
Si dice spesso che gli investimenti in infrastrutture di trasporto stimolino lo sviluppo economico e la competitività di un territorio. Ma la connessione è molto più problematica e incerta di quanto si pensi. Anche per la rilevanza dei fondi richiesti alla realizzazione delle opere. Per questo va ben valutato quali siano quelle da privilegiare. Soprattutto, gli investimenti devono essere coerenti tra di loro e con l'insieme delle politiche di trasporto adottate. E vanno esplicitati gli obiettivi che si vogliono raggiungere in termini di distribuzione modale.
L’articolo senza fornire alcuno strumento valutativo, ci insinua eminentemente due dubbi a- i costi per le infrastrutture hanno un rapporto costi – benefici troppo elevato, per cui vale la riflessione se siano soldi (quasi sempre pubblici) ben spesi. b- Non tutto il bene viene per favorirci. Ricordo che esistono modelli matematici di valutazione costi-benefici per la realizzazioni di direttrici di traffico ( strade, ferrovie ecc.) che si basano sulla valutazione parametrica del traffico generato e del traffico modificato. Sarebbe quindi auspicabile che l’amministrazione che propone nuove strutture, eseguisse e rendesse pubbliche le indagini preliminari che ci danno un’indicazione preliminare consona ai canoni classici. Solo per i casi di risultato preliminare positivo, possiamo porci i problemi di costi-benefici e se i benefici siano tali; per chi sono realmente benefici e per chi invece sono nocumento. Infine deve essere forte la necessità di avere un’analisi comparata con scelte alternative, come le autostrade informatiche, riqualificazione del territorio ecc. ecc. od anche pensioni d’oro per tutti e “ après .. le deluge”.
L'analisi é interessante e merita maggior approfondimento nel dibattito politico nazionale ma anche in quello dell'industria. Chi lo va a spiegare ai nostri politici e agli industriali che l'infrastruttura non solo e non necessariamente fa lo sviluppo ma puo' anche darsi che non sia un fattore di aumento di competitività e produttività importante e/o prioritario. Puo' darsi che non sia importante se l'economia é prevalentemente un'economia di servizi ovvero beni non tradeable, cioé che non hanno bisogno di strade e ponti...I fattori di competitività non di prezzo, e quindi che escludono i trasporti e l'infrastruttura, sono probabilmente più importanti e di più facile modifica. Lo stesso si puo' dire della produttività e non é certo dimostrato che per aumentarla debba avere più strade e più ponti. Sicuramente le infrastrutture sono importanti per un paese in via di sviluppo ma per un paese come l'Italia l'analisi costi benefici o il semplice costo opportunità potrebbero dimostrare che investire in infrastrutture, soprattutto alcune di cui si parla, non costituisce la migliore allocazione di risorse scarse anche in termini di rendimento dell'investimento stesso.
Ho letto con interesse l'articolo. Mi sembra che le considerazioni svolte prostulino soprattutto uno sviluppo industriale del territorio. Qual è l'incidenza delle infrastrutture sullo sviluppo turistico del territorio? Oggi per andare da Roma a Pescara in treno sono necessarie tre ore. Quattro per andare ad Ancona e otto per andare da Roma a Lecce. La carenza di infrastrutture obbliga a far viaggiare la totalità delle merci su gomma e limita fortemente le potenzialità di sviluppo turistico di ampie zone del Paese. Esiste una ricerca che abbia tenuto conto di questi fattori?
sono convinto che la maggior ricaduta economica per un investimento in infrastrutture sia valutabile come un minor costo per le imprese che accedono a tali reti . Va ricordato che il costo del lavoro risulta la sintesi si manodopera costi di accesso alle reti di trasporto e molti altri. Se si rendesse un migliore accesso ad infrastrutture nuove ed il loro utilizzo economicamente vantaggioso tutto il sistema industriale ne trarrebbe vantaggio ( al di là della immediata ricaduta sul PIL ) rendendo le nostre aziende più competitive : ormai siamo di fronte ad un costo complessivo di sistema che le aziende devono affrontare . Rendere quello delle infrastrutture minore rappresenterebbe un aiuto alla competitività del made in Italy , Grazie per lo spazio.
Credo che le considerazioni dotte espresse nell'articolo avrebbero meritato un titolo ad esse più congruente a significare la "insufficienza" delle infrastrutture di trasporto nella determinazione dello sviluppo del territorio (Meunier, 1999, Infrastructures de transport et développement. L'apport de l'économie des réseaux, les Cahiers Scientifiques du Transport, n. 36/1999, 69-85). Va precisato inoltre che il citato rapporto SACTRA si riferisce prevalentemente alle infrastrutture stradali.
"Non perso" il tempo in treno? Tutte le costanti modali che emergono dai modelli suggerirebbero il contrario. Comunque al massimo la perdita puo essere un pò ridotta, certo non azzerata.
Le esternalità dell'autotrasporto assumono che ci sia una rilevante diversione modale, che non sembra molto verificata. Inoltre ved. anche il rapporto IPCC per l'internalizzazione della strada. Per "l'effetto rete" ci sono ottimi modelli, ma i risultati sembrano modesti. Comunque ben vengano studi neutrali, certo non sarà difficile farne di migliori di questo con un minimo di risorse....
Premesso che le rotture di carico risparmiate rendono competitivo su ogni altro mezzo il camion entro 250 chilomentri e che l'attuale sistema industriale PMI poggia tutto sul just in time: le provinciali e statali con gli investimenti di 10 anni (varianti bypass etc.) e col sistema chiasmico a inviluppo stradale divengono contenitori urbani lineari dove sono: liberati i centri abitati dal traffico; create aree con gratuita urbanizzazione primaria tali da calmierare la rendita e favorire sinergie tra insediamenti PMI, servizi e residenze; realizzati assi auto-stradali unidirezionali atti a drenare e velocizzare il traffico eliminando blocchi e ingorghi senza scampo; sgravate le economie locali da dannose congestioni e dalle pesanti rendite dei gestori autostradali; Pedaggiabili e selezionabili le utenze mediante le Rfid, Radio frequency identification (di veicoli in movimento, una specie di codice a barre leggibile via radio); Riportate le aree agricole alla loro vocazione primaria (nò capannone selvaggio). Dopo una vita "sul campo" posso cimentarmi in 1200 caratteri a descrivere una strategia glocale completa, ciò che l'Alta Specializzazione, accademica e no, riuscira mai a esprimere ?
1. le infrastrutture di trasporto permettono di estendere il mercato delle merci e dei servizi e con ciò lo smercio. ciò significa che alcuni beni che prima avevano dei vincoli ad essere commericalizzati ora hanno meno vincoli spaziali, umenta la quantità di smercio (vedi W.Launhardt I fondamenti matematici dell'economia politica in Bagiotti, Marginalisti matematici, Utet Torino ,1975) 2. Le infrastrutture di trasporto sono un grande investimento locale e pertanto agiscono positivamente sul reddito regionale e, per induzione, sugli altri settori economici; 3. il miglioramento delle infrastrutture di trasporto aumenta la produttività generale del sistema in quanto aumentano la velocità con cui le merci e i servizi vengono distribuiti; 4. empiricamente, non si hanno grandi sistemi territoriali regionali ricchi (in cui il PIL è elevato) che non dispongano di una ottima struttura dei trasporti. 5. Quello che si afferma nell'articolo in relazione all'estenzione dei bacini di gravitazione non dipende solo dalle strutture dei trasporti ma soprattutto dal rapporto tra ia variazione del prezzo del trasporto, della rendita e del reddito delle famiglie.