
E' il sistema usato dagli australiani per eleggere la Camera dei Deputati e dagli irlandesi per eleggere il presidente della repubblica. E' un maggioritario, ma all'elettore si chiede di mettere in ordine di preferenza i diversi candidati. Evita la dipendenza dalle alleanze pre-elettorali. Aiuta l'emergere di due blocchi, anche se non necessariamente di due partiti. Favorisce i partiti maggiori e quelli geograficamente concentrati. Dunque, in questa legislatura, e forse solo in questa, è una riforma che si può fare.
il sistema australiano fu già suggerito da Luigi Einaudi. Troppo grande e liberale quel presidente... Le auguro maggior fortuna.
Secondo me indipendentemente da che vengano ripristinate le preferenze o meno, che si usi un sistema proporzionale o maggioritario, si dovrebbe dare la possibilità agli elettori che non si riconoscono in nessuna delle offerte politiche di votare per l'azzeramento della votazione in quel collegio o circoscrizione. Intendo dire che dovrebbe esserci un'opzione neutra tra le varie scelte elettorali che non corrisponda ad alcun partito o candidato e che se scelta dalla maggioranza dei cittadini implica la ripetizione della tornata elettorale a livello locale con nuovi candidati. In questo modo si darebbe un 'valore legale' a quelle che oggi sono schede bianche, nulle o astensioni e si ricondurrebbe all'interno del circuito democratico molta anti-politica 'massimalista'. Chi non si riconosce in alcun partito o candidato potrebbe andare a votare e dire "Nessuno di loro". I voti NDL sarebbero conteggiati come fossero di un vero candidato e se superassero il 50% l'elezione verrebbe azzerata e ripetuta da zero con nuovi candidati.
Caro Dorigo, capisco il senso di frustrazione di fronte a un'offerta politica insoddisfacente, ma credo questo sarebbe un rimedio peggiore del male. Il tipo di meccanismo che lei suggerisce è equivalente alla richiesta di una percentuale minima di voti validi per considerare valida un'elezione. Regole di questo tipo vennero adottate in vari paesi ex socialisti, come Serbia e Russia, nella fase di transizione alla democrazia (per l'esattezza questi paesi mantennero leggi simili in vigore durante il periodo
dittatoriale). Il problema è: cosa succede se gli elettori persistentemente non vanno alle urne? Si creano vuoti di potere pericolosissimi. In Serbia questo accadde nel 2002, quando per due volte di fila gli elettori parteciparono all'elezione presidenziale in misura inferiore al 50% necessario. Alla fine eliminarono il requisito.
Se vogliamo dar voce alla protesta, mi pare molto più ragionevole dare la possibilità agli elettori scontenti di chiedere la convocazione anticipata delle elezioni mediante raccolta di un certo numero di firme. Questo meccanismo è stato usato, per esempio, in California nel 2003, quando il governatore Davis venne destituito in favore di un noto e muscoloso attore.
Faccio solo un'osservazione avendo letto l'articolo su la voce.info, non approfondimenti. La preferenza plurima, senza priorità, è stata lo strumento di controllo del voto in gran parte d'Italia, sopratutto nel Sud, per molti anni (voto di scambio). Questo è ciò che si studiava nei libri di testo negli anni '80 e primi anni '90 nelle facoltà di Scienze Politiche (con documentazioni). La preferenza unica ha ridotto o eliminato le possibilità di controllo del voto da parte dei partiti creando un argine alla deriva clientelare, antimeritocratica e quindi alle iniquità che ciò determina. Non mi pare la peferenza unica abbia fallito da questo punto di vista. Altre sono state le ragioni del maggioritario, legate all'opportunità di garantire semplificazione del quadro politico e governabilità (risultati non del tutto falliti anch'essi, mi sembra). Penso che si dovrebbe prima fare una verifica di efficacia delle riforme fatte, altrimenti non possiamo ambire alla palma d'oro di maggiori riformatori di sistemi elettorali al mondo alla quale peraltro potremmo cominciare ad ambire. Passatemi l'ironia di metà Agosto.
Caro Spampinato, la questione che lei solleva del controllo del voto è una importante obiezione al sistema di voto alternativo, o in verità a qualunque sistema che permette un voto articolato, come nel caso di preferenze plurime. Infatti, quando ci sono molti candidati un capocosca può chiedere a un elettore di riportare una particolare sequenza di preferenze; se è improbabile che tale sequenza di preferenze venga prodotta da altri elettori, allora il voto diventa riconoscibile e può pertanto essere controllato.Tuttavia, ci sono due fattori che inducono a pensare che tale problema sarebbe minore. Primo, l'esperienza di praticamente tutti i paesi in cui sono stati attuati sistemi maggioritari, all'inglese o all'australiana, è che il numero di candidati in una data circoscrizione è relativamente ridotto; questo riduce le combinazioni possibili, e quindi le possibilità di controllare il voto. La seconda, e più importante, obiezione è che comunque per essere eletto un candidato ha bisogno di raccogliere metà dei consensi della circoscrizione. Con un sistema proporzionale si può diventare deputato
anche con un consenso relativamente ridotto; comprare e controllare il 5%-10% (o anche meno) dei voti del collegio era solitamente più che sufficiente. Questo vale anche se il rimanente 90% della popolazione sa e capisce che l'uomo politico che compra i voti è un lestofante. Con il voto alternativo ottenere un seggio semplicemente comprando i voti o minacciando diventa molto più complicato, dato che bisogna effettivamente comprare o minacciare il 50% dell'elettorato. Questo non significa che con il voto alternativo non verranno eletti dei lestofanti. Significa però che i lestofanti potranno essere eletti solo con il libero consenso di una buona fetta della popolazione, non solo con la coercizione o la compravendita del voto. Ma a quel punto, c'è ben poco che si può fare: se agli italiani piacciono i lestofanti non c'è sistema elettorale che tenga.
Articolo interessante per chi, come me, non era al corrente di tale sistema elettorale. Sarebbe stato curioso avere tale metodo alle ultime elezioni, per vedere se molti cittadini del nord avrebbero indicato Lega Nord e, magari, Rifondazione Comunista! (secondo l'ipotesi dalemiana che la Lega sia in realtà una costola del partito comunista italiano...). Una domanda all'autore: nell'articolo cita possibili perdenti e vincitori di un sistema del genere, ma tralascia l'Italia dei Valori; in quale delle due categorie ricadrebbe, secondo lei, il partito di Di Pietro?
Caro Lancioni, a prima vista direi che l'IDV rientra tra i perdenti; questo non è particolarmente importante per le possibilità di attuare la riforma,dato che i suoi voti possono essere resi ininfluenti. Ci sono però da fare un paio di considerazioni. La prima è che IDV, pur non essendo territorialmente concentrata come la Lega, ha una forte presenza in Molise, dove alle ultime elezioni è risultato il primo partito del centrosinistra con il 27,68%. In tale regione potrebbe ottenere almeno un seggio per il leader. La seconda è che non sappiamo bene come funzionerebbe il gioco delle seconde preferenze. Possiamo speculare che IDV, per la sua collocazione, potrebbe attrarre seconde preferenze tanto da destra come da sinistra. Non so se questo sarebbe sufficiente a far guadagnare seggi ma sicuramente darebbe al partito visibilità. Ma, come ho detto, queste sono speculazioni senza dati concreti.
1° problema: i candidati Dovrebbero essere indicati con primarie obbligatorie basate sulle caratteristiche personali (assenza di condanne, livello di cultura espressa, esperienze politiche e professionali, ......) con un opportuno sistema di controllo. 2° problema: sistema delle preferenze Dare la possibilità di indicare, ad esempio, tre preferenze. 3° problema: aggregazione dei partiti Avere due soli gruppi di partiti, ognuno dei quali formato da poche liste, per garantire la diversità di opinioni all'interno del raggruppamento, ma con una rappresentanza unica (un solo gruppo parlamentare).