altri paesi non riescono a sganciarsi. Essendo piu o meno tutti intrappolati. La Cina piu che mai. Dopo aver causato la crisi, screditado definitivamente ogni ideologia di market fundamentalism propagandata come la religione salvifica per decenni, (ovviamente non sono idioti), tentano un aggiustamento scaricando il massimo dei costi sul resto del mondo. Si e gia visto con le presse a tutto vapore, e inflazione sui mercati finanziari e commodities. Esiste di fatto una crisi economica e politica profonda dietro a quella pirotecnica finanziaria, che da tempo era una ponzi finance. Ma le danze sono guidate dagli USA. La soluzione dovrebbe essere poltica e secondo lo spirito di BW, ma quanto conta chi per decenni ha accettato di essere un derivativo US?