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UN RATING PER I DIRITTI

di Francesco Vella, Categoria Finanza, / Internazionali, Data 16.05.2008

La diffusione dei fondi sovrani genera problemi di trasparenza e vigilanza. Ma c'è anche un problema di libertà e democrazia, legato al fatto che in molti casi sono posseduti da governi che non brillano per rispetto dei principi democratici. Una soluzione potrebbe essere l'elaborazione e diffusione di un sistema di rating, una verifica dei comportamenti nel campo dei diritti umani dei paesi proprietari dei fondi. Al tema “Mercato e Democrazia” è dedicato quest’anno il Festival dell’Economia di Trento che si svolge tra pochi giorni (29 maggio-2 giugno).

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Perchè un rating solo per i diritti?
    Nome: Andrea  Data: 19.05.2008

    Non capisco perchè definire un rating per dei diritti solo per i fondi sovrani. Cosa dire allora di banche italianiche prestano soldi a aziende che sviluppano armi la cui produzione e vendita in italia è vietata? O delle aziende anche italiane che producono vestiti violando i diritti umani? Forse perchè italiane possono farlo?

    Risposta:

    La ringrazio per le osservazioni, ma il tema al quale Lei fa riferimento è in parte diverso. Vi possono essere rating di "eticità" che vincolano l'attività industriale e finanziaria e in parte molte aziende li hanno adottati su base volontaria (ad esempio non finanzio chi fabbrica armi) e nulla vieta che possano essere recepiti in rating internazionali, ma i fondi sovrani hanno il problema specifico della proprietà pubblica e cioè di Stati all'interno dei quali vengono violati i diritti umani e che indirettamente con i loro ingenti investimenti possono condizionare
    le economie di tutto il mondo.Di qui l'esigenza di una particoalre attenzione.
    Un cordiale saluto

  • Tre dubbi
    Nome: michele  Data: 18.05.2008

    Primo dubbio: serve davvero un "rating" come questo, o non rischia di confondere ancora di più? Se già quelli in uso, pur riferiti a parametri "oggettivi", e comunque di natura quantitativa, hanno saputo causare i noti danni, quanti di più potrebbe farne uno riferito a parametri la cui natura "politica" rende discutibile qualunque rioultato? E chi avrà le informazioni, la forza, il prestigio,le risorse umane e l'esperienza per assumersi la responsabilità dei giudizi? Il WTO? Mi pare difficile. Secondo dubbio: i norvegesi hanno fatto una scelta tanto nobile quanto soggettiva. Il mercato lo sa, e questo è tutto. Ciascuno sceglierà liberamente di lavorare con loro o no. Chi vuole, li imiti, ma non serve una patente: basta farlo sapere. Terzo dubbio: come potrebbe un tale "rating" trascurare la politica estera dei Paesi di appartenenza, le alleanze più o meno palesi, la politica militare ecc., almeno per stabilire se vi sia un nesso con gli investimenti? Non è chiedere troppo? Il fatto è che il mondo pone problemi nuovi, ma l'attrezzatura esistente resta vecchia. Speriamo che la riflessione del Forum aiuti. Ma per riuscirci, dovrà osare parecchio...

    Risposta:

    La ringrazio per il commento che mette opportunamnete in evidenza alcuni aspetti indubbiamente critici e dei quali ho piena consapevolezza, ma mi sembra che questri aspetti non possano frenare la prospettiva che indicavo. E' vero che i tradizionali rating non hanno sempre funzinato a dovere, ma questa non è una ragione per la quale quelli "etici" da me proposti non debbano, invece, funzionare. Lei stesso dice che il mercato consoce la scelta nobile norvegese e allora perchè il mercato non dovrebbe avere qualche strumento per conoscvere eventuali altre scelte nobili (o meno nobili)? Ancora; nessuno mette in dubbio il fatto che le organizzazioni internazionali abbiano difficoltà ad individuare standards comunemente accettati e con un efficiente grado di enforcement, ma proprio il terreno da me indicato potrebbe rappresentare un utilissimo laboratorio. In altri termini, se da un lato si tratta di tenere bene i piedi per terra e di considerare tutti gli ostacoli su una strada non certo facile , dall'altro non bisogna, a mio parere, peccare del solito "benaltrismo" (c'è bisogno di ben altro!) che poi, alla fine, significa non fare niente!
    Un saluto cordiale.