
Il mercato ha le sue leggi, una delle quali dice che un'impresa che spende più di quello che incassa prima o poi ne esce per liquidazione volontaria o per fallimento. Il mercato aveva già decretato la morte di Alitalia, in perdita da anni, in marzo. I sindacati hanno confidato nell'aiuto della politica e hanno avuto ragione, perché governo e il Parlamento hanno dato alla compagnia altro denaro da bruciare. Si è trattato, però, di una vittoria di Pirro. Dopo soli quattro mesi, i soldi sono finiti e siamo giunti al capolinea. Ora quali scenari si aprono con il decreto Alitalia?
Complimenti al prof. Stanghellini. Condivido in toto la sua coraggiosa analisi, soprattutto in ordine alle due "perle" dallo stesso segnalate e di cui, ovviamente quasi nessuno parla, ed esattamente quanto indicato ai punti a) e b) del paragrafo "NON CI SONO VINCITORI" .= Un bilancio veramente triste - in particolar modo -come dice giustamente Stanghellini - perchè "lo stato ha fatto di tutto per interferire nella gestione di Alitalia, danneggiando azionisti e creditori (e contribuenti).= Speriamo che veramente qualcuno abbia altrettanto coraggio e porti la questione all'attenzione della Corte Costituzionale.
Molte tratte ormai esotiche, fino a non molti anni fa, vuoi per il turismo ancora non cosmopolita, vuoi per la netta difficoltà politico doganale, non erano molto battute. L'Alitalia, quindi, per assicurare agli utenti (noi italiani, politici compresi) il servizio, si vedeva costretta a mantenere comunque in piedi quelle rotte, seppur con molti sacrifici che, si concretizzavano ad esempio, nella presenza di meno personale a bordo (2 sole hostess) e riduzioni sostanziali di costi di alloggio (allogi in hotel con poche stelle). Stranamente, con l'aumento del turismo e delle presenze a bordo è aumentato in modo più che esponenziale il personale a bordo ed i diritti ad essi riconosciuti (si iniziava a parlare di pernotti in 5 stelle). Gli effetti di questa politica sulle sole risorse umane, ha portato in meno di cinque anni al deficit. La moda di cercare il colpevole, purtroppo ,porta sempre a coloro che oggi dovrebbero sedersi al tavolo delle trattative che sinceramente vedo pieno. Forse la moda del boom occupazionale si è spostato dai voli ai tavoli di concertazione?
Quando a cadere nell'oblio è la piccola impresa il nostro paese come da codice segue le regole, lascia correre e lo dimostrano i dati di mortalità delle imprese censiti dall'istat pochi giorni fà, ad oggi in rialzo. Quando si tratta di grandi colossi si va ben oltre le regole, le si cambiano per dar respiro a realtà economiche che così come sono non hanno altra possibilità se non il fallimento. Siamo entrati in una realtà dove il governo salva l'insalvabile, vedi Alitalia, vedi Fannie Mae e Freddie Mac. La mia domanda è questa: che il managment delle grandi imprese non abusi di tanta grazia che viene concessa dai vari governi locali, prestiti ponte, decreti ad hoc plasmati per ogni situazione?
Credo che la norma che indica (art. 8 bis, par. 1, lett. b iii) legittimi la cessione in blocco degli slot solo in caso di "acquisizione del vettore" (slot direttamente connessi "al vettore aereo acquisito"), ossia in un caso - sotto questo profilo analogo a quello della lett. b ii) - di acquisizione del soggetto-vettore. CAI dovrebbe invece acquistare singoli asset o al più rami di azienda.
E se il commissario vendesse a prezzo congruo attività aerei e proprietà immbilari? Non si dovrebbe aspettare di sapere le cifre prima di giudicare? E se il piano permettesse ad una compagnia indipendente, leggera, salva dai contratti extra lusso e dal sistema di clientele e corruzioni politiche sindacali , di fare utili e coprire decentemente il sistema aeroportuale italiano nell'ambito di una forte alleanza internaziuonale ? Non viene il dubbio a proposito di mercato che la tanto sbandierato Milano Roma era in regime di duopolio e che la vera concorrenza verrà dal treno? Non sarebbe utile capire perchè Air France era disponibile a spendere per un baraccone ingestibile avendo come tassativa condizione la desertificazione di Malpensa ed il diritto di veto sui collegamenti italiani. Dove è il mercato se si permette ad un operatore straniero monopolista nel suo paese di comprare di fatto il monopolio del traffico italiano mascherandolo con l'acquisto di un azienda fallita che andava comunque per decenza commissariata ? Non è forse che il commissariamento di Alitalia non si era sinora fatto per resistenza politico sindacale trasversale?
A mio giudizio ciò che non viene fatto cogliere appieno all'opinione pubblica è l'importanza degli aereporti e dell'infrastrutture, più che dei vettori, nel sistema dei trasporti aerei. Il mercato dei vettori aerei è un mercato in parte concorrenziale, l'unica barriera è costituita dal meccanismo di assegnazione degli slot, per le rotte interne alla CEE sono assegnati secondo principi concorrenziali, per le rotta intercontinentali è necessario negoziare accordi bilaterali e attualmente solo Alitalia può volare dall'Italia verso alcune destinazioni. In ogni caso, mentre se si ha una buona infrastruttura esiste un mercato dei vettori a cui si può guardare per sviluppare il settore, non è altrettanto vero il contrario. L'idea quindi di salvaguardare un vettore nazionale per rilanciare il sistema del trasporto aereo italiano mi sembra una forzatura. Il governo invece di attuare politiche dirigiste in settori concorrenziali, dove basterebbe una buona attività di regolazione; dovrebbe concentrarsi nella stesura di un piano nazionale degli aereoporti ed occuparsi di portare a compimento quelle infrastrutture che non consentono ad un aereoporto come Malpensa di essere una scalo logisticamente efficciente.
La frittata è stata fatta dai governi precedenti (Prodi ma anche Berlusconi) con l'assistenza dei sindacati che non hanno voluto mai prendere atto che Alitalia era in una situazione fallimentare. Sarebbe stato preferibile fare nel 2002 un'alleanza paritaria con Air France, sarebbe stato meglio vendere ad inizio 2008 ad AirFrance-KLM ma i sindacati e l'allora opposizione si sono messi di traverso e il Governo Prodi non ha avuto il coraggio e la forza per andare avanti. A questo punto, probabilmente sarebbe stato meglio far fallire Alitalia ma Berlusconi ha voluto mantenere la promessa elettorale a spese dei contribuenti e dei viaggiatori, rendendo un grosso favore a Intesa Sanpaolo che può recuperare i crediti AirOne e anche a Toto che forse finisce per guadagnarci qualcosa, gli altri imprenditori di sicuro non ci rimetteranno. Spero almeno che sia una buona occasione per la politica e il governo di riappropriarsi del potere decisionale che costituzionalmente spetta soltanto a loro e nel contempo di togliere ai sindacati la possibilità di sconfinare dal ruolo che certamente non prevede, e in più occasioni è stato ampiamente dimostrato, la rappresentanza degli interessi generali.
Beh, in tutto questo casino almeno in una cosa sono stati onesti. Ai piccoli azionisti Alitalia hanno concesso di accedere al fondo contro le truffe. Che sia stato lo stesso governo a truffarli certo non è un dettaglio.
Scrivo solo per complimentarmi: sia questo scritto che "Chi ha perso la scommessa" toccano in maniera puntuale e chiara gli aspetti fondamentali dell'epopea Alitalia. Uno scandalo vero, gravissimo, ingiustificabile. Più mi addentro nella questione, e più mi convinco che l'unica strada da perseguire sarebbe quella della amministrazione controllata. Chiudere baracca e burattini. Poi penso alle famiglie dei dipendenti, e me ne dispiaccio. Ma qual'è l'immagine che diamo a tutta Europa? Cosa può dire un imprenditore tedesco che deve lottare con le sole sue forze (o della società) per portare avanti la sua impresa? Perchè in Italia si abusa sempre di strumenti come l'Emergenza, la Deroga, l'Aggiramento? Il messaggio che passa da tutto ciò è potentissimo, maligno. Quanti altri grandi business man o Cda chiuderanno gli occhi sui bilanci, o non saranno rigorosi per quel che concerne debiti o pagamenti? Tanto poi chi lo sa, lo Stato non potrà rifiutare un aiuto a nessuno.
Egr. professore vorrei chiederle con quale coraggio l'Unione Europea potrebbe trovare a ridire sugli aiuti di Stato ad Alitalia, dopo aver ingoiato quasi senza batter ciglio: in Germania gli aiuti di Stato a WestLB ed altre banche di cui non ricordo il nome, messe sul lastrico dai loro investimenti ad alto rischio nei subprime in Gran Bretagna addirittura la nazionalizzazione di Northern Rock, nazionalizzazione che come certo sa e` avvenuta con modalità scandalose, anch'essa separata in una bad company con debiti ripianati dai contribuenti, mentre alcuni azionisti privati conservano un gioellino con lucrosi portafogli detenuti a Guernsey. Troverà finalmente la UE un minimo di coerenza e giustizia fra stati forti e stati deboli come il nostro, oppure gli aiuti di stato italiani saranno invocati come pretesto per far fallire i piani del governo, e far ricadere Alitalia nella scarsella francese, stavolta con un'offerta ancora più piratesca? Il matrimonio ideale Alitalia-KLM fatto fallire qualche anno fa proprio dalle pressioni europee lascia purtroppo temere questa seconda soluzione.