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DISCARICA IN CASA CUPIELLO

di Antonio Massarutto, Categoria Energia e Ambiente, / Mezzogiorno, Data 02.06.2008

Il piano appena varato dal governo propone quello che tutte le persone serie auspicano da anni, ma che il sistema napoletano non è stato finora capace di realizzare: raccolta differenziata per quanto possibile e termovalorizzatori per ciò che resta. Nella fase intermedia, uso degli impianti di selezione meccanica per stabilizzare il rifiuto e metterlo in discarica. Con gli incentivi giusti affinché questo periodo duri il meno possibile. Ma il vero problema non è nello schema tecnologico e logistico, è piuttosto nella capacità di metterlo in atto, organizzarlo e farlo funzionare.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Credo ci sia qualche inesattezza
    Nome: Mauro  Data: 05.09.2008

    Gentile Sig. Massarutto, sono in linea di massima d'accordo con il suo articolo, tuttavia vorrei riportare alcuni chiarimenti: 1) Non è vero che nessuno vuole le discariche in Campania. Da quando è scoppiata l'emergenza fino ad oggi ne sono state aperte almeno 4. 2) La % di raccolta differenziata della Campania, seppur bassissima, è simile a quella delle altre regioni meridionali, del Lazio e del Molise, eppure in tali regioni fino ad oggi non vi è stata nessuna emergenza.

  • Costo dello smaltimento
    Nome: fernanda  Data: 12.06.2008

    mi riferisco alla risposta data al lettore che lamenta come in Germania il costo dello smaltimento gravi interamente sulle aziende e che recita "Ovviamente c'è un rovescio della medaglia: il sistema tedesco deve poi trasferire sui prezzi di vendita un ammontare complessivo che è oltre 4 volte quello che grava sui nostri consumatori" e rispondo: ben venga il trasferimento sui consumatori finali del costo dell'impatto ambientale dei rifiuti, così da innestare un circolo virtuoso che fà si che i prodotti con un packaging più "povero" dal punto di vista del marketing, ma più rispettoso dell'ambiente costino di meno e vengano acquistati di più. Inoltre occorrerebbe agire sulle grandi catene di distribuzione per stimolare l'offerta di packaging reciclabili. Il più grande retailer UK Marcks & Spencer ha dichiarato nel suo ultimo rapporto sulla sostenibilità di produrre con materiali prontamente reciclabili il 70% del packaging della linea food, per arrivare al 90% se le autorità locali si attivassero per fornire servizi di raccolta efficienti.

  • LA MAGISTRATURA DORMIENTE
    Nome: antonio p  Data: 12.06.2008

    Questo è il principio della monnezza napoletana: La giustizia(con la G maiuscola) ha sempre evitato di combattere l'illegalità creata da interessi illegali di smaltimento prima delle scorie tossiche o velenose che il Nord mandava a sepellire al sud tramite i soliti noti ,chiaramente con l'avallo dei politci schiavi dei poteri forti di Torino .Milano.ecc. Poi i politici hanno usato l'illegalità per crearsi le armate brancaleone dei lavoratori "socialmente utili" a non lavorare mai per quattro soldi , ma portatori di voti clientelari a chi regalava di più. Dio apra le carceri alla banda dei magistrarti incapaci e corrotti e ne getti via le chiavi.

  • Macinare l'umido
    Nome: Pierfranco Parisi  Data: 10.06.2008

    Negli USA si usa un mulino macinatore nello sarico del lavello. L'umido viene triturato e va al depuratore. C'è qualche ragione per non farlo da noi? Semplificherebbe la vita agli utenti e faciliterebbe la differenziata.

    Risposta:

    Certo che si può. Ogni casa dovrebbe fare un investimento per cambiare il lavello della cucina. Poi bisogna adeguare tutti i depuratori, visto che il carico inquinante in arrivo sarebbe molto maggiore. E bisogna portare da qualche parte i fanghi che risultano dai processi di depurazione: i quali possono andare in agricoltura come concime, se non sono troppo inquinati; ma siccome negli scarichi ci finisce anche un sacco di altra roba, in genere non si può. I fanghi, eventualmente previa digestione (atta ad estrarne
    biogas) vengono poi mandati in discarica, o inceneriti. Come vede, di riffa o di raffa ...

  • La Raccolta Differenziata
    Nome: Roberto Di Lauro  Data: 09.06.2008

    Non concordo con il termine "irresponsabile" usato dall'autore per descrivere il pensiero di chi vorrebbe attuare scenari di riciclo troppo ambiziosi. Mi permetto, invece di dirVi la mia idea. Il meccanismo è: il cittadino differenzia i rifiuti facendoli diventare materie prime. Separando gli RSU si ottengono materie prime per le aziende interessate al loro riuso. I comuni hanno il compito di immagazzinare le materie prime registrando quantità e qualità per singolo cittadino o per condominio o per quartiere. Chi compra le materie prime? Qui, bisogna trovare aziende private leader nei rispettivi settori economici, che per produrre i loro utili non necessitano di finanziamenti pubblici o altri aiuti. Questo è un dettaglio importante, perché il comune, nell’interesse dei cittadini, tratta con queste aziende private assumendo il ruolo di imprenditore che vende materie prime ad un imprenditore privato, e non ha senso se la controparte del comune è un’azienda pubblica di un altro comune o del comune stesso. I cittadini ci guadagnano sconti sulle tasse comunali. Tutta l’operazione avviene sotto il controllo della magistratura, per evitare infiltrazioni malavitose.

    Risposta:

    Seconda stella a destra, questo è il cammino ... e poi dritto, fino al mattino. Poi la strada la trovi da te: porta all'Isola che Non c'è'. Tanti auguri!

  • Mala gestio ma anche sovrappolazione
    Nome: Nicole Kelly  Data: 09.06.2008

    La provincia di Napoli ha 3 milioni di abitanti, (2,632 abitanti/kmq), ed è ovvio che qualsiasi discarica o inceneritore possa finire a poche centinaia di metri da case (250m) e da 5 ospedali (1000m) nel caso di Chiaiano. Con l'aggravante che sia a Chiaiano che a Pianura sono state costruite anche tante case popolari, soprattutto dopo il terremoto dell'80, che ha portato Pianura ad avere 100.000 abitanti. Napoli finisce sempre per essere la punta dei mali italiani sopratutto perchè la ci sono mali endemici che, prima o poi, colpiranno altre conurbazioni in via di veloce affollamento causa emigrazione dall'estero e dall'interno. Ospitare in un paese come l'Italia altri milioni di estranei e/o far emigrare al nord 270.000 persone all'anno è il giusto mix per consumare ancora di più un territorio che, oltre che scarso, è anche a rischio, vedi recenti alluvioni Bene ha fatto l'autore a ricordare che a Napoli ci sono ancora i bassi, locali livello vicolo dove in 30 mq è impossibile fare la differenziata. Non c'è spazio per le persone! E di questi bassi ce ne sono ancora a migliaia. Questo è il vero scandalo che impedisce che si formi una società civile.La monnezza è solo conseguenza!

  • Verifica dei numeri e fatti citati
    Nome: Massimo GIANNINI  Data: 06.06.2008

    Vediamo di essere concreti e meno teatrali in Italia. Domande molto semplici: é vero o non é vero che esistono discariche capienti non utilizzate e un sistema logistico mai messo in atto? E' vero o non é vero che se si fa una raccolta differenziata decente c'é poco bisogno d'inceneritori? E' vero o non é vero che se in Campania si danno incentivi diretti, che siano anche lotterie o caffé gratis, il comportamento individuale verso i rifiuti cambia? E' vero o non é vero che la tecnologia, escluso gli inceneritori, permette di risolvere il problema rifiuti? C'é da domandarsi infine, e se tutto cio' é vero, come mai non si sia fatto prima; perché scoprire che i rifiuti a Napoli non sarebbe dovuto essere un problema, al giorno d'oggi, é cosa gravissima. E si spera di poter smettere di parlarne come se fosse un problema mediatico e nazionale creato ad arte.

    Risposta:

    Risposte molto semplici alle sue domande molto semplici:
    1. si sente dire che esistono discariche capienti e mai utilizzate (cfr. anche la lettera di Zanardi). Francamente nessuno se non le autorità
    responsabili ci può dire se è vero, e perché non vengono usate.
    2. sul sistema logistico e sul perché non sia mai stato messo in atto si è detto e scritto di tutto. Per quel che mi riguarda, senza aggiungere o togliere nulla a quanto noto e stranoto, mi son permesso di aggiungere che costruire impianti di "riciclaggio" senza prevedere il destino, eventualmente in discariche autorizzate, dei materiali "recuperati" è stato un errore da dilettanti. Come diceva mr. Wolf in Pulp Fiction, nella vita ci vuole sempre un "piano B"; in questo caso perché poi capita che questi cosiddetti materiali non li vuole nessuno.
    3. La raccolta differenziata aiuta a ridurre i volumi da smaltire, ma non è un sostituto degli impianti di incenerimento (che siano per i rifiuti tali e quali o per il cdr, cambia poco). Casi estremi come quello di Vedelago possono funzionare in certi contesti, ma richiedono un'organizzazione estremamente complessa, la collaborazione dei cittadini, un contesto sociale e territoriale adatto (se li vede lei gli abitanti dei quartieri spagnoli che tengono 4 o 5 pattumiere in casa? Dove le mettono? Il giardino per fare il composto autoprodotto con gli scarti organici dove lo trovano?). E poi anche il cdr che esce da Vedelago verrà poi bruciato da qualche parte.
    Vale la legge di Murphy: se in un barile di rifiuti metti un bicchiere di Chateau Lafite, ottieni rifiuti. Ma se in un barile di Chateau Lafite metti
    un bicchiere di rifiuti, ottieni nuovamente rifiuti.
    4. Gli incentivi economici ai cittadini sono sicuramente utili, ma non ci si devono aspettare miracoli.
    5. La tecnologia, COMPRESI GLI INCENERITORI, permette di risolvere i problema, ma non di eliminarlo. Con la tecnologia si possono gestire i
    rifiuti riducendo al minimo, ma non certo a zero, l'inquinamento e i disagi. L'incenerimento inquina, ma in fondo non più di tante altre attività industriali e non, con le quali conviviamo normalmente. E la raccolta differenziata non sempre è poi tanto meglio, soprattutto se si tiene conto dell'intera filiera (dalle emissioni dei mezzi di raccolta all'inquinamento generato da certe forme di recupero, come ad esempio quella della carta).

  • ANELLI MANCANTI
    Nome: Letizia Ciancio  Data: 06.06.2008

    Trovo che manchino all'appello nel dibattito sui rifiuti un paio di argomenti rilevanti: 1) riduzione a monte sia in termini di riduzione degli imballaggi (quantitativa e qualitativa, ovvero più piccoli_non packaging enormi x mini prodotti_e meno promiscui nella conformazione) sia in termini di ricerca sui materiali affinché vengano immessi sul mercato solo quelli che siano a valle massimamente riciclabili; 2) normativa: esiste un tarlo nella legge Ronchi, in quanto la sanzione è posta nel punto sbagliato. Si sanziona infatti la mancata differenziazione e NON il mancato riciclaggio effettivo. Differenziare senza poi riciclare equivale ad un costo senza benefici ambientali: proprio su questo costo rischiano di agire le mafie... Bisogna che la legge sanzioni il mancato raggiungimento di determinate percentuali di effettivo riciclo, altrimenti questa si riduce a mero "consiglio". Infine non sento mai fare un discorso di insieme: per ottimizzare il ciclo dei rifiuti occorre che la sommatoria delle varie fasi (raccolta, conferimento, recupero materiale e/o energetico, smaltimento) sia ad impatto minimo. Ogni intervento anche ottimale, se isolato non produrrà risultati duraturi.

  • GRAZIE PER IL SUO ARTICOLO
    Nome: FRANCESCO COSTANZO  Data: 05.06.2008

    Sto leggendo con molto interesse tutti gli articoli sulla questione rifiuti pubblicati dal sito, da napoletano La ringrazio per il Suo contributo. Come in commenti precedenti, ribadisco che il problema rifiuti è emergenza nazionale e non napoletana, risultato di un'incuria/strabismo/malaffare "sedimentato" negli anni, tipico italiano, di cui hanno colpa tutti, non solo una "banda" di capitalisti o camorristi, cui viene semplicemente servito un business sul piatto d'argento. Non è un fantomatico "Stato" che deve applicare la raccolta differenziata, ma siamo noi cittadini, lo Stato dovrebbe solo controllare: chi ha autorizzato in passato lo smaltimento dei rifiuti tossici nei propri terreni? Lo Stato? Sono d'accordo sullo strabismo dei giudici, che spesso emettono condanne solo quando ormai la situazione è degenerata... prima dov'erano? E le Forze dell'Ordine? Solo ora ci sono? Per quanto riguarda lo smaltimento, concordo con chi evidenzia una "strana" situazione: in altri paesi, (Germania) le aziende che inceneriscono pagano i rifiuti che vengono conferiti agli inceneritori, in Italia siamo noi cittadini che paghiamo. Se questo è il business, allora chi non lo farebbe?

    Risposta:

    Riguardo all'ultimo punto da lei sollevato: attenzione. Chiunque conferisce rifiuti (o materiali derivati dai rifiuti) a un impianto di termovalorizzazione paga. Nessuno, nemmeno i cementifici, li riceve gratis. In Germania come in Italia. Quando sono le aziende produttrici di beni, i costi finiscono nei costi di produzione, e dunque nei prezzi dei prodotti. Quando sono le aziende che raccolgono e trattano i rifiuti urbani, il costo finisce nella tariffa pagata dai cittadini (o sul bilancio dell'ente
    locale). E poi ci sono i circuiti - come quello degli imballaggi - nei quali alle imprese produttrici e ai distributori sono addossati i costi delle raccolte differenziate e della successiva collocazione dei materiali, molti dei quali - soprattutto quelli derivati dalla plastica - possono ben essere bruciati per produrre energia. In questi circuiti i costi sono sostenuti ancora dai produttori e riversati poi sui prezzi dei prodotti imballati.
    La principale differenza tra la Germania e il resto del mondo è che lì si è costruito un meccanismo che addossa ai produttori una fetta di costo molto maggiore: le imprese pagano il costo pieno del circuito di raccolta differenziata e recupero, mentre da noi, come negli altri paesi, in genere pagano solo il costo differenziale. Ossia, supponendo che smaltire costi 100 e riciclare 120, in Germania le imprese pagano tutto il 120, da noi solo il 20. Questo significa che da noi il 100 finisce comunque nella tariffa pagataì dagli utenti, mentre in Germania gli utenti pagano per quello che si smaltisce e le imprese per quello che si recupera. Ovviamente c'è un rovescio della medaglia: il sistema tedesco deve poi trasferire sui prezzi di vendita un ammontare complessivo che è oltre 4 volte quello che grava sui nostri consumatori.

  • Raccolta differenziata
    Nome: paolo ferrari  Data: 04.06.2008

    Per favorire la raccolta differenziata? Perchè non realizzare e pubblicizzare pesantemente un sistema tariffario che penalizzi l'attuale sistema e preveda sconti consistenti per quei comuni che realizzano una raccolta differenziata? Io penso che alla parte più sensibilizzata dell'opinione pubblica campana bisognerebbe fornire questo aiuto. Ovviamente, e qui viene la cosa più difficile a mio parere, qualcuno dovrà poi vigilare e poter combinare multe consistenti per coloro che non eseguono correttamente la separazione dei rifiuti.

    Risposta:

    La tariffa costruita in modo incentivante (premi per chi differenzia, conti salati per chi non lo fa) è prevista nella nostra legislazione dal 1997.
    Molti comuni la usano, è sicuramente uno strumento utile (anche se, come al solito, non è una bacchetta magica). Ancora più importante è la comunicazione, l'educazione, la partecipazione, il lavorare gomito a gomito con i cittadini, con le scuole, con le associazioni di volontariato.
    Riguardo alla tariffa ci sono poi dei problemi operativi, tanto più difficili quanto più si opera in contesti densamente popolati dove è difficile la raccolta porta a porta. E, anche, degli impatti distributivi, non catastrofici ma neppure trascurabili, visto che, come tutte le tasse ambientali, anche quella sui rifiuti è purtroppo regressiva.