
Pubblichiamo, insieme con altri siti internazionali consorziati con noi, un appello alle autorità politiche dei paesi europei e della UE perchè fronteggino la crisi finanziaria che sta contagiando pericolosamente il continente con misure tempestive, adeguate e trasparenti. Sono promotori di questo appello alcuni economisti europei che invitano tutti i colleghi economisti che lo condividono ad aderirvi inviando una e-mail all'indirizzo appelloeconomisti@lavoce.info dichiarando la volontà di sottoscriverlo e indicando la propria affiliazione professionale.
Seminare il panico col solo fine di salvare le mele marce con i soldi dei contribuenti. E' una vergogna! Si spera solo che il mercato abbia il sopravvento su proposte politiche e economiche scellerate e che la purga funzioni (nonostante i divieti di consob &co).
Si chiede la fiducia un pò a tutti, ma fino a quando le banche non avranno fiducia tra di loro e quindi ci sarà un rapporto più congruo tra tasso bce e euribor, sarà difficile che questa attecchisca. Il primo passo, all'interno di misure europee condivise, è indispensabile che lo faccia lo stesso sistema bancario.
Vorrei che il prof. Francesco Giavazzi spiegasse perche' sottoscrive questo annuncio, che dice: "Per prevenire in futuro crisi di questa natura, è necessaria anche una regolamentazione a livello europeo dei mercati finanziari e delle istituzioni bancarie europee." e poi scrive sul Corriere della Sera online questo articolo: in cui afferma: "Molti si esercitano nel proporre nuove regole capaci di evitare il ripetersi di simili crisi. Mi pare un'illusione. Le crisi finanziarie non sono una patologia del capitalismo: sono intrinseche al capitalismo. Pensare che sia possibile, grazie a regole migliori e a regolatori illuminati, eliminare il rischio, e quindi le crisi, è una sciocchezza.
Gentile Redazione, nel bel libro dei Professori Giavazzi e Alesina "Good Bye Europa" si leggono tesi a favore del libero mercato, soprattutto a sostegno delle sue proprietà di autoregolazione e autonomia da qualsivoglia intervento correttivo. Si invitano i lettori ad avere fiducia nel mercato e in chi ne ha fatto il proprio Totem, gli Stati Uniti, e da loro viene chiesto al lettore, di mutuare la fiducia in un sistema che alla fine funziona sempre. Potreste spiegarmi dunque ora, come mai, a seguito di una crisi che proprio dal mercato arriva, quest'ultimo non è in grado di reagire se non con il sostegno pubblico? Ovvero, il mercato funziona nella normale amministrazione della vita economica mondiale, ma di fronte ad ogni crisi, piccola o grande che sia, occorre un'iniezione di attivismo (e denaro) statale?
Seguendo i vari dibattiti e servizi specialmente in televisione si sentono spesso parole vuote di significati concreti. Rivolgo quindi un invito a chi mi legge per formulare proposte concrete anche basate su quanto segue: L'Autorità politica: 1) può astenersi dall’intervenire, attendendo che il meccanismo di mercato (= l’aggiustamento automatico di prezzi e salari previsto dalla macro “classica”) riporti il sistema in equilibrio di lungo periodo. 2) può intervenire per espandere la domanda aggregata usando la politica monetaria e/o fiscale (politica economica c.d. “interventista” di tipo keynesiano). Nella seconda ipotesi quali politiche monetarie e quali politiche fiscali ed interventi sul Mercato di lavoro dovrebbero essere praticate?
Gli interventi che i governi si apprestano a dichiarare e varare in queste ore mirano ad evitare che si diffonda il panico da corsa agli sportelli: il più grande spauracchio di tutti gli economisti. Ma ricordiamoci che l'economia finanziaria si basa sulla fiducia. E la fiducia è un bene pubblico inestimabile che è stato messo a dura prova dai comportamenti spregiudicati di managers e politici senza scrupoli che hanno sottratto flussi di denaro dai settori in surplus (famiglie) per bruciarli con operazioni il cui unico fine è stato quello di ottenere stock options e guadagni a dir poco riprovevoli. Ora la carta moneta che verrà stampata dai governi per il salvataggio del sistema finanziario (ma siamo sicuri che basterà?) avrà come effetto negativo la crescita dell'inflazione e del debito pubblico con ulteriore danno dei cittadini. Occorre un nuovo patto sociale per uscire da questa crisi e sanzionare i comportamenti irresponsabili che hanno condotto a ciò. Viceversa sarà difficile ristabilire la fiducia nel mercato e ripartire.
Credo che le soluzioni ventilate siano inefficaci perchè non sono chiare le cause della crisi. Spesso si parla di crisi di liquidità, e quindi si suggerisce di intervenire sul taglio dei tassi di riferimento, ovvero nell'acquisto degli asset tossici. Io non credo sia una crisi di liquidità, ma di fiducia, pertanto le soluzioni proposte contribuiscono ad incrementare il moral hazard degli operatori e la sfiducia dei risparmiatori verso le forme di governance. A ben vedere credo che sia opportuno punire le agenzie immobiliari (magari introducendo criteri oggettivi di valutazione e limitando le commissioni), tagliare i costi notarili e le commissioni bancarie, si da far ripartire il mercato immobiliare. Punire le banche, concedendole capitali freschi ma in cambio delle quote della Banca d'Italia. Sottrarre alle banche la gestione finanziaria dei fondi pensione (di cui non si è detto quanto siano esposti alle cartolarizzazioni). Questo è l'inizio della fine del mono alla M.M.!
La finanza assolveva ad una funzione fluidificante dell'economia reale e più strettamente manifatturiera. La deviazione rispetto alla > originaria e la volontà di creare profitti propri (magari a pregiudizio della componente reale dell'economia) ha provocato la crisi in cui ci troviamo. Non poteva più reggere un sistema la cui economia reale cresceva poco se non nulla, mentre si moltplicavano i profitti della cosiddetta economia finanziaria. Si è quindi determinata quella nota forma di alienazione per cui il mezzo (la finanza a sostegno dell'economia reale) si è tramutato in fine. La posta in gioco è quella per cui venendo a mancare la funzione fluidificante degli scambi e degli investimenti assolta dalla componente finanziaria, anche l'economia reale potrebbe subire un pregiudizio gravissimo e la sua cura sarebb e comunque più lunga e onerosa per tutti rispetto ad un sostegno oggi possibile del sistema bancario europeo con una politica che sia coordinata.
Mi sembra che in questi giorni arrivino messaggi un po' confusi, anche nella recente intervista per un quotidiano italiano, il prof. Roubini, che finora ha previsto molto lucidamente i possibili effetti a catena di questa crisi sul mercato del credito, diceva che il problema è ricapitalizzare il sistema, non immettere più liquidità, però poi diceva che la BCE dovrebbe abbassare i tassi per allentare la stretta sul credito. Mi chiedo se le due cose non siano in contraddizione e non si rischi di trovarsi nella stessa trappola della liquidità che si è avuta in Giappone negli anni '90. In generale concordo con la vostra idea della ricapitalizzazione e soprattutto con la necessità di poche semplici regole che costringano istituti finanziari e altre aziende ad affidarsi un po' meno alla leva del debito. Purtroppo ancora una volta, l'impasse di questi giorni dimostra che l'Europa è a metà del guado, la politica monetaria è comune, ma quando si vanno a toccare elementi rilevanti quali le politiche fiscali e di regolamentazione dei mercati, si sentono 27 voci diverse.
Mi pare che i commenti all'appello siano abbastanza unanimi. Non piace il fatto che si sia parlato del "mitico" libero mercato e ora si faccia l'appello al denaro pubblico; non piace che c'è qualcuno che ha fatto danni ma i cocci li paga qualcun'altro; non piace che non ci sia un discorso di più ampio respiro, che non parli solo di soluzioni tampone ma anche di cosa fare nel futuro. Mi sembrerebbe giusto e utile che voi di La Voce rispondeste a questi commenti.