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DIAMO UNA REGOLAZIONE ALL'ACQUA

di Antonio Massarutto, Categoria Concorrenza e Mercati, / Infrastrutture e Trasporti, Data 28.08.2008

Il settore idrico è il prototipo del monopolio naturale. La componente infrastrutturale domina su quella operativa e quasi tutti i costi sono irrecuperabili per lunghissimo tempo. Tuttavia, il mercato può dare un contributo che sarà tanto migliore quanto più efficace e coerente sarà il sistema di regolazione. Non basta dunque affidarsi a gare e contratti, è necessario prevedere anche strumenti che siano in grado di disciplinare e rendere trasparente la rinegoziazione arbitrandola super-partes, riducendo sia il rischio di cattura del regolatore sia quello di connivenza.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Acqua: uno dei tanti problemi
    Nome: Marco Tesei  Data: 10.09.2008

    A mio parere il problema dell'acqua è soltanto uno dei tanti problemi che l'Italia si ritrova per via della poca affermazione delle associazioni per la tutela dei consumatori. Sono in Spagna per un progetto di internazionalizzazione da 2 mesi, e penso al nostro "bel paese". L'altro giorno parlavo con un ragazzo spagnolo che è partito per la Tunisia contrattando un hotel 4 stelle, arriva li e l'hotel di stelle ne aveva la metà, era in pessime condizioni. Per farla breve dopo 15 giorni dal suo rientro gli hanno riaccreditato il 50% del costo dopo che un associazione di consumatori abbia certificato l'accaduto! Noi saremmo andati da "Mi manda RaiTre?" Dovrebbero lavorare per una vera e forte tutela del consumatore! Peccato che ci rimetterebbero per primi alcuni esponenti politici!

  • Liberalizzare il commercio dell'acqua?
    Nome: DE SANTIS UMBERTO  Data: 05.09.2008

    Nella definizione del concetto di liberalizzazione del mercato, ahimé, non è stato scritto che si può liberalizzare soltanto la produzione e il commercio di un bene che il consumatore può scegliere di non acquistare. P.E. se non voglio comprare benzina, posso andare a piedi, in bicicletta,in autobus; non sono obbligato a viaggiare in automobile. E' così evidente che l'acqua non è un bene che sia possibile trasferire in commercio all'imprenditoria privata. Tutti i discorsi di bene inalienabile, componente infrastrutturale, ecc. ecc. portati dalle opposte opinioni sul tema sono inutili e devianti. Il bene deve essere rigorosamente pubblico in mano all'operatore locale, direttamente sottoposto alla verifica del cittadino in un rapporto diretto col Sindaco, dal momento che è il cittadino sul territorio che ne gode vantaggi e svantaggi. La definizione tecnica dell'Azienda dell'Acqua la lascio decidere a tecnici più esperti di me in cose amministrative.

  • PRIVATIZZARE L'ACQUA?
    Nome: DE SANTIS UMBERTO  Data: 05.09.2008

    Noi si chiacchera e il governo, invece .... La legge 6 agosto 2008, n. 133 all'articolo 23 bis "servizi pubblici locali di rilevanza economica" afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell'economia capitalistica, cito integralmente "al fine di favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale, nonché di garantire il diritto di tutti gli utenti alla universalità ed accessibilità dei servizi pubblici locali ed al livello essenziale delle prestazioni, ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettere e) e m), della Costituzione, assicurando un adeguato livello di tutela degli utenti, secondo i principi di sussidiarietà, proporzionalità e leale cooperazione. Le disposizioni contenute nel presente articolo si applicano a tutti i servizi pubblici locali e prevalgono sulle relative discipline di settore con esse incompatibili." Intanto noi andavamo in vacanza.

  • Commento
    Nome: DE SANTIS UMBERTO  Data: 05.09.2008

    Per immediata conseguenza dell'approvazione della legge, ACQUALATINA (gruppo francese VEOLIA) ha acquisito definitivamente il diritto di vessare la popolazione di Aprilia con le tariffe aumentate dal 2005 del 300%, come ben documentato non solo nel Web ma anche dall'inchiesta giornalistica di REPORT.

  • AgUA
    Nome: DAVIDE  Data: 05.09.2008

    Questione annosa quella dell'acqua, vuoi per l'eccessiva politicizzazione del problema, vuoi per l'indubbia rilevanza che questa risorsa ha, ma sopratutto avrà nei prossimi anni. Il mercato dell'acqua è il simbolo del monopolio naturale in cui si produce in modo efficiente e a minori costi possibili se a farlo è un solo soggetto imprenditoriale (pubblico o privato). Sono d'accordo con chi ritiene che l'acqua non sia un bene e pertanto non può essere soggetto alle normali leggi del mercato, ma il problema che si dovrebbe inquadrare a mio avviso è quello dell' efficenza che manca sia nella gestione pubblica che privata.

  • Non facciamo la fine della Bolivia, per favore
    Nome: Carlo  Data: 01.09.2008
    Non facciamo la fine della Bolivia, per favore, dove l'unico risultato della privatizzazione fu un aumento vertiginoso dei prezzi, che porto' ad una rivolta per le strade con morti e feriti. I modelli economici neoliberisti come spiegano tutto cio'? Le privatizzazioni non dovrebbero essere un toccasana per tutti i consumatori?
  • Essenzialmente acqua
    Nome: Andrea  Data: 31.08.2008

    La regolazione dell'acqua proposta da Massarutto fa leva sui meccanismi di mercato. Vorrei ricordare come il mercato sia solo uno dei modi di allocazione delle risorse (non l'unico). Anche se si ipotizzasse l'efficienza del mercato (le esperienze di privatizzazione dell'acqua in Italia dimostrano però il contrario) come si può accettare la disugualianza di distribuzione di un bene primario, di un diritto essenziale per la dignità umana? Allora perché non far alloccare al mercato anche le risorse civili, politiche e sociali? Il voto, ad esempio... Riconosco l'intento provocatorio di quest'ultima affermazione, anche se segnalo che autori come Wittfogel riconoscono la concatenazione tra il controllo dei bisogni primari (come l'acqua) e la (non)usufruibilità dei diritti civili,politici e sociali. Penso che quando Massarutto parla nella premessa di argomentazioni che parlano di massimi sistemi, si riferisce a tesi come questa da me ora esposta. Chiedo però, se si salta una premessa così importante (l'acqua come diritto!), come si fa ad arrivare a conclusioni corrette nel ragionamento?

  • Lo ha detto il medico che bisogna introdurre criteri privatistici nella gestione dell'acqua?
    Nome: bellavita  Data: 30.08.2008

    Perché di questo passo si può dire che bisogna introdurli anche nella gestione della polizia e della magistratura... Non basta sancire l'obbligo di un approfondito dibattito biennale nell'organo conunale e sovracomunale di competenza? Abbiamo orde di consiglieri comunali, provinciali e regionale pagati in modo eccessivo per non gestire alcun potere, ma solo una facoltà di indirizzo, situazione frustrante per degli eletti (per davvero, non nominati dai partiti come i parlamentari) che costituiscono il primo livello del nostro sistema democratico, e anche quello che deve rispondere personalmente all'elettorato. Provare a utilizzarli potrebbe essere un bene per il nostro ingessato sistema politico.

  • Siete sicuri che il mercato e le autority "spuntate"ci salveranno?
    Nome: giovanni ascione  Data: 29.08.2008

    Privatizzare l'acqua...e per carità, non al ritorno alla mano pubblica! Creiamo un'autority indipendente come quella dell'energia e del gas, delle telecomunicazioni e infiliamoci dentro i soliti volti noti dei galoppini dei politici..capaci, tali autority, di difendere a mano bassa i diritti delle corporation (vedi il caso dei misuratori di gas). L'idea che il mercato "regoli" anche la distribuzione e l'erogazione dell'acqua è una idea nefasta. In un periodi di crisi come questa (crisi del credito, bolla immobiliare incipiente, aumento dei costi della produzione,ecc,ecc.) dare il "compito" alle solite facce note (della GRANDE FINANZA italiana) di risolvere il problema della "non efficienza" del sistema pubblico è la solita, identica e medesima litania per creare consenso intorno all'operazione. (il vostro è un ragionamento del tipo: i matrimoni falliscono..allora aboliamoli!). Il controllo dell'acqua da parte del privato, voi lo sapete, genererà malcontenti, aumento dei prezzi e diminuzione dell'efficienza (vedi il caso della privatizzazione dell'acqua a Formia).

  • Commento
    Nome: alessandro morini  Data: 29.08.2008

    L'intervento cattura-e non poteva essere diversamente - un numero troppo elevato di temi. Anzitutto tiene in limitato conto che il quadro regolatorio - oggi contenuto nel codice dell'ambiente che in parte innova la Legge Galli - prevede una rindondante segmentazione delle competenze amministrative che potrebbe funzionaresoltanto ove l'AP fosse un sistema perfetto. L'esperienza diretta nel settoreillumina la circostanza che il primo ostacolo alla "industrializzazione" del servizio - che prescinde dalla natura pubblica o privata del gestore - è costituito dalle amministrazioni locali. Tale situazione si rileva a due livelli sia nella fase di affidamento del servizio - nella quale nessun comune intende cessare l'influenza che esercita sul proprio gestore - sia nella fase successiva - intevenendo sulla tariffa ed impedendo un corretto assetto finanziario -. Inoltre, salve alcune regioni, non esiste un quadro legislativo attendibile della responsabilità ambientale del gestore fino a che all'adeguamento della rete idrica e di depurazione (sopratutto) agli standard normativi sulla base delle prevsioni pluriennali del piano d'ambito.