
I politici europei temono che procedere sulla strada delle riforme strutturali significhi perdere le elezioni successive. E' una paura infondata. Perché i benefici che ne derivano per famiglie e imprese possono essere anticipati da mercati finanziari ben funzionanti, riducendo così l'opposizione. I dati mostrano che di tutti i governi riconfermati dopo aver varato una riforma, il 65 per cento era a capo di una nazione con una regolamentazione pro-competitiva dei mercati finanziari. Diventano poi più facili gli interventi sui mercati dei prodotti e del lavoro.
E' la qualità della riforma fatta che provvede a rendere rieleggibile il politico. Ma gli europei tendono a ragionare come i presidenti degli USA che non a caso, visto il loro particolare sistema elettorale, fanno le riforme che caratterizzano il loro governo dopo l'elezione al secondo mandato, dato che il terzo non gli toccherebbe per legge. Invece i sindaci italiani studiano solo come procrastinare il proprio potere, come Putin in Russia. Per questo non si riuscirà mai a fare niente. Una piccola nota polemica: sicuro che gli atti di questo governo si possano definire riforme? O è solo un trucco controriformista chiamare riforma la restaurazione del potere padronale?
Per quanto sarei interessato ad un'analisi più ampia del rapporto tra cicli economici, legislazione economica e rieleggibità; devo dire che provo un po' di sgomento nel notare che alla fine la decisione del voto si riassume nel "mandare bene l'economia". Spero di aver tratto una conclusione affrettata e parziale ma devo ammettere che anche solo l'idea mi spaventa un bel po'.
Il ragionamento non fa una piega, ma mi assale un dubbio: Ma quali sarebbero queste importanti riforme strutturali che tutti citano? Tutti (politici intendo) ad annunciare i benefici di queste fantomatiche riforme, ma finora il contenuto mi è ignoto!