
Il risparmio gestito attraversa in Italia una crisi senza precedenti: dall'inizio del 2007 i fondi comuni hanno subito deflussi per 106 miliardi di euro. Il futuro dell'industria dipende da come gli azionisti bancari vorranno modificare la catena del valore e i margini sulla distribuzione, preservando al tempo stesso la redditività di lungo termine. Ma anche dall'emergere e dal consolidarsi di altri distributori puri. L'importante è capire se queste evoluzioni possano avvenire sotto la spinta delle forze del mercato, oppure se debbano essere guidate da interventi del regolatore.
Sono assai scettico sulle performance del risparmio gestito, e aderisco a punti di vista anche illustri (es. Buffett) che consigliano ai risparmiatori il risparmio passivo, index-based, e i suoi costi contenuti. Detto questo, ciascuno dovrebbe essere libero di investire le proprie economie come meglio crede, e l'intervento del regolatore dovrebbe limitarsi alla necessità di una distribuzione trasparente, dove tutta l'informazione su costi e performance e` chiaramente e sempre disponibile al risparmiatore. Non trovo nemmeno auspicabili le limitazioni alla sottoscrizione di hedge funds, in vigore in mercati piu' evoluti come quello USA: fanno parte di un atteggiamento paternalistico che si credeva relegato al secolo scorso. Allora perche' non vietare l'acquisto di auto di grossa cilindrata, e la pratica di attivita` come l'immersione subacquea e l'alpinismo? Quindi: il regolatore si limiti a imporre la trasparenza, al resto ci pensera` il mercato.
A mio avviso il libero mercato sta svolgendo egregiamente il suo compito.I fondi Italiani sono penalizzati fiscalmente nei confronti di quelli esteri, rendono meno e hanno commissioni più elevate: ovviamente i risparmiatori li stanno progressivamente abbandonando. I conti on line offrono migliaia di fondi esteri più convenienti facilmente acquistabili comodamente da casa. La mia meraviglia è che queste ovvie considerazioni non vengano prese in esame dal Governo (tassazione ) e dalle SGR bancarie (retrocessioni esagerate alla rete distributiva e magre agli analisti). Di questo passo l'industria dei fondi Italiana verrà distrutta e i risparmiatori sottoscriveranno esclusivamente quote di fondi esteri, con conseguente calo di profitti delle banche e perdita di posti di lavoro. Purtroppo abbiamo già assistito a scenari simili, dove la Stupidità regna sovrana.
Siamo sicuri che la crisi del risparmio gestito sia un male per il paese? I fondi sono spesso costosi e dalle dubbie performance. Vi ricordate l'impietoso confronto di Mediobanca tra risparmio gestito e titoli di Stato? Studio di Mediobanca, non di Beppe Grillo. Per un investitore, quali sarebbero i vantaggi di un fondo rispetto all'investimento diretto in azioni, bond o ETF? La gestione attiva dei fondi? Ma quanti fondi a gestione attiva riescono a battere il mercato?
Difficile non pensare che una SGR, parte di in gruppo bancario, sia generalmente soggetta a direzione e coordinamento da parte della capogruppo. solo che ciò non genera il rischio di un danno ai soci (di minoranza) della SGR quanto, semmai, ai clienti della stessa - i quotisti - che rispetto all'attività imprenditoriale di direzione e coordinamento non hanno voce in capitolo (a meno di non configurarli "creditori" della SGR; difficile). ciò che domando, però è: ma l'integrazione verticale non dovrebbe consentire sinergie che rendano appetibili, sotto il profilo dei costi, i prodotti della sgr "di gruppo" che la banca "di gruppo" colloca presso i propri sportelli? se così non fosse se ne avrebbe un duplice effetto distorsivo: i) la banca tende a vendere fondi della sua SGR, magari non il migliore sotto il profilo della gestione (conflitto di interessi); ii) inoltre li vende allo stesso costo di fondi (magari con migliore gestione) di SGR non facenti parte del gruppo bancario. Alla fine ho peggiore gestione e costi ugualmente alti (e l'emorragia dai fondi non ci sarebbe se, fermi i costi, almeno gli obbigazionari evitassero NAV in picchiata).
il corsivista centra un problema che è quella della distribuzione. In Italia vi sono quattro canali di distribuzione, di cui due sottoposti a normativa MIFID e due no. I sottoposti sono i canali bancari e quindi l'ufficio titoli della banca sotto casa che ha l'obbligo di vendere solo titoli propri e vecchi dipendenti non preparati alla consulenza. I promotori finanziari , che lavorano con retrocessioni dello 50% sulle commissioni di acquisto e di gestione e dispongono di tutti i fondi pertanto in genere sono gli unici in grado di dare consulenza leale. la clientela è a carico del promotore e spesso con quelle % non copre i costi. Gli altri sono la posta e le assicurazioni che hanno fondi collaterali esenti al momento da Mifid. Basta aprire Morningstar per capire le quantità di gestori in italia e le loro performance che sono poi direttamente proporzionali agli stipendi che pagano ai gestori . Infatti in Italia un laureato con un portafoglio di alcuni miliardi di euro guadagna dai 1400 ai 2000 euro mese. Vogliamo andare a guardare da Fortis o da JPMrgan o Schroder quali sono gli stipendi? Elio Turrini F.A. Unipol Banca