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PLURALISMO: IL MALATO E' GRAVE

di Michele Polo, Categoria Informazione, Data 21.07.2008

La difesa del pluralismo nelle telecomunicazioni si affida in primo luogo a un'articolata struttura dei media e a una attitudine dei mezzi di comunicazione a riportare una pluralità di opinioni al proprio interno. Il quadro italiano resta perciò problematico anche per il 2007. Nel settore televisivo, esiste ora un terzo gruppo di forte impatto economico. Ma il modello di business dell'operatore pay ha scarsa incidenza su audience e pubblicità. E per la stampa, abbiamo molte realtà locali nelle quali pochissimi giornali coprono la gran parte delle scelte dei lettori.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Pluralismo? no grazie
    Nome: de santis umberto  Data: 28.07.2008

    Il pluralismo dell'informazione forse ancora esiste, specialmente fuori dal circuito televisivo, anche se le spinte del controllo berlusconiano sono fortissime. Ma d'altronde per governare non occorre il 100% dei consensi, in un regime democratico! E in questo il nostro riesce perfettamente. Ma quello che viene controllato tenacemente è il monopolio della raccolta pubblicitaria, la fonte economica del potere del Signore di Arcore. E mentre anche nel forum si chiacchera di cose e aspetti di nessun conto per il nostro Padrone, non si va al cuore del problema: gli italiani pagano il canone Rai per permettere a Berlusconi, grazie alla legge Gasparri, di ricavare miliardi di euro. Infatti è questo il vero argomento tabù, tanto che Catricalà ha potuto fare le sue denunce e le sue constatazioni, tutte corrette, senza prendere bastonate dalla claque rumorosa del Premier. Santoro sparli pure, basta che non mi tocchi il portafoglio.

  • Conflitto di interessi
    Nome: lorenzo  Data: 25.07.2008

    Il conflitto di interessi è il problema cardine a mio giudizio. Il fatto è che appena lo nomini sei tacciato di "comunista" oppure ti dicono che in questo momente c'è bisogno di tutto tranne che filosofeggiare sul conflitto di interessi. Invece questo secondo me è il problema che genera tutti i mali. Qualunque malattia cronica dell'Italia è tale perchè c'è il conflitto di interessi che nessuno ha intenzione di combattere; quali sono i problemi dell'italia? Mafia? Monnezza? Raccomandazioni? Aggiungete quelli che volete voi... Poi chiedetevi: "perchè non si risolvono?" Ora datevi una risposta... E' amaro constatare che è sempre la stessa: "conflitto di interessi".

  • Dubbio
    Nome: giuseppe faricella  Data: 25.07.2008

    Sono due anni che mi chiedo: se il centrodestra non avesse avuto il controllo totale di 4 telegiornali sui 6 più visti (considerando, poi, che il tg3 ha ascolti paragonabili a quelli del tg4, ma più bassi di quelli di studioaperto e del tg2), come sarebbero finite le elezioni del 2006, dopo 5 anni di governo sostanzialmente deludente? (si ricordi che non solo a qualche mese dalle elezioni mentana sostituì mimun, ma addirittura, su rete4 e italia1, nacquero trasmissioni di "approfondimento" politico che durarono lo spazio della campagna elettorale). Non è che, forse, con un sistema televisivo più neutrale, quelle elezioni avrebbero avuto un tasso di partecipazione più basso e un esito simile alle regionali del 2005?

  • Pluralismo
    Nome: GIROLAMO CAIANIELLO  Data: 24.07.2008

    La gente e gli stereotipi Da Rossana Rossanda a Furio Colombo, da Eugenio Scalfari a Barbara Spinelli, da Giorgio Bocca a Franco Cordero, da Gabriele Polo a Piero Sansonetti, dalla Gabanelli a Gianantonio Stella, e via seguitando con tanti altri nomi alla rinfusa, ditemi se si tratta di firme troppo insignificanti per dubitare che il giornalismo italiano sia fatto da una manica di servi del potere. E ditemi pure se parlar bene di Berlusconi (che personalmente detesto) dimostri automaticamente che chi lo fa è uno scrivano da lui prezzolato. E ditemi pure se la mamma di quel lettore che vede solo il TG5 vi sia costretta dal fatto che qualcuno (magari incaricatone da Buonaiuti o Gasparri) ha reso il suo televisore incapace di riceverne altri, ad esempio il TG3.

  • STRANEZZA ITALIANA? NON CREDO
    Nome: habsb  Data: 24.07.2008

    Chi parla di stranezza tutta italiana, sbaglia di grosso. Valichiamo le Alpi e spostiamoci in Francia, forse l'unico grande paese europeo paragonabile al nostro per taglia, cultura, storia. Due televisioni di Stato, e due televisioni private, controllate dal padrino del figlio del Premier, nonché suo amico di infanzia. Ora mi chiedo: se Berlusconi non sedesse al governo, ma vi mandasse un suo amico fraterno o figlioccio o simili, la situazione dell'informazione sarebbe fondamentalmente diversa? I maggiori giornali francesi (a parte Le Monde in gravi difficolta` finanziarie) sono le Figaro (destra), appartenente al fabbricante di armi Dassault e Liberation (sinistra) appartenente al finanziere Rotschild. C'è da invidiare l'Italia. Il punto (e lo ribadisco ancora una volta) e` che i media che usano lingue come italiano, francese, tedesco, che su scala planetaria sono diventate regionali, non possono sopravvivere da soli, e devono appoggiarsi ad un gruppo industriale o finanziario. Tanto fra 50 anni leggeremo tutti l'attualità in Internet su CNN, Fox, Bloomberg, o al Jazeera.

  • Il sistema italiano di tv e giornali non ha nulla da farsi invidiare
    Nome: Alessandro Sciamarelli  Data: 24.07.2008

    Concordo sul fatto che la stranezza di un sistema in cui non vi sono editori puri, bensì industriali semimonopolisti che detengono la proprietà dei giornali di maggiore diffusione (con effetti immaginabili sull'imparzialità di questi ultimi) non sia prerogativa solo italiana. La sostanza del discorso però rimane in piedi: ovvero che in Italia la stranezza è più macroscopica che altrove. Per almeno 2 motivi da me citati: 1. In Italia non esiste neppure un giornale veramente `indipendente` come Le Monde (per quanto esso sia in crisi, come è stato correttamente scritto) ; 2. Un presidente del consiglio proprietario di 3 reti private (3!) ed azionista di controllo delle 3 reti rai (tramite il Tesoro), dunque più numerose che in Francia e giuridicamente tutte referenti ad una sola persona. Che sia lui e non un suo amico come in Francia è,semplicemente, ancora più grave. Dunque non ci consoliamo con le stranezze altrui. Non abbiamo proprio nulla da farci invidiare.

  • Attenzione
    Nome: Alessio  Data: 24.07.2008

    Il punto del nocciolo non è quanti giornali o giornalisti sono schierati a destra o a sinistra (legittimo) ma quanti e quali di questi posseggono il mezzo. Non facciamo confusione tra proprietà e tendenza politica. Quest'utlima è infatti legittima qualunque tendenza sia. E' essere al contempo un politico e possedere un mezzo di informazione la deformazione italiana. Non è vero che c'è pluralismo solo perchè esistono testate di sinistra e di destra in egual misura o idem per i tg. I lproblema è il ricatto: se hai una tendenza politica puoi criticare gli stessi che sostieni, se chi sostieni invece è anche il tuo padrone ed è quello che ti dà lo stipendio, non potrai mai dissociarti, nemmeno se commette la boiata più colossale della storia. Questo fala differenza tra pluralismo e non pluralismo: essere liberi di tendere a qualunque forza politica, essere liberi di criticare qualunque forza politica. Se il tuo editore è il presidente del consiglio, si capisce benissimo che si è liberi di sostenerlo ma non di criticarlo.

  • Assenza di editori puri italiani
    Nome: jordan  Data: 23.07.2008

    Nella stampa direi che la concentrazione è sui livelli degli altri paesi europei, mentre per quanto riguarda la televisione ci manca a livello di ascolti un secondo forte gruppo privato che trasmetta in chiaro; è un vero peccato che La7, MTV, All Music, siano troppo piccole perché i loro azionisti non ci investono. Comunque il vero problema, il vero conflitto d'interessi, sta nella proprietà di chi controlla i vari mezzi d'informazione; non ci sono editori puri, ma imprenditori che hanno interessi in varie rendite, come l'immobiliare, i servizi di pubblica utilità, la sanità, etc, che utilizzano/considerano i mezzi d'informazione solo un mezzo "strutturale" per le altre attività.

  • Controllo della rai
    Nome: as  Data: 23.07.2008

    Sostenere che Berlusconi controlli anche la rai mi pare ridicolo. per quanto riguarda l'informazione, facendo zapping vedo il tg1 diretto da Riotta, che è stato messo lì da Prodi dopo interviste genuflesse sul Corriere, su rai2 il principale programma d'approfondimento è quello di Santoro (che non mi pare precisamente un berlusconiano...) mentre rai3, com'è noto, è interamente appaltata alla sinistra. forse guardiamo tv diverse?

  • Editori non indipendenti e conflitti di interesse
    Nome: Alessandro Sciamarelli  Data: 23.07.2008

    ho letto molte cose condivisibili. Basta non eludere il problema invece di, come si fa in Italia, rimuoverlo. E' ovvio che i conflitti di interesse non si fermano alla macroscopicità senza eguali del caso del presidente del consiglio attuale (inconcepibile, dico inconcepibile, in qualsivoglia paese civile, USA in primis); il punto è che gli editori non sono tali, bensì proprietari di grandi imprese, spesso concessionarie dello Stato, che si tengono un giornale o una tv come giocattolino e ne fanno il veicolo degli interessi della propria azienda. Questa è la prima stranezza, tutta italiana. La seconda è che uno di questi diventi anche, da concessionario dell'etere (in quanto proprietario di Mediaset che utilizza le frequenze pubbliche) azionista di riferimento del proprio concorrente, cioé della Rai (tramite il ministro del Tesoro da lui nominato) Senza contare che, come i "colleghi" De benedetti e i soci del patto di sindacato RCS, ha anche lui i suoi giornaletti che gli fanno già abitualmente da "voce del padrone". Per questo, leggere commenti come quelli del signor AS mi lasciano semplicemente basito.