
L'evidenza empirica mostra che pressione fiscale apparente ed evasione sono guidate da un andamento di lungo periodo comune: variano nel tempo, ma nel rispetto di una relazione di equilibrio di lungo periodo. E' come se ciascun agente osservasse l'aliquota richiesta dal governo, decidesse qual è quella tollerabile e adattasse il reddito dichiarato in modo da ottenere l'aliquota desiderata sul reddito effettivo. Non a caso la penalizzazione per i contribuenti virtuosi appare invariata nei decenni, col passare di generazioni e governi.
Forse non era neppure necessario questo studio, bastava il buon senso, però meglio così, i dati statistici confermano la percezione comune. Il fatto grave è che oramai a forza di strillare agli evasori in continuazione senza adottare "rivoluzioni culturali" nel prelievo e senza dare un freno a sperperi ed abusi di Stato, la quasi totalità della popolazione sia giovane che anziana non ha più fiducia nelle isitiuzioni e da qui, l'aprirsi le porte alle differenziazioni regionali e culturali è breve! Il problema non lo si risolve aumentando ancora le tasse e le aliquote e reclutando più gente per i controlli ma con regole e principi diversi! L'esempio deve venire dallo Stato, ma fino a che si vedrà gente ieri in carcere e oggi, dopo breve, libero e riverito ed in attesa di lieti eventi e con ancora il portafoglio gonfio, non credo che si possa poi chiedere al cittadino comune che lavora per davvero di non cercare di "pianificare" le proprie uscite in tasse che vengono in parte sprecate in disservizi anzichè servizi collettivi. In altri paesi europei certe cose non succedono, un motivo ci sarà pure o vogliamo dire che solo gli italiani sono evasori!?
L' evasione fiscale, secondo me, nasce dal fatto che, a parte la pressione fiscale, quando si parla delle detrazioni di imposta sulla dichiarazione dei redditi, l' aliquota è del 19% mentre l' iva pagata è del 20%. Non vorrei sbagliarmi, ma nei primi anni, quando si compilava la dichiarazione, l' aliquota per le detrazioni superava il 20%, per cui appare evidente che per evitare la troppa evasione si potrebbe tranquillamente portare l' aliquota in riferimento almeno al 21% per cento, quindi superiore all' aliquota iva , per cui più conveniente per il contribuente, anche se allo stato potrebbe costare un po di piu ma comunque sempre meno dell' evasione.
Sarebbe stato interessante un'analisi dell'evesione anche su base geografica. Infatti i dati INSTAT mostrano come a fronte di un'evasione su livelli dei paesi Europei come Francia o Germania della Lombardia ed in generale del Nord, corrispondono livelli di evasione crescenti al Sud con punta massima in Calabria (oltre il 90%). Perchè i controlli sull'evasione non vengono eseguiti secondo queste rilevazioni ufficiali?
L'analisi è interessante, ma c'è da chiedersi quale affidabilità possano avere i dati sull'evasione, inevitabilmente stime grossolane senza riscontri verficabili. Inoltre non viene assolutamente considerato un meccanismo importante, che è quello del fallimento o dell'uscita volontaria dal mercato da parte di quei contribuenti rovinati da un'eccessivo inasprirsi della pressione fiscale. Non vi è solo il contribuente che aggiusta sulle aliquote il suo livello di frode. Vi è anche quello per cui l'imprenditoria perde ogni interesse oltre un certo livello di aliquote fiscali. Può erronemanete risultare come evasore, mentre ha solamente cessato un'attivita di cui profitta per metà o più la burocrazia della Casta politica.