
Non ci sarà un piano Paulson per l’Europa. La Commissione Europea non ha le risorse e i singoli governi sono troppo preoccupati dei destini delle loro banche nazionali per destinare, nelle attuali circostanze, risorse ad un progetto collettivo. E’ nei momenti difficili che ci accorgiamo che l’Europa politica non c’è.
Tremonti dice che i nostri mutui sono ben coperti dalle ipoteche: credo sia vero, il che vuol dire che se gli italiani non riusciranno a pagare i tassi in rialzo (le banche spingevano al variabile quando era ai minimi storici!) ci rimetteranno i singoli e non. Cambia il soggetto colpito, non il conto totale che il sistema dovrà pagare. Inoltre il vero problema sono i derivati stranieri che potrebbero avere in pancia le banche: importiamo i Subprime et Credit Default Swap dagli Usa. Probabilmente le banche avranno fatto come con Parmalat: nell'ultimo anno avranno spinto le reti a trasferire rischi il più possibile ai loro clienti (inclusi enti locali). La riforma del Tfr ha dato una mano. Tutto questo sotto il controllo della Banca d'Italia che "ora" chiede un monitoraggio quindicinale. Il debito pubblico al 104% non ci lascia margini. E brutto dirlo ma credo che l'unica leva utilizzabile nel breve dalle istituzioni private e pubbliche sarà sperare che la poca trasparenza ed il controllo dei media tenga alta la fiducia. Paradosso: per una volta "forse" il "controllo dell'informazione" è l'ultima risorsa nazionale a nostra disposizione!
Il ministro Giulio Tremonti e tanti altri dicono che il sistema bancario italiano è meno interessato degli altri da questa crisi, anche perchè le nostre famiglie hanno fatto solo raramente mutui al 90 o al 100%, come invece è avvenuto in America. Finalmente, forse solo da pochi giorni, si sta capendo che la crisi dei mutui è solo l'inizio o la giustificazione di un terremoto o di una catastrofe finanziaria che è legata ai derivati e agli strumenti " a leva " che sono stati impiegati con tanto trionfalismo e spregiudigatezza da banche, hedge fund e fondi di private equity. Quelli che hanno comperato case e non possono più pagare che percentuale rappresentano delle miliardarie perdite delle banche? Penso solo una briciola. C'è solo da incrociare le dita!
Mi sono fermato alla lettura di: E’ nei momenti difficili che ci accorgiamo che l’Europa politica non c’è. E non c'è il tipo di unione che ci necessita, ovvero quella federale. L'attuale pasticcio in salsa nazionalista serve solo alle classi dirigenti politiche nazionali per mantenersi salde al potere. In Italia paese corrotto e clientelare distrutto politicamente e moralmente dal consociativismo il fenomeno è di entità astrale. Non esitono partiti politici a dimensioni europee ma partitini nazionali guidati da professionisti della politica capaci solo di pensare ai propri interessi. Mai a quelli dei concittadini spesso trattati come dei sudditi idioti. Che dire di più? Se aggiungessi che è stato fondato da semplici cittadini di cultura liberale e federalista un partito di dimensioni europee con uno Statuto e Regolamento a misura di una democrazia matura a chi interesserebbe? Eppure si dovrà pure cominciare a mettere in atto proposte di vero cambiamento. Non sarà possibile continuare a propinare belle analisi della situazione di crisi senza fare un bel nulla e rischiare di conseguenza il disastro economico e morale.
Meno male che non si puo' fare un piano Paulson ovvero un fondo di partecipazioni statali nelle banche. Già é opinabile un tale intervento pubblico a livello nazionale, nazionalizzando e socializzando le perdite. Peggio ancora se questo fosse a livello europeo dove oramai c'é uno stallo decisionale e scarso impegno dei governi nazionali per l'Unione Europea. Ogni governo pensa agli affari propri ultimamente. Qualcuno ancora deve spiegare perché il contribuente deve pagare errori altrui e quale sarà il ritorno delle risorse pubbliche investite nelle banche. Insomma una bella analisi costi benefici. I governi sino ad ora stanno intervenendo senza chiedere nulla né ai contribuenti né agli azionisti. Rilevano quote di banche senza dire cosa ne faranno né come sono contabilizzate nel bilancio statale (e deficit in alcuni paesi). Affare non da poco. Potrebbe anche rendere bene un tale investimento ma manca l'accountability...perché paga il contribuente.
L'Europa politica non ci sarà, ma quella della ricchezza concentrata c'è. Quello che sta succedendo nell'economia in Italia,nella UE e negli USA è comprensiblissimo in modo semplice. Semplicemente, succede che la ricchezza concentrata sta succhiando soldi alla ricchezza diffusa. Un crollo delle borse adesso sarebbe un disastro per tutti, ma almeno si riconoscesse come stanno le cose.
Beh! sinceramente è meglio che l'Europa politica non ci sia se l'esserci volesse dire una mostruosità come quella presentata da quel ladro di Paulson e dei suoi amici banchieri. Trovo assurdo che chi ha il compito di vigilare, oggi si proponga come salvatore di una mostruosità che anche lui ha contribuito a creare. Prima questi signori (Bernanke and company) devono tutti andare a casa e io li condannerei pure a 20 anni di galera e confischerei tutti i loro beni. Solamente chi li sostituisce può avere la legittimità politica di presentare un piano di salvataggio.
La commissione europea al contrario dovrebbe attivarsi per verificare se non siano in corso comportamenti distorsivi della concorrenza nei mercati finanziari. I salvataggi delle banche belghe sono aiuti di stato che vanno bloccati. In EU, gli aiuti di stato sono illegali. Anche per la finanza.
Caro professore, tutto condivisibile quello che lei scrive. Ma, a mio parere, sia a livello europeo che a livello dei singoli Stati (Italia in primis), ci mancano gli statisti. Un politico brasiliano mio amico dei tardi anni '70, per definire un personaggio politico, mi disse "statista è un politico che fa gli interessi del suo Stato e della sua Nazione, in modo disinteressto e capace, incurante della popolarità e della demagogia. Non tutti i politici sono statisti". Ecco: noi abbiamo tanti politici e pochissimi statisti. Quindi "viva i tecnocrati", quando sono bravi ed onesti, come Draghi, Trichet, ecc, con la speranza che i politici non statisti non mettano loro i bastoni fra le ruote.
Assumendo, per ipotesi, che quest'articolo voglia criticare la mancanza di un'effettiva unione politica dell'Europa, non si vedono al riguardo le argomentazioni a sostegno di tale tesi. Senza tale unione l'Europa non potrebbe incorrere in figure francamente ridicole come quelle fatte da Paulson and company? Bene, ecco un'argomentazione a favore, e non contro l'attuale stadio d'integrazione europea. Senza unione politica non si riuscirebbe a salvare, o addirittura a programmarsi preventivamente a salvare le banche (come sostenuto orribilmente da Gross e Micossi), le quali non sono più in grado di stimare i rischi per garantire almeno la loro sopravvivenza? Bene, eccone un'altra a favore dell'Europa. Benintesi, anch'io mi auguro un'unione politica vera, ma potrei lasciare fiumi di inchiostro al riguardo. E francamente, in questa vicenda, più leggo, più mi rendo conto che la fortuna dell'Europa sta proprio nella sua limitata forma d'integrazione, che impone dei vincoli che non possono ancora essere superati dall'incoscienza, che è spesso figlia della paura quando non si riesce a controllarla. Oggi è il periodo per elogiare ciò che abbiamo. Domani, forse, lo faranno anche gli altri.
La deflazione é necessaria in un sistema economico di mercato. I mercati inflazionistici sono o inefficienti o drogati da una politica monetaria errata. Ci sono molti aspetti positivi della deflazione, prima tra tutti aumentare il potere di acquisto dei salari e redditi bassi, selezionare le aziende migliori, insomma depurare e rigenerare il mercato. Altrimenti ci sarebbe reflazione che é ció che si augurano i potenti che hanno gestito il sistema in modo fallimentare, poiché in tal caso sopravviverebbero alla crisi a spese dei poveracci. Insomma la solita storia. Chiunque descriva la deflazione come una cosa negativa, fa il gioco dei potenti non certo del poveri, almeno sia chiaro chi sta dalla parte di chi.
Si consiglia l'ascolto di "Venti di Deflazione" di Francesco Daveri.