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Commenti

ROBIN HOOD ALL'ITALIANA

di Marzio Galeotti, Categoria Energia e Ambiente, / Fisco, Data 10.06.2008

La tassa sui profitti delle società petrolifere finirebbe per colpire soprattutto l'Eni. Altre compagnie di raffinazione o di distribuzione non hanno avuto quest'anno risultati particolarmente brillanti, nonostante la crescita del prezzo del greggio. Per i beneficiari, l'aumento delle disponibilità dovrebbe avere moderati effetti espansivi. Anche sulla spesa per carburanti e trasporti. In contrasto con gli impegni del Protocollo di Kyoto. Demagogico l'obiettivo di porre un freno alla speculazione. Si apre forse una stagione di interventi straordinari, dopo quella delle una tantum?

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Robin tax? Benzina piu' cara!
    Nome: phzerouno  Data: 22.06.2008

    Facile capire come risponderanno i petrolieri (a parte l'Eni che e' sotto il controllo dello Stato che incamera in larga parte i profitti di Eni): aumenteranno i prezzi dei distillati in uscita dalla raffineria: GPL, benzina, gasolio, nafta. E cosi' la Robin tax la pagheremo - come al solito - noi che andiamo a far benzina ad Agip, Exxon, Shell, Total, Tamoil, etc.... A Robin hood: ma v......o!

  • La tentazione di trasformare in potere politico ogni problema economico
    Nome: Andrea  Data: 15.06.2008

    La mia sensazione è che la RH Tax sia l'ennesima dimostrazione che la nostra classe dirigente continui ad approfittare delle difficoltà economiche per centralizzare e guidare dall'alto le crisi. Sarebbe molto più semplice ed efficace ridurre la pressione fiscale sui carburanti ed aumentare la concorrenza tramite pressioni politiche sull'ENI, ma Tremonti (come altri prima di lui) preferisce aumentare il gettito statale a discapito del mercato (che inevitabilmente si rifarà sui consumatori finali) per aumentare le risorse a disposizione del governo. Inutile dire che quel gettito verrà veicolato anche per rastrellare consenso, ed al solito vediamo applicate da parte di libertisti pentiti politiche spudoratamente centraliste. Mi piacerebbe vedere, anche in Italia come in UK, servizi giornalistici semplici e corretti, che spieghino alla gente che, al di là del becero tifo politico, alcune politiche non sono nè ragionevoli nè efficaci e che il nome del ladro gentiluomo sia in questo caso usato clamorosamente a sproposito. Ma questo resta un sogno, perchè il "dissenso da buon senso" in Italia non può esistere e se qualcuno si permette di alzare la mano viene bollato come fazioso...

  • La tassa di Superciuk
    Nome: Paolo Zanghieri  Data: 13.06.2008

    Da quanto ne so non si è mai visto che tassando un bene il suo prezzo scenda, è più probabile che le imprese petrolifere scarichino l'onere della tassa (con un mark up generoso) sui consumatori. Più che di Robin Hood allora bisognerebbe parlare di Superciuk, il supercattivo avvinazzato dei fumetti di Alan Ford, che rubava ai poveri per dare ai ricchi.

  • Chi ci guadagana con la Robin Hood Tax?
    Nome: Gjergj Zefi  Data: 12.06.2008

    A dire il vero questa uscita di Tremonti in merito alla tassazione straordinaria delle società ricche di bilancio suona molto da propaganda elettorale. Visto che si tratta di società quotate in borsa tale misura, molto probabilmente, andrebbe a penalizzare il prezzo dei titoli sui mercati finanziari e dato che il Tesoro Italiano possiede delle quote all'ENI non so quanto sia conveniente per l'azionista "Tesoro Italiano" tutta questa potenziale architettura fiscale del Ministro. Di certo non sono io che deve insegnare al Prof. Tremonti come deve implementare la politica economica in Italia, ma sulla Robin Hood tax e meglio che ci ripensi perché altrimenti il mercato dei capitali lo potrebbe penalizzare in maniera significativa. Il hedge funds inglese oppure altri investitori di portafoglio nei loro fondi vogliono dare credito alle società che hanno un corporate tax sempre più basso perché in fin dei conti a loro interessa il net profit che è sempre una grandezza di bilancio after Tax. Cordiali Saluti, Gjergj Zefi

  • Alcune semplici considerazioni
    Nome: Francesco Bogliacino  Data: 12.06.2008

    Vorrei solo fare due brevissime (spero) considerazioni: 1) sono ovviamente d'accordo con tassazioni che aumentino i costi di produzioni inquinanti, hanno il loro ovvio fondamento economico; ma per favore (lo dico al Ministro Tremonti), non cerchiamo di imbrogliare, esitono gli effetti di equilibrio economico generale. In un mercato con domanda inelastica e con offerta (almeno relativamente) elastica, chi volete che paghi l'imposta se non il consumatore? 2) se passa il messaggio che ogni volta che c'é un extra-profitto bisogna mettere una tassazione straordinaria si aumenta l'elemento di arbitrarietà della norma fiscale (già a mio avviso abbastanza fantasiosa). Chi verrà a investire in Italia? (Ammesso che gli investimenti siano graditi, vista la sceneggiata sulla presunta "invasione barbarica" operata da Air France con Alitalia comincio ad avere qualche dubbio) Complimenti per l'articolo ed il sito Cordialmente

  • Redistribuzione
    Nome: Alessandro  Data: 12.06.2008

    Ho letto attentamente l'articolo ma quello che non son riuscito a capire è come questa manovra possa contribuire ad abbassare il prezzo del carburante, forse perchè l'obiettivo non è questo? Non mi ha convinto neanche il discorso che plaude all'aumento dei carburanti come mezzo per favorire il raggiungimento degli accordi di Kyoto. Personalmente penso la domanda di carburante non possa calare più di tanto perciò si deve intervenire sulle tecnologie del trasporto che abbandonino il motore a benzina per quello a metano e magari anche per le auto elettriche, tecnologie che chissa come mai i produttori di auto non sembrano intenzionati a proporci in maniera seria... che dopo la Robin Hood tax sui petrolieri sia il caso di una altrettanto straordinaria tassa sui produttori di automobili.

  • Ma la Robin Hood che effetto avrebbe sull'inflazione?
    Nome: Giovanni Medioli  Data: 11.06.2008

    Ci sono due effetti principali del costo dei carburanti sull'economia. Il primo incide sulla mobilità delle persone, come spiega Galeotti, e una "mancata attenuazione" potrebbe avere (anche) impatti positivi riducendo consumi di scarsa utilità (ma chi lo spiega agli operatori turistici?). Il secondo attiene alla mobilità delle merci: se aumentano i carburanti, inevitabilmente, aumentano anche i prezzi al consumo. Pur rimanendo contrario in linea generale a tassazioni straordinarie (che hanno sempre effetti distorsivi) credo che un provvedimento come quello annunciato dovrebbe riguardare soprattutto il secondo effetto, che ha certamente carattere di interesse generale.

  • Austerity
    Nome: Pasquetta Cherchi  Data: 11.06.2008

    Occorrebbe limitare il consumo di benzina favorendo le persone che utilizzano la macchina solo nei casi di difficoltà a raggiungere il posto di lavoro per un tot kilometrico e mancanza di facile e comodo trasporto. Avere cioè dei buoni fissi settimanali e incentivare per chi vive in città l'utilizzo del mezzo pubblico con relativo sconto. In tutti gli altri casi prezzo di benzina libero. lasciando che si lasci la macchina posteggiata e ci si muova con i treni che arrivano puntuali o gli aerei che fanno gli scali comodi anche per noi.

  • Consumi
    Nome: Bruno Stucchi  Data: 11.06.2008

    Malgrado il prezzo dei carburanti sia sempre in aumento, il loro consumo è quasi costante. Aumentarne il prezzo, per ridurne i consumi e diventare virtuosi per le anime belle col Kyoto fisso si dimostra inefficace e dispendioso. Forse perché i carburanti sono beni a domanda rigida? Ma queste cose si dovrebbero risapere fin dalle materne...

  • Robin Hood all'Italiana
    Nome: Gianni Mastrilli  Data: 11.06.2008

    Premesso che personalmente sono contrario ad una tassazione straordinaria, non capisco un provvedimento che colpisce solo un attore del mercato nazionale, cioè l’ENI, con una cospicua partecipazione dello Stato nel capitale. Questo significa destabilizzare il mercato in quanto provocherebbe un calo della quotazione in borsa della società con notevole danno per gli azionisti privati. Ritengo, invece, che sarebbe più utile cercare di colpire i profitti anche delle altre compagnie petrolifere estere presenti in Italia, direttamente o tramite loro Società di distribuzione. Infine, sono dell’idea che i prezzi così alti dei carburanti favoriscano, per il trasporto privato, un maggior utilizzo dei mezzi pubblici, con evidenti benefici sia dal punto di vista ecologico che di stress a livello personale, per non dovere stare nel traffico. Per quanto riguarda il trasporto delle merci bisogna utilizzare parte del gettito derivante dalla nuova tassa a beneficio degli autotrasportatori (ed altre categorie di operatori), magari con dei “Bonus” nominativi, per evitare che il maggior costo del carburante venga traslato sulle merci, innescando un movimento inflativo.