
La manovra di bilancio prevede risparmi consistenti sulla sanità. E di fatto rimette in discussione il Patto per la salute e la strategia che ha consentito di recuperare il controllo sulla spesa sanitaria. Perché è concreto il rischio di riattivare il meccanismo perverso che vedeva lo Stato lesinare le risorse del Ssn, per poi inseguire con un anno di ritardo le dinamiche spontanee della spesa. Sarebbe più utile riprendere il lavoro di elaborazione degli indicatori di costo e di performance per programmare su basi condivise da Stato e regioni il finanziamento 2010-2012.
Credo che nella sanità ci sia molto da fare perchè i margini di azione sui costi sia ancora ampio, si parta dal fatto che i tagli di spesa sono stati fatti esclusivamente a carico della spesa farmaceutica, rendendola più efficiente se ci fosse stato bisogno, e del tournover nelle assunzioni. non è avvenuto nessun cambiamento sulla efficienza degli orari di apertura dei servizi ospedalieri e territoriali, unico metodo per debellare le liste di attesa, e sull'efficienza amministrativa delle strutture, nonchè sulla professionalità delle figure dirigenziali.
Molte volte mi sono chiesto se la sanità è un supermercato "low cost" oppure un bene da erogare a chi ha problemi seri di salute. Molte volte oil mio medico di famiglia mi ha detto che se non prescriveva visite specialistiche,medicine o giorni di malattia il "cliente" passava ad altro dottore più consenziente così come sono i pronto soccorsi degli opsedali quando arriva un "cliente" desideroso di 1-3 settimane di malattia per un qualsiasi (inventato) infortunio consequente anche ad una toccata "da fermo" di due vetture in colonna.
Condivido pienamente l’articolo e il primo commento dove viene evidenziata una voce di spesa sanitaria, quella da “clientela politica e politico mafiosa” che potrebbe e dovrebbe senz’altro essere drasticamente ridimensionata senza danno alcuno per i cittadini. Quanto alle politiche di rientro dal deficit delle Regioni và detto con chiarezza che già il precedente Governo Prodi era stato troppo morbido e altrettanto sembra fare questo Governo. Quanto a pagare per i rientri dai debiti regionali sarebbe ora che per primi siano i politici tutti a pagare con le loro assurde prebende (si potrebbero tagliare le loro retribuzioni anche del 60-70 % senza danno alcuno). Per secondi che paghino gli “imprenditori privati della sanità” che hanno lucrato abbondantemente negli anni passati (troppo spesso facendosi pagare prestazioni mai erogate). A seguire che vengano reintrodotti seri ed utili tiket sanitari con attente e puntuali “esenzioni per patologia” che scoraggino il ricorso sempre più esagerato a prestazioni sanitarie inutili se non addirittura dannose (colpevoli sono tanti medici ma anche tanti cittadini).
Gli indicatori di costo e di performance mi sembrano la strada giusta, non solo per la Sanità ma per i vari settori della Pubblica Amministrazione in generale. Ad essi dovrebbero affiancarsi in modo coordinato i complementari interventi per migliorare e monitorare l'organizzazione complessiva e la gestione della Sanità, che pur non priva di aree di qualità, soffre fortemente di lottizzazione clientelare, con conseguenti inefficienze, lati oscuri e sprechi,tanto più rilevanti in questo caso, date le dimensioni del settore. Le oscure recenti vicende calabresi (di cui non si sente più parlare) sono un esempio illuminante dei problemi finanziario/gestionali della Sanità, solo un esempio fra tanti.
Condivido l’eccezioni mosse da De Vincenti sulla manovra anti-Salute del Governo rinvenibile nel Dpef. Ciò che non mi trova d’accordo è l’aver ritenuto il Patto per la Salute del 28 settembre 2006 sufficiente a colmare i disavanzi pluriennali 2001/2006. Le vicende di questi giorni (commissariamento alle porte per Lazio, Abruzzo e Sicilia) ne sono la prova. Sono ancora tanti i miliardi da “colmare”, ivi compresi anche quelli sottaciuti (per esempio dalla Calabria), ma di prossima emersione, da esigere un sensibile intervento dello Stato, magari consentendo alle regioni accessi a mutui max trentennali (DDL 112/08 docet). Sarebbe l’unico modo per risolverli, al fine di evitare pressioni erariali regionali da capogiro. Un altro punto critico alle scelte governative, stranamente non avvertito, è rappresentato dalla contraddizione tra quanto si enuncia, in materia di sanità, nei documenti di programmazione e quanto si promette in termini di federalismo fiscale...