
Sul pubblico impiego il governo indica una serie di innovazioni che è difficile non condividere. Quindici anni di insuccessi, tuttavia, spingono a essere cauti sulla possibilità di realizzarle. Perdura l'idea di applicare in modo uniforme gli stessi principi a tutta la pubblica amministrazione. E riemergono i progetti ad hoc di miglioramento della produttività. Mentre l'esperienza insegna che sarebbe preferibile un approccio graduale, iniziando a misurare e premiare la produttività delle strutture prima che quella dei singoli. Sulla base di indicatori ben definiti e trasparenti.
Dall'interessante articolo emergono molti spunti di riflessione. Il primo è che l'intervento dell'attuale ministro si indirizza in una visione abbastanza statica ed uniforme del pubblico impiego e delle pubbliche amministrazioni in generale. Sicuramente nella traiettoria di queli dei governi passati (interventi peraltro falliti). Sembrerebbe più opportuno, considerando l'enorme mole di regolamentazione del personale ed elle strutture, è più appropriato e realistico parlare di "pubblici impieghi". Il secondo: chi conosce le pp.aa. è cosciente che irrigidimento delle regole non significa necessariamente la loro attuazione e maggiori controlli, interni o esterni che siano, non significa che questi controlli siano poi eseguiti. Il rischio è quello di gettare il bambino con l'acqua sporca e che le pp.aa diventino, come purtroppo lo sono storicamente state in italia, merce di scambio politica e manifesto elettorale. Occorrerebbe in primo luogo chiederesi perchè non viene utilizzata la legislazione esistente come quella che prevede l'introduzione del controllo di gestione in tutte le amministrazioni.
I messaggi per esser recepiti necessitano di esempi e più ci si riferisce a “persone importanti” più sono efficaci. Esempio: io dico: è indispensabile che nel pubblico impiego tutti i lavoratori si sentano “al servizio del cittadino utente”. La cosa è blandamente recepita dai lavoratori del p. i. . Ma se io dico:i dirigenti della P.A. che non si atterranno a tale norma saranno licenziati e, individuati alcuni dirigenti inadempienti (cosa facile da realizzare negli enti locali e un po’ difficile per i comparti ministeriali ma ragionandoci sù si può fare), “li licenzio”, il messaggio acquisterà forza dirompente e tutti i dipendenti pubblici si chiederanno “cosa sia necessario fare per soddisfare i bisogni dei cittadini” e avranno timore di non “riuscire a soddisfare questi bisogni” con le positive conseguenze del caso e i dirigenti, preoccupati del licenziamento (i loro padrini politici che non potranno far nulla per “le esigenze dei cittadini”), faranno di tutto perché i loro sottoposti lavorino per "soddisfare le esigenze dei cittadini”. Se Brunetta vuole raggiungere gli obiettivi che si è prefissato, dovrà ragionare così e certamente qualcosa di buono verrà per la P.A.
La scelta degli obiettivi è al 99% autoreferenziale per i dirigenti. Anche il direttore generale a meno che non abbia specifici imput dagli amministratori non ha particolari interessi a inserire obiettivi difficili da raggiungere anche perchè poi se andasse a contrattare con i dirigenti emergerebbero disfunzioni organizzative e/o di allocazione risorse umane e finanziarie che in ogni caso gli amministratori, visto che spesso sono essi stessi a favorire, non avrebber interesse a razionalizzare. Quindi in definitiva un sistema che valuta solo i dipendenti, essendo comunque una valutazione solo relativa (rispetto agli amministratori e alle leadership che questi riescono ad esprimere), non incide sul cambio di mentalità auspicato. Del resto gli amministratori vengono valutati solo dal voto, che sempre più spesso premia le gestioni clientelari e/o i fuochi d'artificio, e peraltro sempre meno dalla Corte dei Conti. Le Leggi da una parte sanciscono le responsabilità di gestione dei dirigenti dall'altra rendono sempre più possibile il ricorso allo spiler system e la nomina ad personam dei dirigenti. E' ancora il dipendente pubblico al servizio del cittadino, della colletività, dello Stato?
Sono un funzionario pubblico e da diversi anni lavoro in un nucleo che si occupa della valutazione dei dirigenti di una amministrazione centrale. Penso che non sia possibile arrivare con un solo passo a valutare le prestazioni dei dipendenti in PA che non sono ancora attrezzate a misurare la propria efficacia, la propria efficienza e a interrogarsi seriamente sui servizi che forniscono alla collettività. Prima si parli di risultati ottenuti dagli uffici e dai rispettivi dirigenti e dopo si potrà misurare con attendibilità il contributo dato dai dipendenti. Anche nelle organizzazioni più virtuose, infatti, si misurano solo alcune attività: i sistemi di consuntivazione non coprono l'intera organizzazione, danno una visione a macchia di leopardo. Si fissano sempre gli stessi obiettivi, autoreferenziali, facili da raggiungere anche con il 50% di risorse e che tengono ben poco conto delle aspettative dei cittadini. Le carte dei servizi diventano una bella verniciata di bianco su una macchia di umidità. Non basta che esistano i sistemi di valutazione, per uscire da questa impasse occorre che superino il principio di autoconservazione della PA!
Una nota-commento deve basarsi su fatti, dati e non su messaggi mediatici.La macchina pubblica è costosa e al suo interno esistono sicuramente duplicazioni e sprechi. il Governo sta colpendo non certo gli sprechi, nè si dice che le retribuzioni non debbano ancorarsi a parametri di efficacia. Forse basta esser documentati testimoni. Gli ispettori per la sicurezza del lavoro si recano a far le missioni anticipando di tasca propria l'andata in servizio e al momento il Governo"Robin Hood" non assicura risorse per le missioni; i dati sull'ottima performance delle entrate attestano che i dipendenti del fisco hanno condotto accertamenti e conseguito gli obiettivi di introito assunti nel 2007 (frutto di ispezioni da loro condotte) e ora "Robin Hood" taglia i fondi incentivanti e riduce le sanzioni per gli evasori (art. 83 comma 18 DL 112/08); i dipendenti dei beni culturali accumulano riposi (non goduti)sopperendo a vuoti organico per ore di lavoro non pagate; i dipendenti della motorizzazione con 1100 euro al mese reggono gli assalti dell'utenza tra code di revisioni auto ed esami di guida. Cui prodest l'azione di distruzione-denigrazione del pubblico impiego? Al mercato o... ai mercanti?
Io vorrei porre una questione: fermo restando che è importante gestire le risorse nel settore pubblico secondo dei principi di efficacia ed efficienza, come si coniuga la produttività con la natura di bene pubblico di molti servizi? Per esempio, come si coniuga la produttività nell'ambito della sanità pubblica? Non c'è il rischio che l'aspetto economico prevalga, in questo e in altri settori, sulla qualità del servizio?
Abrogare il comma 3 dell'art. 97, al suo posto inserire uffici risorse umane di ciscuna delle P.A. che reclutino a chiamata diretta le persone che reputano capaci subito. Il capo ufficio risorse umane se sbaglia dovrà essere licenziato, come avviene in tutto il resto del mondo. Chi, attualmente, ha responsabilità nell'assunzione nella P.A.? Risposta: NESSUNO!
Ho letto diversi commenti nei quali si sostiene come le basse retribuzioni possano essere una valida giustificazione per la scarsa (!) produttività e ritengo tale argomentazione priva di fondamento in quanto quale sarebbe dunque la "giusta" retribuzione affinchè il pubblico dipendente faccia ciò che si è impegnato contrattualmente a fare? la rincorsa non avrebbe mai fine così come lo scarso impegno. personalmente, ritengo che la p.a. costi troppo e non solo sia scarsamente efficiente, ma che produca a sua volta rilevanti costi inutili indiretti sui cittadini, solo per giustificare la propria esistenza. Occorre ridurla assolutamente, mentre i "poveri" pubblici dipendenti si interroghino piuttosto sui loro privilegi quali ad esempio l'impossibilità di licenziarli, e li valutino come "benefit" e forse si renderanno conto dell'esatto valore di quanto percepiscono.
Non c'è altro provvedimento tra quelli di cui al cit. d.l. che grondi come l'art.71 di discriminazione / criminalizzazione / incostituzionalità in danno del p.i. Non vorrei essere nelle vesti di nessun collega ammalato (sto parlando di quelli veri ed ovviamente ce ne sono: altro che lombosciatalgie da scrivania), nel senso che - a prescindere dalla perdita retributiva causata dall'assenza per malattia nei primi dieci giorni - non si capisce quale sia il nuovo soggetto erogatore della certificazione medica perchè non sembra poter essere (se non per due periodi di dieci giorni) il medico di base (o altro medico di fiducia), mentre è oscuro il riferimento alla "struttura sanitaria pubblica" (ma il pronto soccorso non rilascia certificati di malattia e comunque non effettua visite domiciliari). Soprattutto l'estensione delle fasce di reperibilità trasforma la malattia del p.i. in arresti domiciliari (8-13;14-20): vero che c'è il giustificato motivo dell'assenza ma questo non si riferisce ad esigenze ordinarie (p.es.la spesa quotidiana) che oggi divengono impossibili. In sostanza un provvedimento discriminatorio e vessatorio, ispirato da un preconcetto malanimo che non porta lontano.
Il D.L.112/08 è in palese contrasto con quanto annunciato da Brunetta. Il pubb. impiego transita dal contratto alla legge esattamente come venti anni fa. Il provvedimento segna un arretramento netto e se “ Robin Hood” taglia fondi al settore pubblico per impoverirlo come si fa a chiedere collaborazione? I lavoratori (con salari da 1200 euro) saranno tutti indistintamente colpiti. Si lede la dignità di migliaia di lavoratori produttivi. E' una ingerenza della politica che mostra di usare il bastone perchè incapace di lottare contro gli sprechi (vedi relazione Corte Conti sui costi della P.A). Non responsabilizza la dirigenza (anche alta) e le parti sociali per indurli a dare attuazione ad un piano industriale che aveva suscitato interesse e attenzione tra tutti gli operatori (anche del sindacato). La politica del bastone è indiscriminata. Decurtare di 2/300 euro i dipendenti lasciando intatti i privilegi della dirigenza apre la strada ad una sola soluzione: la conflittualità.Pensavano di passare inosservati a luglio:se ne accorgeranno di cosa il sindacato è capace di fare in ogni remoto ufficio. I segnali e le sollecitazioni saranno raccolti e tutti... altro che pax sociale.