
Le economie occidentali sono state colpite da due shock gravi, ma abbastanza tradizionali: un aumento del prezzo delle materie prime e una crisi bancaria. Si prefigura un periodo di forte rallentamento dell'economia americana. Negli Stati Uniti potrebbero prevalere le obiezioni politiche alle ricapitalizzazioni pubbliche delle banche private e dei loro azionisti. Ma in una recessione severa il protezionismo attecchisce facilmente. E se i politici europei pensano che per proteggersi basti gridare all'untore vanno incontro a una forte delusione.
A questo punto direi che questo articolo avrebbe bisogno di una postilla. Il prezzo del petrolio è sceso con una velocità non giustificabile da nessun tipo di dinamica domanda-offerta ma semplicemente dall'aspettativa (che era esattamente la stessa cosa che lo aveva gonfiato). Forse un pò di autocritica non guasterebbe. Personalmente temo che finchè non si decidera di levare dal mercato alcuni strumenti "evoluti" (non tutti) tipo abs e cds e limitare fortemente i future (facendoli tornare al loro scopo iniziale) iniettare liquidità aumenterà solo i rischi di contagio dalla finanza all'economia reale. Però il mio è solo un parere da profano e non vorrei sembrare tanto saccente quanto quelli che hanno commentato questo articolo prima di me.
La storia del Giappone e del suo sviluppo economico è molto diversa da quella degli Stati Uniti. Inoltre è nota la particolare propensione al risparmio dei Giapponesi, come è nota la propensione degli Americani ad indebitarsi. D'altra parte il dollaro è nel mondo la valuta di riferimento per i prezzi di tutte le materie prime e delle principali transazioni economiche. Quindi paragonare le politiche economiche e monetarie Giapponesi con quelle Statunitensi è praticamente impossibile. Relativamente al prezzo del petrolio, è opinione del Governatore Draghi che le recenti impennate dei prezzi sono favorite da condizioni mondiali di liquidità particolarmente abbondanti, e la diminuzione dei tassi d'interessi della scorsa estate spieghi circa un quarto del rialzo del prezzo mondiale del greggio.
Non credo che i banchieri centrali siano i responsabili della crisi immobiliare. Non lo sono, e per capirlo basta considerare il Giappone dove il costo del denaro è stato a lungo nullo, ma non si è verificata proprio nessuna bolla immobiliare. La "colpa" della bolla e crollo immobiliare è piuttosto dei politici: le modifiche fatte da Clinton al Community Reinvestment Act che in pratica obbligano ogni banca a concedere mutui anche in assenza di garanzie (pena forti ammende) hanno provocato questa bolla. Tutto ciò non ha naturalmente nulla a che vedere con il prezzo del petrolio, gonfiato dalla domanda dei paesi emergenti, e soprattutto dalle manovre terroristiche e strategiche di molti paesi produttori (Russia, Iran, Golfo, Venezuela), che si compiacciono di soffiare sul fuoco dell'instabilità mondiale perchè il petrolio non riscenda mai al suo prezzo di mercato di $50.
A mio avviso i due shock gravi sono stati determinati da un costo del denaro eccessivamente basso. Si è voluto assecondare ad ogni costo la folle corsa dei consumi degli Americani fino alla crisi dei mutui che costituisce l'apice della concessione di credito facile. In questo frangente abili e spregiudicati speculatori hanno realizzato enormi guadagni. Anche l'aumento del costo delle materie prime è in gran parte legato (oltre alla aumentata domanda da parte dei paesi emergenti) al deprezzamento del dollaro, causato dal basso costo del denaro. Ne consegue che i veri untori sono i responsabili di politiche monetarie eccessivamente espansive. Adesso ci troviamo nei guai,ma secondo me la soluzione è ridare gradualmente valore al denaro. Il valore del denaro è anche il valore del lavoro che occorre per guadagnarlo, ma questi principi sono stati messi da parte e si è favorito l'arricchimento facile attraverso spericolate operazioni finanziarie. In tutta questa situazione il protezionismo produrrebbe conseguenze catastrofiche. Meglio sarebbe stato e sarebbe accettare di buon grado il ciclo economico delle economie di mercato che prevede fasi di espansione e fasi di recessione.
Dato che nessuno è in grado di identificare con certezza chi sta speculando (i paesi produttori? i petrolieri? le borse? la Cina?), questo è il miglior nemico da invocare: non essendo identificabile con chiarezza, non lo si può neanche combattere. E quindi rimane tutto com'è. Salvo aggiungere al danno anche la beffa: mettere una tassa su ciò che già costa troppo e quindi scaricarla sui cittadini. Così il governo aumenta le tasse ma ne scarica la colpa sugli "untori"...
Condivido la linea dell'articolo e sono sconcertato da alcuni commenti, davvero incredibili su un sito come questo letto a priori da persone competenti, che non rinunciano ad attribuire ai mercati finanziari una parte di responsabilità per l'attuale prezzo del petrolio. Vorrei sottoporre a queste persone la seguente riflessione. Venti anni fa l'oro si scambiava a $250 l'oncia, oggi a $1000. Ciò significa che il dollaro e` stato svalutato del 75%. Perche' tale svalutazione non dovrebbe apparire sul prezzo del petrolio che e` infatti passato da $35 a $135? Notiamo che un discorso analogo puo' essere fatto per il Deutsche Mark o Euro che lo si voglia chiamare, e per molte altre valute cartacee. Allora dove sono i mirabolanti profitti degli intermediari finanziari e dei trader? Nessun trader può decidere i prezzi di mercato: il trader scommette che i prezzi di mercato stanno per evolvere in una certa direzione (verso l'alto o verso il basso), e se ha visto giusto, intasca i fondi di chi, sbagliando, ha scommesso nella direzione opposta. Dire che abbiamo prezzi elevati del petrolio per colpa dei trader è un po' come dire che le puntate al totocalcio fanno vincere una squadra.
Si dovrebbe sperare che questa crisi faccia capire ai governanti di non insistere nelle forme di imposizione fiscale che riservano a determinate forme di ricchezza, come quella immobiliare, adibite sia a scopi produttivi che di godimento, un trattamento non correlato con le altre forme di ricchezza, come quelle di redditi da lavoro, di impresa, rendite finanziarie, ecc. Le sacche di protezione, che sono a salvaguardia principalmente di patrimoni consolidati, portano al fenomeno abnorme di concentrazione di capitali e conseguenti valori fuori mercato, con indebiti arriicchimenti speculativi per chi riesce ad uscire in tempo, enorme disagio per le popolazioni e vigliacche manovre politiche che fanno ricadere ulteriori conseguenze dannose su chi ne ha subito nei momenti di vacche grasse per i soliti quattro gatti, già in salvo. Quanto tempo bisognerà aspettare affinché legislatori, governanti, esperti, benestanti in genere, si convinceranno che questo andazzo é vergognoso per società autodefinite democratiche? Bisognerà giungere ad una rivoluzione violenta?
Non vorrei sembrare troppo banale ma perché tra i commenti non leggiamo che tra le concause rientrano anche il fatto che il petrolio non è una fonte rinnovabile e quindi tende sempre più ad esaurirsi e l'ingresso di paesi come Cina ed India crea queste tensioni sui prezzi. Allora scommettere sull'aumento del prezzo del greggio per gli speculatori diventa una banale concausa. Lasciamo pure che aumenti fino al giorno in cui anche i "potenti" inizieranno a far passare tutti i progetti relativi alle energie alternative. Forse qualche untore potente esiste?
Si parla di due shock gravi, ma abbastanza tradizionali di cui gli economisti prendono atto con "il senno del poi", ma che non avevano minimamente avvertito a suo tempo, con il "senno dell'allora". Per le materie prime se lo shock fosse solo di natura tradizionale si potrebbe spiegarne il segno, ma non l'abnorme entità (prezzi triplicati!). Per cui la spiegazione non può prescindere dal ruolo della speculazione, quale che sia, e non parlare sbrigativamente di "untori" di manzoniana memoria. Sul Corriere di ieri compare un significativo trafiletto dal titolo "Il Giappone: stop alla speculazione ....". Mi sembra anche discutibile che si scriva "Forse una recessione profonda è l'unico modo per ripulire una economia in cui alcuni prezzi non riflettevano più i valori fondamentali" con il che si ammette che le distorsioni speculative ci sono state e che la politica economica e i preposti al controllo del mercato hanno fallito. Sarà che sono influenzato dalla recente lettura del libro di Ruffolo "Il capitalismo ha i secoli contati" ed in particolare del capitolo "La finanziarizzazione" a pag. 219 "La finanza... ha assunto significati apertamente speculativi..." ecc. ecc.