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SPAGNA-ITALIA: IL SORPASSO

di Tommaso Nannicini, Categoria Innovazione e Ricerca, / Europa, Data 01.07.2008

In Spagna, la classe dirigente ha chiara l'urgenza della principale sfida per il futuro: far crescere la produttività totale. E non si ha paura di lasciare indietro chi non tiene il ritmo dell'innovazione, siano università inefficienti o imprese poco competitive. In Italia il ministro dell'Economia indica la globalizzazione come causa dei nostri malanni. Ma se vogliamo tornare a crescere, dobbiamo risolvere i problemi interni. A partire da due risorse inutilizzate come Mezzogiorno e lavoro femminile. Aggiungendo molta concorrenza. L'alternativa è solo un dolce declino.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Capacita' di visione
    Nome: Federico Nuccio  Data: 26.07.2008

    Concordo con l'articolo e vorrei aggiungere che all'Italia manca una visione di grandezza intesa nel senso di una basata su un progresso che prende vita e corpo dal lavoro e dalla giustizia sociale. E' ovvio che la mediocrita' della nostra classe politica non e' portatrice e promotrice di quella rivoluzione di cui questo Paese ha bisogno. A mio parere l'investimento nella ricerca di base e applicata accompagnata da un sistema scolastico e universitario meritocratico nell'essenza innescherebbe un processo virtuoso di creazione di valore aggiunto che iniettatto nell'industria e nei campi d'applicazione creativi in cui l'Italia eccelle, porterebbe non solo a una maggiore consapevolezza del ruolo del singolo nella societa' ma anche a un maggiore rispetto indotto delle regole e a una visione piu' critica della politica e dei poteri forti. L'Italia dovrebbe aspirare a investire nella conoscenza non l'1 ma il 3, 4 anche 5% del PIL. Insegnare l'educazione civica come investimento nella formazione del futuro cittadino, stimolare le capacita' individuali e fornire gli strumenti a scuola come al lavoro per soddisfarle e farle crescere. Poter crescere dentro e' contribuire anche alla societa'

  • Punti di vista
    Nome: franco  Data: 14.07.2008

    Sono un piccolo imprenditore lavoro e vivo (in parte) in Veneto , come nel Lazio, come in Umbria come in Europa. Per me l'assistenzialismo è assistenzialismo non è ne meridionale, ne settentrionale. Siccome sono abituato a prendere il toro per le corna, ma spesso per salvarmi, anche da qualche altra parte, innoridisco davanti agli 11.000 forestali calabresi, come per i 18.000 dipendenti della Prov. di Trento. Io credo, per esperienza di vita (ho 50 anni), che è il sistema Paese che sta arrancando di fronte ai nuovi scenari del mondo. Un Paese confuso, le ultime elezioni (mi considero un liberale di destra) lo hanno ampiamente dimostrato!

  • Pagare le tasse ... tutti
    Nome: Daniele Sassi  Data: 12.07.2008

    Non credo nei benefici diretti che un'eventuale massiccio recupero dell'enorme evasione produrrebbe. Temo, anzi, che una maggiore disponibilità economica nelle casse dello Stato, procrastinerebbe ulteriormente l'agonia dell'apparato. Di contro, penso che se si estendesse la platea dei contribuenti, anche a tutti quei soggetti che, in barba ai dati ISTAT e CENSIS, non vedono intaccato il loro potere di acquisto e le loro entrate, perchè frutto di economia sommersa, si produrrebbe comunque un effetto dirompente in termini sociali. Chi finora non ha avuto il coraggio di lamentarsi per l'inefficienza dei servizi pubblici, credo che a fronte di cospicui versamenti all'erario, ritroverebbe anche il senso civico smarrito. In altre parole, fare pagare le tasse a tutta la classe media che evade bellamente, se da una parte porterebbe acqua al mulino delo spreco pubblico, dall'altra potrebbe rivelarsi un detonatore sociale inaspettato.

  • Lavarsi la coscienza e disinformazione
    Nome: Franco  Data: 11.07.2008

    il problema di questo Paese è nel sistema Paese. La disinformazione, il lavarsi la coscenza, gli slogan, le statistiche alla Totò non aiutano. E' un sistema Paese che produce molto fatturato in nero (molto spesso per sopravvivere) per cui i PIL dei territori non sono reali, l'evasione territorio Veneto è elevata e notevole come in altri zone (ci vivo e ci lavoro), la cultura in questa zona basta leggersi la ricerca su l'analfabetismo di Ilvo Diamanti vicentino doc, il problema immondizia è agli stessi livelli di alcune zone della Campania (provate ad andare sulla Traspolesana, o nelle campagne tra Dolo, Mirano, Padova per non parlare di Marghera o i cavalcavia di Isola della Scala riempiti con materiale inquinato) . Per cui è il sistema malato. Il Sud serve molto spesso per lavarsi la coscienza e andare a dormire tranquilli, viene usato in contrapposizione a territori che sembrano avere meno problemi. Vogliamo poi andare di persona dai produttori di Prosciutti di Parma e domandargli se i fatturati e le quantità di prodotto li sviluppano in territori come Campania, Puglia e Sicilia piuttosto che in Lombardia e Piemonte? Disinformare rende e crea potere!

  • Il Problema sta a Sud
    Nome: Francesco G.  Data: 11.07.2008

    Strano che persone che vengono a lavorare in Veneto, abbiano poi il piacere a sputare nel piatto in cui mangiano: a che serve? Per generazioni si è emigrato, nessuno vieta loro di andare all'estero. In realtà si vuole solo giustificare l'assistenzialismo meridionale, e mai, dico mai, prendere il toro per le corna. Ma prima o poi il sistema cadrà. Una lettura interessante: http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/780

  • Condivido in pieno, ma ...
    Nome: Rocco  Data: 10.07.2008

    Condivido in pieno il testo dell'articolo, in particolare la parte che dice "se l’Italia vuole tornare a crescere, deve risolvere i suoi problemi interni. .....rimettendo in moto gli italiani con dosi massicce di concorrenza: dai servizi finanziari alla distribuzione commerciale, dai servizi pubblici locali a quelli alla persona, dal settore pubblico all’università. Questa strategia d’urto comporta dei costi. Liberalizzando, molti perderanno rendite e si troveranno in difficoltà. A colpi di merito, qualcuno verrà lasciato per strada." Però, a differenza di quello che sembra il "tenore" generale dell'articolo, sono più ottimista: sono convinto che suderemo lacrime e sangue, raschieremo ancora di più il fondo, ma che ce la faremo. Se non altro, perché saremo obbligati a reagire, nel momento in cui il mercato globale ci darà una mazzata da stenderci secchi tutti. Cordiali saluti Se non si vogliono pagare questi costi, esiste sempre l’alternativa del declino dolce.

  • Spagna e italia
    Nome: sergio finozzi  Data: 09.07.2008

    Si continua a paragonare Spagna con Italia ma il confronto è impari: - percentuale di giovani su popolazione attiva, - possibiltà di ulteriore sviluppo industriale in relazione al territorio, - influenza della chiesa cattolica in politica e in società sono tutti elementi che condizionano negativamente la situazione italiana rispetto alla spagnola e che anche in futuro agiranno negativamente

  • Disaggregare i dati su base geografica
    Nome: Marco T. - Veneto  Data: 09.07.2008

    Le analisi di un paese con così grandi differenze geografiche come l'italia senza disaggregare i dati genera spesso false cure. Non si può non notare che il problema enorme del sistema sia il Sud. Se guardiamo ai dati generali (PIL, istruzione, evasione) troviamo un Nord in linea o con parametri superiori a quelli delle più avanzate aree Europee. Di contro, se guardiamo alle regioni del Sud, sono evidenti carenze così pesanti, che matematicamente vanno a modificare le statistiche globali. Se vogliamo risolvere i problemi bisogna agire con meno retorica nazionalista e più pragmatismo: soluzioni ed azioni specifici per problemi diversificati.Fare il contrario vuol dire rivedere un sistema che, mi pare evidende, ha già (o lo fa dolcemente) fallito.

  • Il sorpasso
    Nome: Davide Bianchini  Data: 07.07.2008

    Gentile professore, il problema non è più come far crescere il paese, ma il concetto stesso di crescita. Se l'aumento di produzione degli ultimi 40 anni ha riempito le nostre vite di ogni tipo di oggetto è anche vero che a fronte di una crescita del 300% la popolazione dedita al lavoro è rimasta attorno ai 20milioni di occupati smentendo clamorosamente l'assioma crescita=+occupazione. Non la tedio con l'elenco dei problemi che questo tipo di sviluppo ha generato, le faccio solamente presente un pensiero: non si può crescere all'infinito e le prime due leggi della termodinamica lo dimostrano da più di qualche lustro. Concludo: anche quando l'Italia fosse completamente scevra da mafia e politici incapaci ci troveremmo ad affrontare comunque il problema della crescita così come posto oggi in quanto i costi di petrolio e materie prime sono indipendenti dalle nostre decisioni; qualora fossimo decisivi sulla determinazione di queste variabili ci troveremmo ad affrontare la scarsità congenita delle fonti.

  • Futuro italiano
    Nome: habsb  Data: 07.07.2008

    Concordo con l'impostazione e con le tesi dell'articolo. L'Italia ha forti potenzialità basate sulle risorse umane e il territorio, ma e` stata finora frenata da una politica anti-liberale, oltre che da un'indubbia debolezza del sistema scolastico e universitario (direi i capisaldi di questa cutlura anti-liberale). Purtroppo pero' uscire da questa situazione non pare alla portata dei governi italiani, da quando le "constraints" europee ne limitano fortemente la sovranita`. Le indispensabili liberalizzazioni, di fronte ai campioni esteri sostenuti quando non posseduti dai rispettivi governi, presentano seri rischi di colonizzazione economica. La sciagurata perdita della sovranita` monetaria rende difficile ogni politica economica. Perfino il rilancio del mezzogiorno pare aleatorio in un quadro politico europeo fondamentalmente iniquo, che ha visto grandi capitali destinati ai Laender orientali, vere e proprie nazionalizzazioni (Northern Rock) e iniezioni di denaro pubblico (West LB), mentre ogni aiuto a Alitalia viene minacciato di duro contenzioso, e l'Italia resta contributore netto della PAC, malgrado le sue arretrate campagne meridionali.