
Nel primo anno di attuazione della riforma, gli iscritti ai fondi pensione sono aumentati del 43,2 per cento. Un risultato positivo. Ma l'adesione riguarda ancora una minoranza dei lavoratori dipendenti del settore privato. Ed è particolarmente carente tra i segmenti a basso reddito della popolazione. Informazione sul primo pilastro, profilo fiscale, struttura dell'offerta, educazione previdenziale e codice di autodisciplina sono gli elementi dai quali partire per favorire un piio sviluppo della previdenza complementare nel nostro paese.
Sono una lavoratrice fortunata, ho 41 anni e lavoro da 20 in una grande azienda. Io sono stata tra quelli che potevano scegliere, ed ho scelto, per il momento, di lasciare il TFR in azienda e di non aderire ad alcun fondo pensione fino a quando non ci fosse stata più chiarezza. Il punto è che non riesco a decidermi vista la totale inaffidabilità ed inadeguatezza,a tutt'oggi, delle informazioni. Quello che ho capito è che qualunque tipo di fondo pensione, aperto o chiuso che sia, obbliga ciascun lavoratore, a fine rapporto, di avere il 50% in contanti ed il 50% come rendita, senza la possibilità di poter scegliere se si vuole tutto l'importo in contanti o come rendita, dipenderebbe molto dal momento....Del resto il lavoratore investe i suoi soldi, quindi perchè non permettergli di decidere liberamente? Detto questo, mi chiedo, non sarebbe meglio investire in assicurazioni sulla vita che prevedono tante altre chance, o è un'eresia?
Ho risposto giorni fa alle osservazioni critiche fatte sul mio commento. Il sito non ha ritenuto di concedermi il diritto di replica. Spero almeno che abbia l'onestà di pubblicare questa breve citazione da un articolo del Corriere della Sera del 14.7..08 che conferma i miei dati: "fra il primo gennaio 2000 e il 30 giugno 2008 nessuno dei tre fondi maggiori ha battuto il Tfr". Il tfr fa meglio dei fondi pensioni nonostante questi siano strumenti finanziari più rischiosi e dunque dovrebbero rendere di più. Questi sono i dati del mondo reale. Il resto è propaganda.
Nella prima nota dell’anonimo lettore l’ “improprio” confronto (che, peraltro, egli stesso aveva inteso prospettare, distrazione che gli si può perdonare) tra i rendimenti del Tfr e quelli dei fondi pensione era riferito agli “ultimi dieci anni”. Stavolta, egli richiama dati del Corriere della sera che istituiscono un confronto tra i rendimenti di Tfr e fondi pensione per il periodo 2000-giugno2008 (sette anni e mezzo). Qualcosa non torna, ma la seconda distrazione è peggiore della prima.
Inoltre, a proposito di età della pietra, non è vero che il Tfr sia risk free. Stante il modo in cui è definito il meccanismo di calcolo dello strumento, in corrispondenza a tassi di inflazione superiori al 6 per cento la rivalutazione lorda del Tfr reale è negativa. Quando fu introdotto l’istituto del Tfr, in Italia avevamo un’inflazione a due cifre e per tutta quella fase il rendimento che il Tfr garantiva ai lavoratori era negativo in termini reali. Le cose sono fortunatamente cambiate negli anni recenti. Nondimeno, le attuali tensioni inflazionistiche potrebbero preludere a mutamenti di scenario difficilmente prevedibili e tutt’altro che rassicuranti non solo per i rendimenti dei fondi pensione (la cui rischiosità nessuno nega), ma anche per quelli del Tfr.
A quanto sopra deve aggiungersi:
a) che il rendimento medio dei fondi negoziali citato nella precedente risposta all’anonimo lettore sconta una composizione dei portafogli in cui sono largamente prevalenti (per oltre il 70 per cento) titoli obbligazionari a rischiosità medio-bassa;
b) che, come è noto, per i fondi pensione sussistono contributi addizionali del datore di lavoro e benefici fiscali che, pur se auspicabilmente migliorabili, sono certamente significativi e andrebbero adeguatamente valutati nel calcolo di convenienza complessivo.
Credo di poter affermare con sufficiente tranquillità che il dato relativo alla futura compressione dei tassi di sostituzione sia trasversalmente condiviso. Partendo da tale condivisione, ritengo che una chiara informazione istituzionale rappresenti un passaggio non più rinviabile. Al riguardo rilevo come i pragmatici tedeschi, utilizzando la seconda rete televisiva pubblica, la ZTF, nel 2007 hanno trasmesso in prima serata un documentario, intitolato 2030: la rivolta dei vecchi, focalizzato sugli impatti dei trends demografici sui sistemi di welfare. Stando alle cronache, sembra che sia stato seguito da oltre 4 milioni di tedeschi. Non conosco i costi di produzione e di trasmissione di un documentario sulla rete pubblica. Parimenti, non conosco il costo dell’invio cartaceo a 14 milioni di lavoratori dell’opuscolo sul TFR. Forse, con la cifra di 17 mln euro, a monte della campagna informativa “Scegliere oggi pensando al domani” e in via logicamente preliminare, l’intervento di informazione avrebbe potuto essere declinato attraverso una gradualità ragionata, partendo proprio dall’informazione sul primo pilastro....
Non potrei essere più d’accordo.
Concordo pienamente sulla necessità di "spingere" sull'educazione previdenziale, ma il punto è che più gli under 35-40 apprendono, più saranno consapevoli che la riforma Dini ha creato un vero e proprio balzello generazionale attenutato solo dalla condizione dei "misti" (retributivo e contributivo). A meno che non sia un'educazione "di destra" e/o acritica verso l'arretramento dello Stato in materia di previdenza, che è l'evento più importante perché ha valenza epocale, in tal caso l'educazione sarebbe quantomeno parziale. Però... I 2 soldi che ho messo nel fondo pensione per risparmiere una frazione di soldo di tasse prevedeva 5 tipologie di panieri: dal meno rischioso (cose simili ai BOT) al più audace (azioni o non so che). Il problema è che mi è impossibile vedere che c'è dentro! Pur facendo richieste mi è stato negata la possibilità di fugare i dubbi di nuovi parmalat. La risposta testuale - dopo molte domande - è stata: "Ma lei ha la palla di cristallo? Che le cambia? Le pare che accade di nuovo [il caso dei bond Argentini]?" Cosa posso fare per reclamare maggiore trasparenza per quella sudatissima frazione di risparmio così investita? A chi mi posso rivolgere?
Una descrizione sintetica delle attività detenute e delle politiche di investimento realizzate dai fondi pensione nel corso dell'anno è contenuta nella Nota informativa - sezione "Informazioni sull'andamento della gestione", pubblicata sui siti web dei fondi riguardati, e nella Comunicazione periodica annuale, inviata a ciascun iscritto entro il mese di marzo.
I fondi pensione sono tuttavia tenuti a fornire informazioni di maggior dettaglio nel bilancio (o rendiconto, se si tratta di fondi pensione aperti).
In particolare, questi documenti contengono - tra l'altro - l'indicazione nominativa dei primi cinquanta titoli detenuti, evidenziando il peso di ciascuno sul totale delle attività, nonché la rappresentazione della distribuzione territoriale degli investimenti e la composizione del portafoglio per valuta oltre che informazioni di dettaglio su particolari attività (ad esempio, strumenti derivati o titoli detenuti in conflitto di interessi).
Tutti i bilanci sono pubblicati sui siti web dei fondi interessati. Per eventuali omissioni, gli iscritti possono naturalmente rivolgersi alla Covip esponendo le loro doglianze.
Osservazioni: - i soggetti che più avrebbero bisogno di appoggiarsi sui pilastri successivi al primo (giovani, donne, meridionali, persone occupate in settori in cui il sindacato è meno forte o non c'è) non riescono a farlo perché schiacciati dalle incombenze del presente, quindi l'introduzione dei f.p. sarebbe sperequante rispetto ai diritti di welfare (che potrebbero continuare a essere diritti anche in un contesto di "ognuno pensi a se stesso"); - le banche hanno una competenza comica: quando ho chiesto di farmi una previdenza complementare in banca la signorina non sapeva nulla... alla fine uno deve accettare di dare i soldi senza sapere esattamente in quali mercati li sta mettendo - le compagnie assicurative non ti rispondono proprio, solo se sei già cliente rispondono a una tua richiesta di informazioni - il passato Governo di centro sinistra ha spinto in modo bipartizan la questione. Avrà fatto anche bene: ma tutto ciò è di sinistra?! - lo scorso anno mi toccava leggere più o meno che "chi non ha il TFR non deve scegliere, non ha questo PROBLEMA..."Da quando avere dei soldi e scegliere dove metterli è un problema maggiore di non averli affatto?! www.giuliomarini.net
Quello che lei afferma mette nella dovuta evidenza l’importanza dell’educazione finanziaria quale strumento per rendere tutti, a cominciare dagli addetti ai lavori, consapevoli della importanza delle decisioni in tema di risparmio. L’alternativa è arrendersi al presente stato di confusione generale che consente agli incapaci, o ai malintenzionati, di approfittare della scarsa conoscenza che il pubblico ha in materia finanziaria per diffondere prodotti costosi e inefficienti. Però non è esatto dire che investendo i soldi in un fondo pensione non si sa a quali mercati essi saranno destinati: le informazioni su questo punto sono necessariamente presenti nella nota informativa.
I lavoratori, come tutti gli italiani hanno una profonda e motivata diffidenza nei confronti del sistema bancario e dei suoi prodotti. E anche dei suoi codici di autodislciplina, che non hanno impedito a Fiorani di svuotare i c/c dei clienti e a tutte le banche di svaligiarli con i derivati. Dalla Covip ci si aspetta che pubblichi l'elenco delle commissioni applicate, banca per banca, solo questo tipo di notizia può indurre alla moderazione, o, più probabilmente, all'invenzione di trucchi per nascondere le commissioni reali.
La Covip pubblica sul proprio sito l’indicatore sintetico dei costi di tutte le forme di previdenza complementare dalla stessa vigilate. Ha imposto a tutti i fondi pensione di pubblicare, a loro volta, sui propri siti i costi praticati. Ha inoltre imposto il divieto di duplicazione delle commissioni di gestione in caso di acquisto di quote di OICR. Lo stesso divieto non è previsto per altri prodotti del risparmio gestito i cui sottoscrittori sono quindi esposti al rischio di incorrere in costi più elevati di quelli risultanti dal prospetto informativo.
Viviamo in un epoca in cui sono veramente poche le persone di media cultura che si preoccupano del proprio futuro personale e collettivo. E' stato coniato un brutto neologismo, "brevetermismo", che equivale a "prendi i soldi e scappa". Molti giovani lavoratori non hanno nessuna idea di come sarà la propria vita fra 30 o 40 anni. Ma sanno che se perdono per qualsiasi motivo l'attuale lavoro, il TFR maturato in azienda è un'ancora di salvezza su cui contare magari mentre si cerca un nuovo lavoro. La mancanza di progetti a lungo termine è diffusa nella cultura dominante (ad esempio l'approvvigionamento energetico,le tematiche ambientali, le tappe nel consolidamento dell'Unione Europea). A mio avviso sono le classi dirigenti che danno il cattivo esempio non proponendo una visione di largo respiro proiettata nel futuro dello sviluppo della società. Inoltre a una riconosciuta scarsa cultura finanziaria si associa una sfiducia generalizzata nelle istituzioni finanziarie che dovrebbero gestire i fondi pensione,istituzioni finanziarie che purtroppo spesso si mostrano al grande pubblico avide e dedite al "prendi i soldi e scappa".
Sono d’accordo con lei sulla mancanza di una visione di lungo termine a tutti i livelli. Porre rimedio a tale mancanza nel settore dei fondi pensione significa richiamare l’attenzione sulle opportunità (ma anche sui rischi) insiti nell’investimento in tali forme e al contempo demistificare l’eccessiva aura di convenienza che circonda il Tfr, che mentre è certo sia sicuramente vantaggioso per le imprese, è quanto meno opinabile che lo sia sempre anche per i lavoratori (basti ricordare che sopra il 6 per cento di inflazione il Tfr offre rendimenti negativi). Per ulteriori elementi rinvio alla risposta successiva.
I fautori dei fondi pensione trattano i lavoratori che non vogliono aderirvi come ignoranti dell'età della pietra da educare. I dati tuttavia dicono che gli uomini delle caverne hanno ragione. Negli ultimi 10 anni il Tfr ha reso più dei fondi pensione pur essendo questi ultimi strumenti intrinsecamente più rischiosi e dunque, a sentire i teorici della finanza, necessariamente più redditizi. E' solo grazie alla burocrazia sindacale che i lavoratori sono stati spinti ad aderire ai fondi pensione. Senza i ricatti, le promesse, le bugie dell'apparato sindacale, gli aderenti sarebbero ancora meno. Peccato che il sindacato nasce per garantire e difendere la pensione pubblica e non i profitti dei gestori privati che si fanno pagare molto (come ammette la stessa Covip) e non sono capaci di rendere un bel niente.
Partendo da marzo 1999 (data di avvio della gestione finanziaria del primo fondo negoziale) e fino alla fine del 2007, il rendimento generale netto dei fondi negoziali è del 38,2 per cento, mentre si attesta al 28,8 per cento la rivalutazione netta del Tfr; nello stesso periodo il rendimento generale netto dei fondi aperti è del 29,5 per cento. Si è chiesto il cortese lettore come mai una buona parte dei lavoratori già iscritti ai fondi negoziali abbia scelto nel corso del 2007 di trasferire ai loro fondi anche la parte di Tfr non precedentemente investita? Quanto ai “ricatti sindacali”, la scarsa adesione dei lavoratori delle piccole imprese alimenta dubbi assai diversi da quelli evidenziati. In ordine infine ai costi, basta visitare il sito della Covip per capire che la realtà è molto più complessa di come la si vorrebbe dipingere.
I fondi pensione sono una invenzione straordinaria in condizioni ordinarie. Nel momento storico in questione, le trasformazioni, la corruzione, gli squilibri economici non lasciano molto ben sperare nel loro successo. Enron et altri docet. Essi sono una conseguenza di diversi problemi: bassa natalità, invecchiamento della popolazione, carenza di lavoro locale e quindi squilibrio tra contribuenti e pensionati. La soluzione finale certamente non può essere quella dei fondi ma una ristrutturazione e riequilibrio del sistema socio-economico. La bassa natalità sembra causata in primo luogo dall'insicurezza economica della popolazione, diverso rapporto uomo/donna, principi di convivenza mutati. Ma gli immigrati fanno molti figli... Carenza di lavoro locale? La globalizzazione sicura può essere attuata nella visione dell'autosufficienza locale: produrre tutto ciò che si può in loco, non esportare le materie prime ma prodotti finiti, etc. Certo le Multinazionali ne soffrirebbero ma le popolazioni risolverebbero i loro problemi. Le Coop Mondragon dei Paesi Baschi danno la pensione a tutti senza Fondi Pensione pericolosi e instabili. Economisti pensateci, la moda dura poco.
La moda dei fondi pensione nei paesi anglosassoni, in Olanda e in molti altri paesi, dura da più di cinquanta anni e non mi pare ci siano segnali di cambiamenti radicali di rotta. Il caso Enron non sarebbe ripetibile nel nostro Paese dove vige il divieto di concentrazione nel portafoglio di un fondo pensione di titoli di uno stesso emittente. Quanto all’autosufficienza locale, purrispettando la sua idea, le confesso un certo scetticismo.