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CHI HA RAGIONE PAGA

di Luca Passanante, Categoria Giustizia, Data 01.07.2008

La regola generale vigente nei processi civili prevede che le spese processuali vengano pagate dalla parte che perde la causa. Ora il governo propone che siano addebitate a chi vince la causa se questi ha rifiutato senza giustificato motivo una proposta vantaggiosa di conciliazione. L'idea, di per sé buona, è di incentivare la conciliazione. Ma rischia di non tener conto del contesto italiano, nel quale la parte che ha ragione è in una situazione di debolezza cronica. E i meccanismi conciliativi potrebbero costituire una minaccia in bianco ad accettare accordi anche ingiusti.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • CHI HA RAGIONE PAGA
    Nome: falco  Data: 08.07.2008

    Mi sembra che, ancora una volta, si vada nel senso contrario a quello indicato dalla razionalità. Chi opera nella giustizia sa benissimo che ben oltre matà delle cause sono provocate dal tentativo della parte debitrice od obbligata ad adempiere la propria obbligazione. E' proprio il sistema giudiziario a favorire tali comportamenti: le cause pervengono a decisione dopo cinque o sei anni (in primo grado) ed almeno altri 4 o 5 ne occorrono per il giudizio di appello. Male che vada si rischia di pagare le spese processuali liquidate con mano sempre molto leggera dal giudice. Salvo che, ovviamente, non intervenga provvidenziale una bella decisione di ‘compensazione’ delle stesse (molto frequente, come l'esperienza quotidiana insegna). Quanto all'onorario del proprio difensore, vi sono molti espedienti per risparmiare sullo stesso (magari evitando completamente il relativo esborso). Ma se tutto va bene, si rischia di passare anche dalla parte della ragione ed ottenere una decisione favorevole, magari grazie ad un banale "cavillo".

  • CHI HA RAGIONE PAGA
    Nome: falco2  Data: 08.07.2008

    E' evidente, a questo punto, che la soluzione del problema è del tutto diversa da quella che qui si contesta: e precisamente occorre rendere estremamente costoso per il debitore il rifiuto di adempiere e, quindi, le conseguenze sfavorevoli del ricorso all'autorità giudizia (ripeto: l’esperienza quotidiana insegna che cause del genere sono oltre la metà del totale). Ma, per un tale risultato, lo strumento vi è già: ed è stabilito dall’art. 96 del codice di rito, il quale prevede la condanna della parte soccombente per responsabilità aggravata determinata dal fatto di aver agito o resistito in giudizio in mala fede. Se i magistrati applicassero tale norma almeno ai casi più evidenti, il contenzioso si ridurrebbe enormemente.

  • Commento all'articolo "chi ha ragione paga"
    Nome: antonio avino  Data: 06.07.2008

    I problemi che hai sollevato sono reali. Non c'è dubbio che gli ingiustificati motivi di rifiuto della proposta conciliativa debbono essere meglio definiti. Tuttavia, se si fissasse il tentativo di conciliazione successivamente alla definizione dei "contorni" precisi delle rispettive pretese (definizione delle domande e delle eccezioni, indicazione dei mezzi di prova ecc) penso che il modello potrebbe funzionare. E' chiaro che un ruolo fondamentale dovrà svolgerlo l'avvocato della parte che, per esempio, in caso di controversia fondata sulla prova tetimoniale, dovrà spiegare bene al proprio assistito che la controversia potrà avere un esito ovvero un altro a seconda della condotta del testimone e, quindi, se questo ricorderà o meno i fatti. Qualche dubbio mi permetto di avanzare sulla proposta di introdurre forme di testimonianza "per corrispondenza". La mia seppur non lunghissima esperienza di avvocato mi fa propendere per mantenere l'attuale assetto. Un cordiale saluto. Antonio Avino

  • Si tratta di un modo evidente di favorire
    Nome: Marcello  Data: 03.07.2008

    La parte ricca contro la parte povera in un processo. Immaginate la vecchietta contro la multinazionale per un prodotto adulterato o non a norma: se la vecchietta non accetta un paio di cento euro di risarcimento amichevole, una squadra di cattivissimi avvocati riuscirà a convincere il giudice - in non meno di dieci anni - che i duecento euro erano più che sufficienti a risarcire la vecchietta; ergo, la medesima verrà condannata a pagare i 50.000 euro di spese processuali nel frattempo maturate. Altro che Robin Hood. In casi come questo trovo un po' al limite che nell'analisi si cominci con il dire "L'idea, di per sé buona, è di incentivare la conciliazione". Visto lo strumento proposto, l'intenzione governativa mi pare più che evidente; la conciliazione è solo uno specchietto per le allodole.

  • ..ma è uno scherzo!?
    Nome: paoloc  Data: 03.07.2008

    Eheh..questa mi mancava..grande! Ci manca solo una roba così e poi ci vediamo tutti in mezzo alla strada a darci le mazzate sui denti quando abbiamo un problema. Bhè, tanto il colpo di grazia ai processi civili neanche serve, sono già impraticabili così senza divisione delle spese processuali..Questo governo ha un conto in sospeso con la giustizia e ci tiene a farlo pagare con gli interessi, Berlusconi sta attaccando le basi della democrazia,le basi del patto sociale che istituisce la nazione e che si fonda sulla separazione dei poteri. E' auspicabile una riforma della giustizia ma non con i provvedimenti salvapremier,sospendiprocessi e il vieta intercettazioni oppure peggio, la separazione delle carriere giudici e PM e successiva soggezione delle procure al ministero.. prevedo un autunno caldo tra istituzioni.

  • Situazione attuale
    Nome: fabrizio gioffredi  Data: 03.07.2008

    Attualmente il sistema di condanna alle spese di causa è regolato dagli artt.91 e 92 c.p.c.. Il comma 3 dell'art.92 c.p.c. già oggi prevede che "se vi è soccombenza reciproca o concorrono altri giusti motivi, esplicitamente indicati nella motivazione, il giudice può compensare, parzialmente o per intero, le spese tra le parti". Dunque già ora il giudice può compensare le spese anche per intero (ciascuno sostiene definitivamente i propri costi di difesa) quando ricorrano "gravi motivi", tra cui rientra a pieno titolo il comportamento della parte che durante il processo rifiuti ostinatamente ragionevoli proposte transattive. Mi pare, da avvocato quale sono, che non si possa andare oltre ed arrivare addirittura a condannare la parte vittoriosa, alla quale -non dimentichiamolo- una sentenza ha riconosciuto di aver giustamente agito o resistito in giudizio.

  • Giustizia all'italiana
    Nome: Alexio  Data: 02.07.2008

    Questa è la migliore in assoluto. É la legittimazione finale di uno stato in cui tutto viene fatto al contrario! Inoltre quando questo governo cerca di mettere le mani nella giustizia viene da chiedersi cosa ci sia dietro...

  • Chi ha ragione paga
    Nome: de santis umberto  Data: 02.07.2008

    Come posso accettare o rifiutare una proposta conciliativa se saprò che ho avuto ragione solo alla fine del processo? Non è detto che chi intenta una causa abbia ragione. Anche se l'avesse per logica, ma la formulazione delle leggi italiane spesso è illogica e crea situazioni paradossali. In più molti giudici sono ignoranti nel loro mestiere. Nel caso personale, avendo dichiarato sia io che la controparte che un lavoro di controsoffittatura non era stato eseguito, il giudice ha ordinato una perizia ... su una cosa che non c'era! Signor Passanante p.e. con questa proposta Berlusconi avrebbe preso la Mondadori a una cifra più bassa di quella spesa e senza correre rischio di essere giudicato per aver corrotto giudici, come poi è successo. Se passa questa proposta si bloccherà tutto. Converrebbe sempre imbarcarsi in una causa, non pagando. Una curiosità: con tutti gli avvocati eletti nel parlamento, com'è che non si riesce a fare leggi chiare non soggette a interpretazioni in Cassazione o regolamenti esplicativi? Nella stesura delle leggi viene sempre messo il seme che fa durare a lungo le controversie, con sommo gaudio di avvocati e giudici che se la tirano per la pensione.

  • I PRECEDENTI NON SONO POSITIVI
    Nome: LUIGI VIOLA  Data: 02.07.2008

    Segnalo che qualcosa di analogo era già stato previsto nell'art. 46 del d.lgs. 546 del 1992 sul processo tributario con riferimento alla cessazione della materia del contendere. Gli abusi degli uffici (annullamenti anche in secondo grado, dopo una sentenza favorevole) hanno portato corte cost. 274 del 2005 a dichiarare incostituzionale la previsione. Concordo sul fatto che possa essere un meccanismo utile (soprattutto nei processi amministrativi e tributari), ma solo con una prefissione stringente di limiti temporali (chi fosse interessato può trovare una nota di approfondimento sul sito www.rivista.ssef.it numero 8-9 del 2005).

  • Chi ha ragione paga
    Nome: Lino Venturini  Data: 01.07.2008

    Credo che sia una proposta che ha l'intento di correggere la malagiustizia italiana. Perché, in realtà, in Italia, con questi giudici, solitamente chi ha ragione perde la causa. E così oltre alle beffe ha anche il danno. In questo caso, rimangono le beffe ma almeno si riduce il danno. Parlo per esperienza personale e mi piacerebbe sottoporre i casi a luca Passanante. Forse cambierebbe idea.