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Commenti

PER UNA PROPOSTA DI SHOPPING CONTRATTUALE

di Renato Brunetta, Categoria Relazioni Industriali, Data 10.06.2008
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Prosopopea e contraddizioni
    Nome: Maria Palandro  Data: 22.06.2008

    E' da anni che tutti gli illustri economisti di questo Paese e non solo criticano il sistema delle imprese italiano sottolineando la negatività del notevole addensamento delle piccole e medie imprese e l'assenza della grande impresa. Adesso il ministro ci suggerisce una ricetta che favorisca l'avvento della piccola e media impresa. Ancora una volta, a fronte degli impossibili costi della vita, si tenta di propinare la convinzione che abbassando il costo del lavoro si risolvono i problemi del sistema produttivo italiano. Ci può spiegare il professor Brunetta per quali ragioni la concorrenza si deve necessariamente giocare sulla pelle dei lavoratori e non ad esempio sulla qualità del prodotto offerto? I commenti di chi acquista un prodotto o un servizio sono sempre gli stessi: sarei disponibile anche a pagare di più se ci fosse la qualità attesa. Quanto poi allo shopping contrattuale credo che oggi ve ne sia già un abuso visto che spesso a parità di settore di lavoro vengono applicati contratti diversi.

  • Shopping contrattuale
    Nome: angelamaria santoro  Data: 15.06.2008

    In questa riforma vedo migliori possibilità anche per i lavoratori perché il lavoratore è più incentivato a spostarsi nell’impresa che paga meglio se la differenza con il minimo contrattuale è maggiore; il mercato è più aperto (a patto di essere disposti a spostarsi). Si verificherebbe una mobilità del lavoro come auspicata dall’abolizione dell’art 18, ma con incentivi al positivo. Questo sarà vero per le aziende private. Per le pubbliche bisognerebbe vincolare e responsabilizzare strettamente il Direttore ai risultati, prima di implementare questo sistema, visto che fino ad ora l'impressione generale è che sia stato premiato chi foraggiava il sottobosco della politica con i soldi pubblici.

  • Troppa teoria
    Nome: luigi zoppoli  Data: 14.06.2008

    Che il lavoro sia un fattore di produzione è un fatto. Che però l'argomento possa svolgersi in termi di fattori di produzione ed allocazione di risorse, mi pare riduttivo ed insufficiente. Il lavoro è molto di più che un mero fattore di produzione: ben gestito attraverso opportuni processi può rivelarsi un investimento assai produttivo ed un fattore di successo. L'argomento cotratti e tutto quanto ad eso connesso sarebbe miope e sbagliato non tenese conto di una tale connotazione. Luigi Zoppoli

  • INTERVENTI MARZIANI
    Nome: pietro  Data: 12.06.2008

    Onestamente questa analisi fondata su assunti teorici e nessun dato che associ strumenti e risultati è assai fallace e poco o per nulla utile! Tra l'altro questo articolo sembra venire da Marte: la realtà è che, specie nel Sud, sono le imprese ad avere il coltello dalla parte del manico (o firmi il contratto a progetto venendo a lavoro tutti i giorni, 8 ore a 800 euro firmando una busta più alta o t'attacchi). Deregolamentare anche i contratti sarebbe un omicidio all'ultimo baluardo di una società che ha perso sui diritti civili e che perderà sul diritto sacrosanto di arrivare a fine mese senza avere fame! Meno libri e più società civile caro Ministro!

  • Ministri, economisti e carciofi
    Nome: Claudio Resentini  Data: 11.06.2008

    Nella presentazione di questo intervento si dice: “Si riapre il confronto sulla riforma della contrattazione. Bene che il Governo rimanga fuori anche perché rischia di far saltare tutto.” I casi sono 3: o la redazione de la voce sta bacchettando il ministro o chi scrive è un omonimo o mi manca qualche passaggio. Forse essere anche economista e docente universitario consente a Brunetta di intervenire senza portare tutto il peso del suo ruolo politico semplicemente togliendosi il cappello? Dopo questa premessa che ha praticamente esaurito lo spazio a mia disposizione, mi limito a rilevare il taglio economicistico dell’intervento le cui proposte si basano su assunti generici e non dimostrabili e su una premessa metodologica che riduce il problema dei rapporti sociali di produzione a mera allocazione dei fattori di produzione. Se non che i lavoratori non sono carciofi, come diceva il vostro illustre collega, premio Nobel, Robert M. Solow in un aureo libricino significativamente intitolato “Il mercato del lavoro come istituzione sociale”. Sugli evidenti obiettivi politici sottintesi, non mi pronuncio per questioni di spazio, sperando che altri meglio di me svolgano questo compito.

  • Shopping?
    Nome: gioegio  Data: 10.06.2008

    "Le rigidità presenti nel mercato del lavoro determinano inefficienze nell’allocazione dei fattori della produzione e, in ultima analisi, livelli occupazionali più bassi." Su questa frase si regge tutto il ragionamento. Bisogna dimostrare, con un'analisi costi/benefici alla mano, che i livelli occupazionali più alti alla brunetta compensino una minore rigidità nel mercato (redditi più bassi e minore capacità contrattuale del sindacato). Siccome Brunetta non è che la voce del Padrone è chiaro che l'idea è quella di avere minore rigidità e per il resto ce ne fregjoa,p. Anzi si sa da che mondo e mondo che un esercito industriale di riserva il più esteso possibile aiuta a slegare eventuali rigidità residue. La teoria dello shopping contrattuale poi fa sorridere perché si lega all'altra riforma "chirurgica e pesante" che annuncia Sacconi. Rinnovi infiniti di tre anni in tre anni: ricatti infiniti e shopping contrattuale. Interessante.