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INSOLVENZA ALITALIANA

di Pietro Reichlin, Categoria Infrastrutture e Trasporti, / Finanza, Data 04.09.2008

Non c'è più un'alternativa tra rilancio e fallimento: l'Alitalia ha già imboccato la strada della procedura di insolvenza, che si concluderà con la vendita degli asset e il licenziamento dei lavoratori. Ma il fallimento avviene con una procedura particolare. Che dà alla cordata costituita da Intesa San Paolo uno straordinario potere contrattuale, frutto della ricerca a qualsiasi prezzo dell'italianità. Mentre tutti i costi dell'operazione ricadono sui contribuenti, si regala così un'altra fetta del mercato nazionale, con ampi vantaggi oligopolistici, ai soliti noti.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Outsourcing dello stato
    Nome: fernanda  Data: 08.09.2008

    C'era un volta lo Stato italiano: una grande mamma che aveva molti gioielli (aziende di stato nei diversi settori industriali) ed accudiva i suoi figli (pensioni, scuole, ospedali per tutti: strano vero? si chiama welfare). Poi è arrivato il dio mercato: i gioielli sono stati svenduti ad un gruppetto di "Italiani coraggiosi" ed i figli sono stati buttati sulla strada: che si arrangino! Peccato che il giochino funzioni (ancora per poco) solo perchè viene finanziato con le tasse dei cittadini. E' vergognoso che le nostre tasse debbano essere utilizzate per coprire i buchi di Alitalia e non per finanziare la scuola pubblica. A meno che non si voglia seguire l'esempio di Alitalia e procedere ad uno scorporo della scuola pubblica a favore della scuola privata con tanto di nomina di advisor...

  • E poi arrivano i soliti noti (che grandi manager).
    Nome: CARLO CATALANO  Data: 08.09.2008

    Nell'analisi dei bilanci si distingue fra il risultato operativo ed il risultato complessivo ante imposte, il primo deriva dalla differenza fra i ricavi ed i costi operativi mentre il secondo somma algebricamente al precedente risultato i risultati della gestione finanziaria e straordinaria. Per giudicare se un'impresa è risanabile è soprattutto al primo risultato che si guarda esplorando anche la possibilità di eliminare inefficenze della gestione operativa. Successivamente si stima l'apporto di capitali necessari per ridurre l'esposizione finanziaria in modo da ricondurre ad un livello sostenibile il risultato della gestione finanziaria e quindi si valuta se il reddito complessivo così ottenibile garantisce un adeguata remunerazione al capitale di rischio complessivo, comprensivo quindi dei nuovi apporti di capitale anzidetti. Il risultato della gestione straordinaria non è, per la natura delle relative partite, pianificabile nel lungo periodo, può esservi una previsione a breve legata al valore di particolari poste di bilancio come emerso in sede di due diligence. Nel caso Alitalia poniamo a carico della collettività i debiti ed il personale in esubero ed il gioco è fatto.

  • Esame obbiettivo
    Nome: marco scamardella  Data: 08.09.2008

    Come mai in Germania e Francia e Usa le compagnie di bandiera non possono avere maggioranze non nazionali? Perchè gli olandesi di Klm hanno ottenuto garanzie sul traffico esul loro Hub oltre a diritto di veto in cda? Perchè Air France si sobbarcava il baraccone ingestibiule con tanto di contratti extralusso ponendo però come condizione la desertificazione di Malpensa ed il diritto di veto su tutte le assegnazioni di rotte in Italia? Quale è la quota di mercato interno di Air France e Lufthansa ? Non è che mentre si parla di mercato in Italia accettiamo di vendere ad un monopolista non una compagnia fallita ma il monopolio del nostro mercato interno? Una cordata così vasta e diluita senza soci in maggioranza relativa non potrebbe funzionare come una robusta public company cercando redditività e profitto facendo volano su un forte mercato interno ( anche se non ai livelli di AF e LFTH ) e una decente e libera alleanza internazionale con il miglior offerente fra BA AF e LFTH ?. Non è mercato il fallimento attuale più di una vendita opaca?

  • repetita (non) juvant
    Nome: hauner davide  Data: 08.09.2008

    C'era una volta l'Anonima Lombarda Fabbrica di Automobili. C'era, sempre in quel periodo una aziendina centrata nella longobardica terra che produceva automobiline come la Giulia, la Giulietta spider, la Montreal etc. ma c'era anche un sindacato e una società statale creata circa nel 1930 che non faceva gli interessi degli share holder ne gli interessi dello stato, faceva gli interessi di una parte del pubblico. Cosi, questa aziendina, prima fu obbligata a produrre in modo anti-economico in Campania e poi quando gli azionisti e dirigenti vennero superati in peso dalla componente sindacale, ecco che si decise di mettere questa piccola fabbrichetta in vendita al miglior offerente. E si presentarono 2 offerte. La prima venne dal di là dell'atlantico, e prevedeva un ricavo maggiore per lo Stato ma con piu cassa integrati, l'altro veniva dalla Fiat e avrebbe fatto il bene dell'italianità. Ora, è vero che i casi non si equivalgoino in tutto ma credo che il danno alla collettività abbia seguito piu o meno lo stesso iter e abbia piu o meno avuto le stesse scusanti. ah, a proposito, ora l'Alfa non eiste piu, non ha piu mercato proprio, sta perdendo l'immagine e vive per la Fiat.

  • Italianità? Ma avere una compagnia di bandiera serva?
    Nome: Alessandro  Data: 08.09.2008

    In linea generale direi che un controllo integrato di una filiera produttiva è sempre il modo migliore per promuovere investimenti a grande capitalizzazione.Infatti per costruire Malpensa si era una puntato su integrazione con il vettore di bandiera che ne avrebbe dovuto fare il proprio Hub. Ma una volta che le infrastrutture sono state realizzate,i contratti disattesi(vedi cause incrociate Alitalia Sea) è ancora necessaria una compagnia italiana?In realtà basterebbe liberalizzare i diritti di traffico (in parte monopolizzati ad Alitalia), neanche tutti, solo quelli vincolati dagli accordi bilaterali (non CEE, non USA che sono già liberalizzati).A quel punto non ci sarebbe nessun ostacolo affinché delle compagnie decidano di fare rotta sull'Italia,sempre che arrivare a Malpensa o Fiumicino risulti logisticamente appetibile ed il sistema degli aereoporti favorisca economie di scale che rendano bassi i costi per atterrare in questi scali. In sintesi,se vogliamo garantire il turismo,bisognerebbe investire in infrastrutture ed armonizzare il sistema dei trasporti,ferrovie ed autostrade funzionali e non competitive con gli aereoporti, altro che compagnia Italiana.

  • Confronto fra le offerte
    Nome: andrea  Data: 08.09.2008

    Vorrei porre una domanda semplicissima all'Autore dell'articolo, e a tutti i lettori che vorranno rispondere. Se l'offerta AirFrance era "di molto migliore", come scrive il Prof Reichlin fra altri, e quindi lo Stato italiano e gli altri azionisti avrebbero guadagnato di più, quali erano le motivazioni per questa "generosità" da parte di AirFrance? Azzardo varie ipotesi: 1) lo sviscerato amore per l'Italia e gli italiani di M. Spinetta presidente di AirFrance 2) la sua incompetenza negli affari, avendo offerto di pagare di piu' per la stessa cosa che compra oggi l'attuale cordata italiana 3) l'acquisto di qualcosa di strategico per i suoi azionisti (ricordiamolo, il governo francese), che giustificava un esborso superiore a quello che semplici operatori di mercato ritengono equo pagare. Ringrazio in anticipo tutti quelli che avranno l'onestà intellettuale di porsi una tale domanda.

  • NON SERVE AVERE UNA COMPAGNIA DI BANDIERA
    Nome: andrea  Data: 08.09.2008

    Come dice giustamente il sig. Alessandro, non serve avere una compagnia di bandiera, basta rendere appetibili gli scali italiani e le infrastrutture (il mercato e il territorio gia` lo sono). Il vettore aereo, pure estero, puntando alla redditività, cerchera` di favorire le presenze quindi il turismo. Questo ragionamento vale in tutti i casi tranne però quello in cui il vettore aereo estero non ha SOLO motivazioni di redditività ma anche altr motivazioni. E' il caso di vettori detenuti da Stati esteri per i quali può risultare estremamente più redditizio trasferire altrove i flussi di turismo, rinunciando a un po' di fatturato sul vettore stesso, ma recuperando fatturato turistico a livello di sistema paese. Guarda un po', proprio il caso di AirFrance. Quindi la conclusione è che una compagnia di bandiera italiana non serve, tranne il caso in cui il nuovo proprietario sia uno stato estero nostro concorrente turistico, come la Francia.

  • Perché tra i soliti noti mancano altri nomi altrettanto noti?
    Nome: lucio  Data: 08.09.2008

    Condivido pienamente l'analisi dell'autore dell'articolo ma per parte mia aggiungo una considerazione. Ai soliti noti beneficiari dell'operazione bisogna aggiungere i dipendenti di Alitalia perché in genere quando una società fallisce, e questo è il caso di Alitalia, i dipendenti si trovano senza lavoro, aiutati, purtroppo non sempre, per esempio non per le piccole aziende, con strumenti quali la cassa integrazione e la messa in mobilità. Non riesco a capire per quale motivo i dipendenti di Alitalia devono continuare, dopo esserlo stati per una vita, a essere così sfacciatamente privilegiati e devono sedersi al tavolo delle trattative sulla nuova compagnia e avere addirittura la garanzia di essere tutti reimpiegati. Quali meriti hanno rispetto a tuttti gli altri lavoratori per questo trattamento di grande riguardo che viene pagato da tutti i cittadini, compreso i lavoratori che non hanno ricevuto o presumibilmente non riceveranno alcun sostegno quando si troverenno senza lavoro? Non sarebbe più corretto e più giusto lasciarli tutti nella bad company, metterli in cassa integrazione e in mobilità dando la possibilità alle aziende che ne hanno bisogno di assumerli?

  • Alitalia
    Nome: Piero Nasuelli  Data: 07.09.2008

    Non credo che in un settore così delicato come quello del trasporto aereo sia semplice applicare “formulette” da ragioniere (senza offese per la categoria !), così come sono state presentate nel business planing, ovvero più entrate e meno costi. Nell'ambito del trasporto "regionale" Roma - Milano (rotta particolarmente attiva) non si tiene conto che tra pochi mesi sarà operativa la TAV della tratta Milano - Bologna e fra di pochi anni. I 500 Km ma Milano a Roma si potranno percorrere in treno in 3 ore, un tempo in “concorrenza” con l’aereo. Il prezzo dei carburanti è senza dubbio “gonfiato” da situazioni congiunturali, in ogni caso rimarrà proporzionalmente elevato e chi ne pagherà le più immediate conseguenze sarà proprio il trasposto aereo, quindi le tariffe “stracciate” di questi ultimi anni potrebbero rimanere un ricordo ed il trasporto ferroviario potrà avere la sua “riscossa”. Tutte le compagnie sono in difficoltà, come è possibile pensare che una “matricola” (in realtà sembra più il restyling di una vettura che non ha avuto poco successo) possa "risorgere" dalle ceneri?

  • Non solo Alitalia
    Nome: carlo gaiero  Data: 07.09.2008

    In quaranta anni, gli amministratori di questo Paese sono stati capaci di distruggere quella che era una primaria industria aeronautica mondiale, hanno impedito (tramite Alitalia ) la nascita di qualsiasi operatore aeronautico (qualcuno vada a rivedere la storia di Ustica dal punto di vista della "uccisione da parte dello stato" dell'unico vero concorrente Alitalia... tutto ciò che "vola" in questo Paese è sempre stato considerato negativo (almeno avessimo sviluppato delle flotte navali). Perché nessun giornalista in questo Paese può raccontare concretamente l'altra "truffa" aeronautica : la gestione degli aerei anti-incendio da parte della Protezione Civile? Ne sono personalmente vittima. E' uno scandalo più piccolo di Alitalia ma, solo nel 2007 ci sono stati 28 morti a causa degli incendi boschivi (in parte anche a causa dei ritardi negli interventi) che gridano vendetta ma nessuno ne può parlare. A disdposizione, se qualcuno vuole pubblicamente approfondire.