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SE IL DECENTRAMENTO VA A SCUOLA

di Massimo Bordignon, Categoria Istituzioni e Federalismo, / Scuola e Università, Data 12.09.2008

La bozza Calderoli menziona esplicitamente l'istruzione tra le competenze regionali da finanziare con la nuova riforma. Contenuti degli insegnamenti e altre norme generali del servizio scolastico restano funzioni esclusive dello Stato, alle Regioni sarebbe devoluta la spesa per il personale. Si potrebbero così risolvere i gravi problemi di coordinamento tra livelli di governo. E nel lungo periodo arrivare a una definizione territoriale degli stipendi più in linea con l'effettivo costo della vita. Ma tutto ciò dovrebbe essere accompagnato da un sistema di sanzioni adeguato e effettivamente perseguito.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Ma sono i controlli quelli che mancano
    Nome: Giuseppe Moncada  Data: 13.09.2008

    Gen.mo Professore, ho letto con interesse il suo articolo, come lo sono sempre i suoi. Da uomo che ha vissuto e vive tuttora, da 46 anni nella scuola mi permetta alcune considerazioni. Anche lei, come tanti altri studiosi sono convinti che decentrando e responsabilizzando le Regioni e i Comuni (adesso sembra che ci debbano essere " le inutili province") le cose si sistemeranno. Ci sarà più capicità di fare scelte più efficienti. Tuttavia questo potrà accadere se si stabilirà "un sistema di sanzioni adeguato ed effettivamente perseguito". Ma è proprio questa cultura che non esiste in Italia. Le offro un esempio concreto: In Provincia di Catania sono state decise autonomie per scuole di alcuni paesi. La legge Regionale prevede che ciò può accadere solo se ci sono almeno 500 alunni e l'ente Provincia assicura i locali. Questo concetto è ribadito nel decreto che assegna l'autonomia. Ebbene per il paese di Palagonia si è data l'autonomia con una popolazione scolastica che non arriva a quattrocento e con strutture fatiscenti. Si prevedono manifestazioni degli studenti. Nessuno ha controllato il rispetto della norma. Ecco come aumenta la spesa.

  • Per il sud le cose peggioreranno
    Nome: Teresa  Data: 12.09.2008

    Per quanto mi riguarda, il solo fatto di affidare in toto l'istruzione professionale in toto alle Regioni è enormemente svantaggioso per gli studenti delle regioni meridionali, perennemente a corto di risorse per laboratori e attrezzature adeguate. E' un gatto che si morde la coda: regioni svantaggiate formano studenti svantaggiati. Le differenze fra il nord e il sud si accentuano, ma questo è quello che vuole Calderoli&Co. Che poi il tutto, se ben pianificato, possa costituire uno stimolo al miglioramento per il sud, è tutto da dimostrare. Non credo che ai nostri politici interessi molto dimostrare la virtuosità di una regione in questo senso. So che la Regione Lazio sta facendo una buona politica per la formazione professionale. Al sud il problema dei fondi neri per la formazione permarrà, anzi, si accentuerà.

  • Diamo troppo per scontata la loro buona fede
    Nome: Marino  Data: 12.09.2008

    L'autore scrive: "Dunque, anche in presenza di una devoluzione della spesa per istruzione alle Regioni, niente assurdi vincoli di residenza per i docenti e niente corsi regionali sull’economia celtica o la lingua etrusca." Non mi fido. Pensiamo alla proposta di legge leghista sui "luoghi di culto per le confessioni che non hanno intese con lo Stato", cioè islamici e moschee, che darebbe agli enti locali il potere di porre vincoli a mio parere irragionevoli ed estremi a un diritto che è costituzionalmente protetto come la libertà di religione e culto. Chi ci dice che non troveranno un modo surrettizio di cacciare gli "insegnanti meridionali" e i "ministeriali romani" in favore del Volk padano? Poi, vista l'ottica del risparmio e dei tagli già nella politica della Gelmini, la prospettiva più plausibile va a essere un sistema duale, scuola "privata" (pagata con buoni pubblici) per i ricchi e scuola pubblica ghetto per i poveri. Infine, ma qualcuno ha quantificato i costi del trasferimento dell'apparato burocratico necessario a gestire personale, graduatorie, stipendi e tutto quanto dallo Stato alle regioni?