
Al di là dei problemi di metodo e di merito della proposta di federalismo fiscale della Lombardia, alcune questioni sono imprescindibili. La spesa statale da devolvere alle regioni è localizzata soprattutto nel Sud, mentre le risorse sono prevalentemente al Centro-Nord. Qualunque ricetta di federalismo dovrebbe perciò riavvicinare nel medio periodo i livelli di spesa a quelli delle entrate regionali; garantire a tutte le regioni le risorse necessarie per i servizi fondamentali; introdurre sistemi di controllo per premiare le capacità gestionali territoriali.
In Canada ogni cittadino, quando acquista anche un pacchetto di caramelle paga due tasset: la Gst (sui servizi e sui beni) e tasse "provinciali" per circa un 2,5 percento in tutto, tranne che in Alberta. Li, per via della presenza di ingenti introiti petroliferi il governo provinciale ha deciso di glissare sulla tassa locale e di mantenere solo quella federale e l'albertta non è la provincia piu ricca. Si dice che il sud non abbia risorse, io sinceramente non ci credo. terreni incolti, un poco di petrolio in Basilicata, bellezze naturali potrebbero essere sfruttate meglio, e nuove "silicon valley" maccheroniche potrebbero essere create, magari in quest'ultimo caso rilanciando il distretto catanese. il federalismo ha come ovvia conseguenza la responsabilizzazione degli enti locali e il passaggio dalla spesa storica a quella standardizzata è un'ulteriore fattore di chiarezza nei conti di certi enti.
Ma che federalismo è mai questo dove l'IVA la incassa la regione che produce e non quella che la paga. Mi dovrebbero spiegare perchè nel federalismo non rientrano mai banche, assicurazioni, petrolio, per fare un esempio. Dove sbagliano è quando sostengono che al Sud non spettano le risorse, per il solo fatto che non le ha. L'attuale condizione di sviluppo e di pieno impiego nel Centronord non si sarebbe mai potuta determinare senza l'apporto dell'altra parte del Paese. E' chiaro che questo federalismo, che federalizza soltanto la spesa pubblica, non potrà mai alterare la condizione di dipendenza economica, i rapporti Sud/Nord, che sono già iscritti nei meccanismi di mercato, nelle merci che tolgono lavoro, nella gestione nordista del credito, come non potrà mai porre freno al rastrellamento dei surplus. Il Sud non avrà più soldi da spendere, ma anche il Nord avrà ben poco da incassare, perché funziona da imbuto: rilascia ciò che incassa, Se il Sud avesse le mani libere in materia di credito, di commercio internazionale, di politica estera, di politica agricola e industriale, allora, solo allora, il federalismo avrebbe un senso.
Negli auspici dei proponenti, il federalismo dovrebbe favorire più efficienza nella spesa pubblica, responsabilizzando la classe dirigente delle Regioni, più vicina al controllo dell’elettorato. In realtà, si può dubitare che la dirigenza meridionale, proprio per la sua vicinanza a gruppi di interesse locali che vivono di spesa pubblica, spesso contigui alle associazioni a delinquere, sia in grado di assumere decisioni impopolari per contenere e riqualificare la spesa. E' più probabile che a fronte degli stringenti vincoli di bilancio imposti dal federalismo, Regioni e Comuni del Sud finiscano per indebitarsi e ballare sull’orlo della bancarotta, consapevoli che uno Stato (ancora) unitario non potrà accettare la rivolta sociale conseguente il degrado dei pubblici servizi (vedi caso rifiuti Napoli). Analogamente si può pure dubitare che le Regioni del C-Nord, avendo a disposizione più risorse, mantengano la stessa determinazione nel combattere sprechi e privilegi. Paradossalmente, il federalismo rischia oggi di allontanarci dall’obiettivo: inseguendo i facili umori del proprio elettorato, la politica del Nord fugge forse dalle proprie responsabilità di guidare la riforma del Paese.
Discutere di federalismo si o no oggi è come discutere di raccolta differenzaita si o no, è una questione superata insomma. In un mondo globalizzato e sempre più competitivo il nostro paese non si può più permettere certe inefficienze, presenti ovunque ma con punte incredibili nel meridione. Numerose e varie statistiche nazionali (dati e fatti quindi) dimostrano come certe regioni a parità o addirittura superiorità di spesa offrano un livello di servizio nettamente inferiore. L'unico modo di colpire questa situazione è la concorrenza fra enti e soprattutto la responsabilizzazione degli amministratori pubblici; la loro inadeguatezza (per non parlare di corruzione) deve ricadere su chi li ha scelti: se per esempio il servizio di raccolta rifiuti napoletano è inefficiente, la colpa è degli amministratori locali ma anche di chi li ha votati. Si finirà con il sistema clientelare visto che verranno meno i vantaggi (soldi a pioggia, contributi etc) e si vedranno gli svantaggi (tasse locali alte e bassi servizi).
Non sono contrario a priori al federalismo fiscale, ma preferirei di gran lunga una semplificazione della burocrazia che preveda subito l'abolizione delle province (tutte!) e la soppressione dei piccoli comuni. In un momento come questo, l'istituzione di nuovi centri di spesa presso le regiorni non farebbe altro che aumentare a dismisura sprechi e tangenti. In sistema Italia ha bisogno di semplificazione; cioé meno leggi, meno burocrazia, meno tasse e più giustizia. Il federalismo fiscale può essere attuato dopo questi passaggi, altrimenti si finirà per peggiorare la situazione (e la sopportazione) di cittadini ed aziende che è già arrivata ad un punto critico.
Formigoni gesuiticamente ha fatto una proposta tutta pro domo sua, infatti, non dice qual'è l'IVA sulla quale vuole mettere mano: quella pagata dal consumatore sul proprio territorio o quella pagata da che la riscuote e poi la versa alla mano pubblica? Nel primo caso l'IVA pagata a Matera andrebbe alla regione Basilicata, nel secondo caso, se il consumatore di Matera ha comprato in un supermercato di una catena con sede a Milano, l'IVA andrebbe a Formigoni. Inoltre, nel primo caso ci sarebbe anche un problema per le vendite a distanza: il consumatore di Trento che acquista tramite internet o al telefono un prodotto/servizio a chi pagherebbe l'IVA? E come si fa ad accertarla? In America il problema delle tasse sulle vendite fatte tramite e-commerce è ancora irrisolto. E là il localismo fiscale esiste da 200 anni.
Oggi l'Italia è organizzata in regioni province comuni.Questi ultimi sono più di 8mila. Esistono comuni che faticano per la loro micrograndezza a gestire una scuola materna. Occorre partire dall'inglobabento di questi comuni ai comuni più grandi limitrofi. Creare insomma comuni di circa 100.000 abitanti fino ad un massimo di 150.000 con un territorio suffcientemente grande. Per intenderci una provincia attuale di media superficie poniamo di 2000km quadrati possa suddividersi in 4 comuni che potrebbero trasformarsi in cantoni. Questi cantoni dovrebbero organizzarsi sviluppando l'organizzazione comunale del comune originario piu grande e inglobare le funzioni delle province. L'Emilia Romagna ad esempio potrebbe passare da 341 comuni e 10 province a soli 25 Cantoni compresa l'area metropolitana di Bologna. In questo modo si abolirebbero molte cariche di sindaco e molti consigli comunali e provinciali comunita montane ecc. I cantoni diventerebbero con un borgomastro e un senato cantonale gli organi decentrati che assumono le funzioni attuali dei comuni e delle province (asl, aziende municipalizzate,polizia locale dovrebebro uniformarsi territorialmente). Un bel risparmio!
Esiste un' Italia di mezzo, quella che Giuseppe De Rita quantifica trasvelsalmente in un 25% e che giudica la parte trainante del Paese. Un' Italia che ha nel DNA il "sistema Paese". Che non è opportunista , che non sputa sul piatto dove mangia, che è colta e onesta professionalmente, che giudica l'euro una opportunità, che non è abituata a chiamare le persone "extracomunitario". Viva quella "Italia di mezzo" che silenziosamente sostiene ancora questa Nazione.
Anche se l'IRES non viene inserita nella riforma federale, e in questo ci possono rispondere i ricercatori, resta il fatto che i Signori Barilla pagano l'IRE nella città in cui risiedono, per non parlare delle società di persone e ditte individuali. Ho solo voluto precisare che quando si parla di federalismo fiscale non si guardi solo in un unico senso, e cioè alla redistribuzione del reddito.
Ma non abbiamo votato con un SI' a larga maggioranza il Referendum sul nuovo testo della Costituzione che dispone con l' art. 119 l' autonomia delle Entrate e delle Spese di Regioni Province e Comuni? Autonomia delle Entrate significa azzerare, salvo la quota da attribuire alla solidarietà nazionale, i Trasferimenti ordinari dello Stato, delle Regioni e delle Province agli Enti minori. Il Federalismo fiscale é formula ambigua che ammette soluzioni diverse, dalla proposta lombarda basata sulla compartecipazione delle Entrate su base regionale alla proposta piemontese della Bresso che mira a un' addizionale sulle imposte corrispondente alle nuove competenze da assumere su Trasporti, Università, Cultura, Ambiente, Sanità e Previdenza.