
Come è ormai tradizione, qualsiasi sia la maggioranza, all’inizio della legislatura fioriscono i disegni di legge per la liberalizzazione dei servizi pubblici locali. In genere, appassiscono in breve tempo. Stavolta però c’è una novità: il disegno di legge del governo ha significativi punti di convergenza con la proposta presentata alla Camera da Linda Lanzillotta. Anzi, in alcune parti i due testi coincidono alla lettera. Ma le differenze ci sono e significative. Riguardano la visione del settore e, alla fine, misureranno il tasso di innovazione della legge che sarà approvata.
Prof. Boitani, anzitutto un apprezzamento a Lei. Sono anni che leggo i Suoi scritti sulla riforma dei servizi pubblici locali. Dal periodo ante liberalizzazione, credo almeno dal 1996. In questi dodici anni mi sono laureato, fatto un master, ho trovato un lavoro, sono nell'amministrazione di un ente locale e sto maturando un'esperienza nel settore dei rifiuti. Gli SPL li vedo da diversi punti di vista e in tutto questo tempo nessuna riforma che possa dirsi compiuta. Senza entrare nel merito della proposta io ho smesso di crederci. L'unico filo conduttore dei vari DDL succedutisi è stata l'incertezza e la (conseguente?) carenza di investimenti in infrastrutture che porterebbero gli SPL a livelli di efficienza e innovazione degni di un paese avanzato. Risultato: parole, discussioni, testi di provvedimenti modificati e alla fine un "riordino" come la legge 239/04 (Marzano) una legge composta da Un articolo e innumerevoli commi rappresentativi delle più disparate volontà di mettere le mani sulla torta energetica. Cordialità
Riguardo il commento del sig. Bellè posso dire che l'aliquota IVA applicata alla TIA è al 10% e che sostituisce in sostanza l'ex ECA presente nella TARSU anch'essa al 10%; di conseguenza non è il passaggio a TIA che determina automaticamente l'incremento delle bollette, quanto il perseguimento della totale coperturta dei costi per servizio che al momento la maggior parte dei comuni non è in grado di garantire attraverso gli introiti TARSU. Vorrei inoltre chiedere al prof. Boitani se effettivamente l'in house rappresenta una limitazione alla libera concorrenza ed al libero mercato, e se ha effettivamente senso additare l'assetto societario dei soggetti coinvolti (società pubbliche in house) quale causa della mancata liberalizzazione. A me personalmente risulta essere più un tentativo di "privatizzazione" che non di liberalizzazione. Altra domanda, questa volta provocatoria, come può il governo parlare di libero mercato, concorrenza ecc... quando poi cerca (con scarsi risultati) di difendere l'italianità di Alitalia sottraendola di fatto alle dinamiche di mercato?
Qualcuno tempo fa mi faceva notare che con l'avvento dalla T.I.A. senza che cambiasse niente a livello del servizio c'era immediatamente un aumento del 20% delle bollette dovuto all' I.V.A. oggi altre persone mi fanno notare che ai privati che entrano nei servizi viene riconosciuto un "guadagno" del 7% che significa, con i bilanci di una ex municipalizzata con 6 milioni di budget, 12 persone in meno nei ranghi. E' davvero così? Questa ipotesi è molto allarmante perchè si andrebbe verso un dumping sociale ancora più esasperato perchè i servizi dovranno come minimo essere garantiti, per lo meno, in egual modo e con gli standard attuali. Grazie per l'attenzione.