Condivido il ragionevole e documentato punto di vista di Cavazzuti, sin troppo diplomatico. L'errore di fondo è ragionare sulle cose giuste "in linea di principio", quando l'oggetto vero è la loro realizzazione. Se questo è un problema universale, per l'Italia è macroscopico e impossibile da non considerare. La storia pone ahimé più di un dubbio circa la riuscita dell'esperimento. La malafede e la plateale scorrettezza dell'informazione mettono a dura prova il futuro. In alcune regioni (Marche, Emilia-Romagna, per es.) la gestione potrebbe anche essere accettabile, ma mi chiedo che senso abbia impostare un piano ventennale sul nucleare con tutti i problemi di legislazione e controllo che ci sono. Si cerca un banale sostituto del petrolio, senza guardare a come si consuma l'energia. Perché non si promuove la sostituzione di tutta l'illuminazione pubblica con una illuminazione a led, come a Torraca, nel salernitano? Un consumo nazionale di energia che diminuisse del 20/30 percento (almeno) rilancerebbe automaticamente fonti rinnovabili meno produttive (allo stato attuale della ricerca, da rilanciare anche qui!). Con infiniti minori rischi di salute pubblica.
Grazie
Nome: AlessandroData: 18.06.2008
Grazie per la sua precisazione. Penso che per una persona come me, nata negli anni '80 e che fa attività politica, sia fondamentale essere informato per poi poter valutare le decisioni degli organi politici e magari in futuro dover decidere in prima persona. Informo che al PoliTO c'è un corso dove si tratta l'energia nucleare http://www.ing1.polito.it/energetica/
Riavvio del nucleare
Nome: Massimo BailoData: 17.06.2008
Invio in ritardo un contributo. 1. Il nucleare richiede investimenti ingenti e tempi di ritorno di 15-20 anni ma la vita utile delle moderne centrali è di 60 anni. Ciò significa l'abbandono della finanza mordi e fuggi, il ritorno a una pianificazione di lungo periodo, e magari un accordo tra produttori e finanziatori/clienti, come in Finlandia. Lasciamo stare il libero mercato, con l'energia non funziona (Alberto Clò "il rebus energetico"). 2. Il combustibile influisce per il 15% sul costo del kWh, ma il costo dell'uranio influisce per il 40 % sul combustibile, quindi in definitiva l'uranio pesa il 6% sul kWh. Per il gas il peso sul kWh è del 74% (dati OCSE). 3. L'autorità tecnica vigilante sulle attività nucleari è l'APAT. Un riavvio del nucleare richiede una sua rivitalizzazione. 4. Riavviare il nucleare non significa costruire 3 o 4 centrali, ma rimettere in moto tutto un sistema che comprenda: università ricerca e sviluppo industria nucleare impianti del cosiddetto "ciclo del combustibile". Pochi lo sanno, ne avevamo 5 che sono stati fermati. Le centrali da sole sono cattedrali nel deserto. 5. La IV gen. di centrali moltiplicherà per 30-50 il rendimento dell'uranio.
Condivido il ragionevole e documentato punto di vista di Cavazzuti, sin troppo diplomatico. L'errore di fondo è ragionare sulle cose giuste "in linea di principio", quando l'oggetto vero è la loro realizzazione. Se questo è un problema universale, per l'Italia è macroscopico e impossibile da non considerare. La storia pone ahimé più di un dubbio circa la riuscita dell'esperimento. La malafede e la plateale scorrettezza dell'informazione mettono a dura prova il futuro. In alcune regioni (Marche, Emilia-Romagna, per es.) la gestione potrebbe anche essere accettabile, ma mi chiedo che senso abbia impostare un piano ventennale sul nucleare con tutti i problemi di legislazione e controllo che ci sono. Si cerca un banale sostituto del petrolio, senza guardare a come si consuma l'energia. Perché non si promuove la sostituzione di tutta l'illuminazione pubblica con una illuminazione a led, come a Torraca, nel salernitano? Un consumo nazionale di energia che diminuisse del 20/30 percento (almeno) rilancerebbe automaticamente fonti rinnovabili meno produttive (allo stato attuale della ricerca, da rilanciare anche qui!). Con infiniti minori rischi di salute pubblica.
Grazie per la sua precisazione. Penso che per una persona come me, nata negli anni '80 e che fa attività politica, sia fondamentale essere informato per poi poter valutare le decisioni degli organi politici e magari in futuro dover decidere in prima persona. Informo che al PoliTO c'è un corso dove si tratta l'energia nucleare http://www.ing1.polito.it/energetica/
Invio in ritardo un contributo. 1. Il nucleare richiede investimenti ingenti e tempi di ritorno di 15-20 anni ma la vita utile delle moderne centrali è di 60 anni. Ciò significa l'abbandono della finanza mordi e fuggi, il ritorno a una pianificazione di lungo periodo, e magari un accordo tra produttori e finanziatori/clienti, come in Finlandia. Lasciamo stare il libero mercato, con l'energia non funziona (Alberto Clò "il rebus energetico"). 2. Il combustibile influisce per il 15% sul costo del kWh, ma il costo dell'uranio influisce per il 40 % sul combustibile, quindi in definitiva l'uranio pesa il 6% sul kWh. Per il gas il peso sul kWh è del 74% (dati OCSE). 3. L'autorità tecnica vigilante sulle attività nucleari è l'APAT. Un riavvio del nucleare richiede una sua rivitalizzazione. 4. Riavviare il nucleare non significa costruire 3 o 4 centrali, ma rimettere in moto tutto un sistema che comprenda: università ricerca e sviluppo industria nucleare impianti del cosiddetto "ciclo del combustibile". Pochi lo sanno, ne avevamo 5 che sono stati fermati. Le centrali da sole sono cattedrali nel deserto. 5. La IV gen. di centrali moltiplicherà per 30-50 il rendimento dell'uranio.