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PIU' POTERI ALLA BCE

di Daniel Gros, e Stefano Micossi, Categoria Finanza, / Europa, Data 30.09.2008

Neanche le banche universali europee sfuggono alla crisi, con l'aggravante che molte sono troppo grandi per poter essere salvate da un singolo paese. Come dimostra il caso Fortis. Necessaria una risposta a livello di Unione Europea. Da attuare in due mosse. Un nuovo statuto per le banche europee con attività in diversi Stati membri, con poteri di vigilanza assegnati alla Bce. Un fondo di emergenza per i salvataggi costituito presso la Banca europea per gli investimenti.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Al contrario meno potere e controllo Politico sulla Bce
    Nome: Paolo Gallo  Data: 05.10.2008

    Come possono sfuggire alla crisi le Banche se sono le responsabili del disastro "Cahos globale" con la complicità della classe politica, loro camerieri, che ora oltretutto socializza le perdite dopo aver privatizzato i profitti, il piano approvato è un'autentico atto di stampo Corporativo alla Fascista inteso come accezione negativa dei termini, come hanno rilevato e sottoscritto oltre 200 Economisti di orientamento Liberale in America. Leggendo l'intervista: "è in corso un'attacco della speculazione alle Banche" l'altro ieri al Bourse Zeitung rilasciata da Smaghi componente del Board della Bce (autentico mostro giuridico) verrebbe da dire se questi sono i controllori chi sono i Controllanti?" Altro che più poteri alla Bce occorre un organismo Politico controllante eletto dal popolo, ma il vero vulnus stà nell'integrazione delle Economie UE troppo diverse. "Non è la prima volta che il Mondo è in mano al Male" Tremonti. Crescita Bassa alti Tassi e continua iniezioni di Liquidità da parte delle Banche Centrali indica che questa Globalizzazione è un fallimento come la BCE.

  • Tra liberismo e interventismo
    Nome: stefano monni  Data: 02.10.2008

    La situazione evidenziata nell'articolo dimostra una volta di più l'importanza di raggiungere una integrazione a livello europeo di natura politica. Il fatto dimostra che l'integrazione economica senza quella politica difficilmente potrà produrre risultati positivi soprattutto in momenti di difficoltà e di crisi come quella che si sta attraversando recentemente. Inoltre tale situazione di difficoltà dimostra ancora una volta di più l'importanza di una corretta ed efficace regolamentazione del mercato, finanziario in questo particolare caso.

  • Crisi bancaria vigilanza e salvataggi in Europa
    Nome: Renzo Pagliari  Data: 02.10.2008

    Salvare grandi banche in crisi è necessario per evitare fallimenti a catena. Vedi esiti della crisi USA del 1929 per il mancato intervento pubblico. Che BCE vigili sulle banche europee transnazionali coordinando la vigilanza delle banche centrali nazionali è necessario. Costituire un fondo almeno virtuale da cui trarre rapidamente fondi al momento della necessità da parte di BCE, finanziato dagli stati per effettuare salvataggi è auspicabile nel momento di crisi purchè non tale da privatizzare utili e pubblicizzare perdite. Salvataggi e vigilanza potrebbero però non bastare senza modifiche strutturali dei mercati che eliminino pratiche speculative rischiose, senza impedire ai governi di incoraggiare l'incremento di valore di assets per i loro scopi vedi mutui immobiliari in USA ed anche in Italia. Al gusto della scommessa degli strumenti della finanza creativa per utili ingenti a breve con poca fatica che porta a perdere tutto come avviene nei casinò deve essere impedito di operare sui mercati regolamentati. Gli operatori devono essere indirizzati con ogni mezzo all'economia reale per finanziare industrie innovative infrastrutture produzione di energia da fonti rinnovabili

  • Giusta l'idea, meno la proposta
    Nome: Michele Giardino  Data: 02.10.2008

    Giustissimo intervenire creando nuove possibilità di "enforcement" a livello UE e predisporre risorse finanziarie di sostegno (molto meglio se "non cash"). Però, lasciamo la BCE e la BEI a fare - almeno per ora - le tante cose diffcili che devono e sanno fare, nonostante i dubbi invero un po' "naif" di molti. Meglio allora un'Autorità nuova e un Fondo ad hoc.Meglio, certo, ma ahimé, temo, solo in via di principio. Basta leggere qui Monni, Coppola, habsb,Vince ecc. per rendersi conto del vespaio che ne nascerebbe. E poi, come fa una UE sempre divisa persino in politica estera, a disegnare e realizzare due Organismi con responsabilità così vaste e profonde, nei tempi brevissimi a disposizione? E' certo che si scatenerebbe il peggio del repertorio che ben conosciamo, Sarebbe troppo poco, allora, un accordo che intanto impegni i Governi, sotto la pressione delle opinoni piubbliche: 1. a riunire le rispettive Autorità responsabili in un Comitato di crisi per fronteggiare intanto la contingenza, e 2. a seguirne carrettamente e tempestivamente i suggerimenti, mentre altri scrutano il futuro e le sue incognite, alla ricerca di soluzioni più avanzate? Cominciamo così, poi si vedrà.

  • FONDO BEI?
    Nome: Andrea Coppola  Data: 01.10.2008

    Un fondo BEI da 280 miliardi… mi sembra un po’ troppo. Credo che si tratti di una cifra più importante dell’intero portafoglio dei prestiti BEI in essere. Senza dimenticare la tradizionale avversione al rischio della BEI che si vedrebbe costretta ad acquistare tutta la spazzatura sui mercati finanziari europei. E gli azionisti della Banca (cioè i vari Paesi Membri, in misura differente), sarebbero tutti contenti? mmm...

  • Commento
    Nome: Piero Torazza  Data: 01.10.2008

    Se non ci fosse stata la BCE che frenava i governi locali, l'Italia con suo Debito Pubblico fuori dall'Euro sarebbe già fallita. Inoltre il Tasso Alto che la Bce ha imposto in Europa ha chiaramente Attirato Capitali in Europa sottraendoli agli Usa (questo si è riflesso anche nel cambio del Dollaro che non è influenzato "solo" dal petrolio). Con tutti i grandi difetti che ha e che riconosco: comunque difendo la Bce.

  • I titoli emessi dalla Bei da chi andrebbero comprati?
    Nome: Tommaso Bacchini  Data: 01.10.2008

    Stimati professori, perdonate l'ignoranza. Io non ho capito una cosa fondamentale. Se la Bei, nel costituire il fondo di emergenza, comprasse capitale azionario delle banche in difficoltà, dovrebbe, come voi dite, mettere titoli garantiti. Dovrebbero essere titoli che si vendono sul mercato suppongo: tipo obligazioni. Ma queste dovrebbero remunerare gli acquirenti. Quindi sarebbe come un debito pubblico di cui si pagano gli interessi ai compatori? Ma se la banca i cui titoli la Bei acquista fallisce? La Bei garantisce le obligazioni, ma sarebbe come spendere in disavanzo. Ho afferrato il punto oppure non ho capito nulla?

  • E se il vigile non vigila?
    Nome: Massimo GIANNINI  Data: 30.09.2008

    Che la BCE debba avere poteri di vigilanza e controllo sul credito ben superiori a quelli che ha lo si dice da molto tempo. Non credo pero' che questo risolva il problema che affligge i mercati oggi. Infatti viene da domandarsi perché dei poteri di vigilanza centralizzati sarebbero superiori a quelli nazionali. Se il vigile non vigila, come d'altronde é successo negli US, il problema si sposta solo nella competenza ma non nella sostanza. Visto che le banche europee soffrono anche per le loro attività extraeuropee, con effetti leva, possiamo anche vigilare in Europa ma se non si vigila negli US sarà difficle evitare crisi finanziarie ulteriori. Quanto al fondo alla BEI, sembra un'idea in stile Tremonti. Un fondo alle volte per le infrastrutture alle volte per le banche. L'interventismo non paga. Pagherebbe invece trovare dei veri meccanismi per ridurre o eliminare la leva finanziaria delle banche. E' chiaro che il modello di assets and liabilities management di molte banche non ha funzionato. E non é questione solo di subprime ma anche di "semplice" corporate governance. Si sono moltiplicate o leveraged le liabilities senza gli assets e come si dice si son fatte le nozze con i fichi secchi.

  • l'Europa non e' una nazione
    Nome: habsb  Data: 30.09.2008

    Le misure proposte avrebbero senso se l'Europa fosse una nazione, come gli USA. Ma non lo è. Per quale motivo il denaro di un paese dovrebbe essere speso per salvare banche di altri paesi, che ne approfitterebbero forse per rilevare banche estere nell'ottica di consolidamento degli attori bancari che ha già visto vari istituti italiani finire sotto controllo estero? Quale è oggi la rappresentatività politica del "cittadino europeo", che può solo eleggere un Parlamento che si occupa di frivolezze, che non rappresenta minimamente gli italiani all'estero (il numero di seggi riservati all'Italia è proporzionale ai soli residenti in Italia), mentre tutte le decisioni importanti sono prese da Commissari che nessuno ha eletto? Quale è il sostegno finanziario e economico offerto dall'Europa alle nazioni/regioni storicamente deboli, che dovrebbero essere aiutate creandovi uffici di istituzioni europee, o filiali delle molte industrie a participazione pubblica? Come si giustificano gli sbarramenti alla proprietà azionaria estera (pensiamo a banche e industrie tedesche e francesi): se l'Europa è una nazione, tali sbarramenti dovrebbero riguardare solo i non europei.

  • Come scrive Galimberti la politica ha l'asma.
    Nome: franco benoffi gambarova  Data: 30.09.2008

    Condivido i concetti espressi, condivido la necessità di interventi. Mi auguro che riescano a porli in atto organi "tecnici", quali la BCE, senza dover ricorrere ai politici, che - sotto tutti i cieli, salvo forse Benelux e Francia nei casi Fortis e Dexia - sono specializzati ad agire pigramente, solo all ricerca di facile popolarità, e forse non sordi alle lobbies. La crisi presente non è dovuta a un po' di poveretti che non hanno pagato i mutui (il classico sbatter d'ali di una farfalla o, al massimo, di un pipistrello), ma alle colpe dei politici USA e non USA, che hanno deregolamentato o non regolamentato determinati mercati, con scopi che credo inconfessabili. Speriamo quindi in BCE, FSF, ecc. nelle rispettive funzioni.