
Dal punto di vista dei numeri, non c’è ragione di lamentare "invasioni" di rom e sinti nel nostro paese. Piuttosto sono assai problematiche le politiche adottate per la gestione di queste minoranze. Nel migliore dei casi si sono allestiti i campi nomadi, diventati oggi un aspetto saliente del problema. Servono invece soluzioni abitative plurime, negoziate con i diretti interessati e con le comunità locali. E progetti più ampi, con il coinvolgimento e la responsabilizzazione dei destinatari, la condivisione di regole, la presenza di figure di mediazione e accompagnamento.
Quello che manca all' articolo è la considerazione della relazione fra politiche e numero dei soggetti destinatari delle politiche medesime. Il numero dei Rom residenti viene trattato come un dato del problema, ma non lo è, tenuto conto che il bacino di utenza possibile non è dei Rom attualmente residenti sul territorio nazionale ma dei Rom potenzialmente residenti (che come indicato nell' articolo sono parecchi milioni). Per fare un esempio, dopo che ai Rom residenti a Pisa in un certo momento venne concessa una casa popolare (progetto "città sottili") gli spazi "irregolari" lasciati liberi da costoro sono stati occupati da successivi arrivi, in particolare dalla Romania, dando origine fra l'altro ad una manifestazione sotto le finestre del comune di Pisa in cui anche i nuovi arrivati reclamavano la concessione di una casa popolare. E se anche a costoro venisse concessa una casa popolare sarebbe forse la fine del problema? Quante case popolari e quanti sussidi sarebbero necessari per risolvere i problemi di sopravvivenza dei Rom potenzialmente residenti?
Tutti dimenticano un piccolo, ma fondamentale particolare dei rom e affini: sono nullafacenti e non vogliono lavorare come tutti x riportare a casa uno stipendio per vivere, ma preferiscono andarlo a rubare nelle case degli altri. come fanno ad avere grosse macchine? come fanno a comprarsi le case? Come fanno a prestare denaro con interessi altissimi? Come fanno ad ubriacarsi dalla mattina alla sera? come fanno a comprarsi i bagni più moderni? Come fanno a mangiare,se non lavorano? Venite ad Alba Adriatica (TE) e vi renderete conto della bella vita che fanno a nostre spese. il sottoscritto x mangiare va a lavorare. Costoro che fanno? Costoro vanno a spasso e ogni tanto vengono presi dalle forze dell'ordine x essere subito rilasciati,dato che hanno fior fiori di avvocati pronti a diferderli. I cittadini onesti vogliono sapere come fanno a vivere senza lavoro e senza stipendio. Me lo dite voi che li difendete a spada tratta? o me lo dice lo Stato,che non ha mai fatto un accertamento fiscale nei loro confronti?
Nell'articolo si cita più di una volta la necessità di un ricorso a politiche abitative per i Rom, presumo previo stanziamento di fondi. Faccio notare che una politica per l'abitazione sociale in Italia già esiste, ed è quella delle case popolari: ad essa possono fare ricorso tutti i cittadini italiani che dimostrino di avere i giusti requisiti. Se i Rom di cittadinanza italiana rientrano in questa categoria, sono liberi di presentare domanda e di inserirsi nella lista delle tante famiglie italiane che soffrono in attesa dell'assegnazione di una casa. Se l'autore dell'articolo intende invece che i Rom dovrebbero beneficiare di una politica personalizzata, attraverso lo stanziamento di fondi destinati esclusivamente a risolvere il loro problema abitativo, trovo che questo sarebbe un atto illogico e irrispettoso di tutte quelle famiglie che lavorano onestamente e che in virtù di considerazioni sbaglita e pietistiche si vedrebbero "sorpassate" da altre famiglie, che magari mai si sono iscritte ad una lista di case popolari manifestando il consueto disprezzo per l'amministrazione e per le istituzioni legali che chi vive in un campo nomadi spesso fa suo come stile di vita.
Solo per segnalare l'esperienza del Centro di accoglienza Padre Arrupe di Roma (www.padrearrupe.com), in cui dal 2006 è sorta anche una casa famiglia per bambini, italiani e stranieri, "La Casa di Marco", di cui è responsabile una coppia italo-rom.
Apprezzo il buonismo espresso nella maggior parte degli interventi, ma è un dato di fatto che la maggior parte dei rom per vivere delinquono e che non rispettano le regole fondamentali del vivere civile. I cittadini italiani sono sottoposti al rispetto di regole, quali per esempio il dovere di avere documenti che comprovano la residenza,quindi tutto ciò che comporta il pagamento di bollette,tasse,intestazione vetture ecc. Questi individui non hanno fissa dimora ma hanno vetture spessissimo di gran lusso con targhe tipo E.E (escursionisti esteri)quindi non soggette a tassazione o qualsivoglia controllo. Secondo la legge italiana il campeggio è consentito solo in aree ben definite,non dappertutto. Queste sono solo alcune delle regole che un onesto cittadino italiano (la maggioranza) rispetta naturalmente. I rom vogliono gli stessi diritti? Che seguano le stesse regole, non è difficile,il difficile è dover piegare la schiena per lavorare, e mi rivolgo soprattutto ai rom adulti di sesso maschile, nella maggior parte sfruttatori della "manodopera" minorile e femminile... sono leggende quelle storie di bambini legati fuori dalle roulotte per indurli a mendicare ai semafori?
Il problema dei zingari dei Rom o dei Rumeni o come li vogliono chiamare non è della loro società , ma è un problema della nostra attuale società totalmente incapace ad accettare colui che è diverso poiche essendo una società dove mancano i valori principali non si puo pretendere che diano valore agli altri. Faccio presente che un immigrato o comunitario che sia integrato e tollerato dalla societa dove vive non commettera mai un reato, commettono reati perche comunque si vedono presi in giro , sfruttati e pure beffeggiati dalle persone che gira per la strada ( penso che anche noi agiremo cosi ). Io sono di Verona e con la vicenda che abbiamo avuto abbiamo dato un idea di cosa siginifica intolleranza , figuriamoci che se ce intolleranza perche uno porta un codino non ce per uno che è di colore diverso !! mi pare che solo Hitler abbia avuto un idea del genere poi pero alla fine si è ucciso da solo .
Ho letto con piacere, questo articolo che sgombra il campo da facili luoghi comuni e pregiudizi, alimentati ad arte per scopi politici, riportando il discorso su un piano finalmente razionale. Una cosa che si dimentica spesso di citare è che queste popolazioni durante il fascismo, insieme ad altre minoranze, hanno subito una costante persecuzione. La coscienza sporca di noi italiani, si limita a citare come vittime dell'olocausto solo gli ebrei , dimenticando le migliaia di Rom e Sinti che hanno subito la stessa sorte nei campi di sterminio. Per loro non esiste nessun tipo di risarcimento neppure morale. Vengono additati come il nemico da cui difendersi, come se i problemi della criminalità fossero da imputarsi solo a loro. Ci si dimentica di mafia, camorra, ndrangheta ecc... o forse alcuni rappresentanti eletti con i voti delle varie mafie, purtroppo presenti in parlamento e nelle giunte locali, hanno buon gioco a spostare altrove l'attenzione per continuare a fare impunemente i loro loschi affari. Non ho nessuna fiducia che questo governo possa affrontare e risolvere il problemaq nel solco di questo articolo. Ci aspettano tempi davvero bui...spero di essere smentito dai fatti.
Invece di fare un gran parlare demagogico su cosa significhi essere rom, su una remota e molto costosa, nonchè incerta, integrazione, sarebbe bene rispondere ad alcune basilari e semplici domande: di cosa vivono realmente i rom? perchè chi li ha come residenti "vicini" vede invariabilmente aumentare i reati di appropriazione indebita a proprie spese? quali possibiltà ci possono essere di vivere decorosamente e onestamente ponendosi volutamente al di fuori delle regole della comunità stanziale che vive con un onesto ed identificabile lavoro? Prevenire i problemi significa evitare di annacquare ogni discorso dietro frasi del tipo "anche gli italiani stanziali delinquono", poichè è indubbio che la propensione al delitto sia tra certe comunità molto più spiccata e non si capisce perchè noi si debba , in nome di un diritto internazionale , attendete il compimento del reato, con le sue gravi conseguenze materiali e psicologiche, per attuare preventive efficaci dissuasioni. Altre etnie viventi nel nostro paese hanno dimostrato di volersi integrare molto meglio di loro.
L' articolo rovescia la pura e semplice realtà fattuale per quella che è. Inoltre, siamo sicuri che i rom siano interessati realmente all' integrazione? Io lo escluderei. Infatti, non esiste nessun "cattivo soggetto" che impedisca a costoro di condurre una vita normale e civile: semplicemente ignorano il concetto stesso di legalita´, e´ difficile dire se per limiti culturali, retaggi storici, consuetudini, ecc. D' altra parte basta leggere i giornali oppure semplicemente osservare il comportamento quotidiano dei rom nelle involontarie occasioni in cui si ha modo di doverli avvicinare, ad esempio nelle stazioni ferrroviarie. La leggi sulla sicurezza del nuovo Governo di questi giorni, probabilmente troppo draconiane, sono figlie anche dell' assurdo buonismo del Governo precedente che di fatto ha avallato un regime di impunita´ per un malinteso senso solidaristico verso chi ha fatto in passato e fa tutt' ora pochissimo per meritarselo. Un ultimo commento: viste le premesse, come si può pensare che qualche sindaco e comunità si presti ad ospitare un campo nomadi nel proprio territorio? Questo sì che sarebbe un inno all' auto-lesionismo...
Io penso che il problema dei Rom, almeno per una parte dell'etnia, si sia aggravato a seguito della scomparsa di alcune attività economiche compatibili con il loro nomadismo che esistevano un tempo. Quando ero ragazzino (oggi ho 64 anni), tante volte la mamma mi incaricava di portare le padelle agli zingari perchè le stagnassero. Ricordo che con il metallo del cucchiaio mi facevano lo scacciapensieri: si rifiutavano però di farlo con il cucchiaio d'argento perchè, secondo loro, il suono avrebbe fatto abortire. Allevavano cavalli che commerciavano con i contadini. Vendevano manufatti di ferro tipo alari per i camini, treppiedi per reggere le pentole, ecc. Arrivavano con carretti coperti, accompagnati da cavalli e cani, montavano le tende e dopo una settimana o due, conclusi gli affari, lasciavano il campo seguendo la pista di sempre. Per il loro modo di vita, diversissimo dal nostro, non c'era problema di integrazione: era semplicemente una vita diversa. Devo, per la verità, ancora dire che già allora "i grandi" ci dicevano di stare attenti ai piccini perchè c'era il pericolo che gli zingari li rapissero. Non accettavano altri lavori, almeno così si diceva.