
Dare rappresentanza ai lavoratori nel governo dell'impresa è utile soprattutto se si guarda al loro interesse a conoscere e controllare la gestione, ad esempio attraverso la possibilità di nomina di membri del collegio sindacale. La partecipazione finanziaria dei lavoratori, invece, può portare a confusione dei ruoli. Un contributo potrebbe invece derivare dal rafforzamento delle forme di investimento collettivo. E’ questo uno dei tanti aspetti del tema “Mercato e democrazia”, titolo del Festival dell’Economia che si tiene a Trento dal 29 maggio prossimo al 2 giugno.
Ringrazio i lettori per i commenti. Effettivamente siamo in presenza di norme costituzionali che hanno generato un grande dibattito e alle quali gli innumerevoli progetti di legge presentati nel corso delle passate legislature avevano cercato di dare attuazione, ma senza successo. Forse adesso si è creato un clima economico diverso e idoneo a superare antiche resistenze, ma a condizione, appunto come scrivevo nell'articolo, che non si faccia confusione."
A parte le difficoltà oggettive oggi, di un cambiamento di ruoli nella gestione aziendale, rimane pur sempre immanente il concetto che il modello a proprietà privata dei mezzi di produzione non tiene più. La sotto utilizzazione delle potenzialità fisiche, intellettuali e intuizionali, i crack aziendali che hanno messo in pericolo decine di migliaia di dipendenti, le delocalizzazioni per il maggiore profitto, i conflitti imprenditori/dipendenti/sindacati, chiedono un cambio di rotta. Il rapporto di lavoro dice R. Batra è di tipo medioevale, tra il Signorotto e i Servi della Gleba. Dovremmo tenere a mente che se le responsabilità economiche sono suddivise tra tutti si risana l'economia e vi è più incentivo a lavorare sodo. Il governo dovrebbe sostenere una politica di produzione/distribuzione cooperativa per i beni essenziali. Ciò aumenterebbe la distribuzione della ricchezza, eviterebbe fasi di depressione economica. E' una cultura da crescere e faremmo meglio farlo in fretta, prima che crollino le certezze del mercato liberista, sommerso dai debiti e dalle sue contraddizioni interne. Le Coop Mondragon, dei paesi Baschi, sono un buon esempio alternativo.
Lasciando da parte il vasto campo della democrazia industriale ed economica, mi pare opportuno notare che la proposta di far intervenire nella governance d'impresa i fondi pensione, in particolare quelli negoziali che cominciano ad essere decisamente importanti anche nel nostro Paese, sia molto interessante e meriti di essere valutata a fondo soprattutto dalle organizzazioni sindacali. Infatti, una delle critiche più serie e argomentate ai fondi chiusi è proprio quella della difficoltà di controllo sugli investimenti e sull'andamento dei titoli in portafoglio. Attuare l'ingresso dei fondi negli organi di gestione e sorveglianza delle aziende potrebbe essere davvero un primo passo per sviluppare una forma di controllo "dal basso" sull'operato delle aziende stesse.
Credo che si possa rispolverare l'art. 46 della Costituzione (cui erano contrari CGIL e Confindustria): "Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende."