
L'aumento di prezzo degli alimentari colpisce la povera gente, ma allo stesso tempo aiuta gli agricoltori poveri. La volatilità dei prezzi, in compenso, danneggia gli uni e gli altri. Forse è arrivato il momento di cambiare e di creare servizi finanziari internazionali destinati ai popoli più poveri. I governi potrebbero, ad esempio, creare assicurazioni per garantire le popolazioni contro le impennate dei prezzi, con trasferimenti ad alcuni, quando i prezzi sono alti, e ad altri, quando sono bassi. Non sono soluzioni nè
semplici nè chiare. Ma qualcosa va fatto.
Un articolo interessante. Per la prima volta dopo mesi, qualcuno che non dice che la liberalizzazione dei scambi agricoli risolverà come per magia tutti i problemi. Però i critici dell'attuale sistema non parlano di "autosufficienza", concetto sbagliato perché pone già la soluzione del problema, ma di "sicurezza alimentare" e di "sovranità alimentare". Come nessuno parla di eliminare gli scambi commerciali. E' perché mai? Possono esserci vantaggi comparati anche in agricoltura, di cui possono beneficiare anche i piccoli agricoltori su scala familiare. Sono due miliardi di persone. Ma chi li rappresenta? Quando in Messico hanno portato da sei anni a un anno il periodo di graduale riduzione delle barriere al mais sussidiato statunitense, nessuno ha protestato. Ho un'amica che si occupa di cooperazione in Senegal, in un'area decentrata, e mi racconta che l'acqua, un tempo abbondante, ora comincia a scarseggiare. E' arrivata una società che si è presa il terreno migliore e l'acqua. Ecco un meccanismo concreto, reale, per aumentare il Pil e la povertà. Solo che il Pil appare nelle statistiche, e la povertà è negli occhi di chi la vede e che nessuno ascolta.
L'aumento dei prezzi alimentari non produce ipso facto una crescita del benessere degli agricoltori. Va infatti valutata, come suggerisce tra gli altri Loretta Napoleoni, la struttura dell'azienda (le dimensioni rispetto alla manodopera), il flusso delle derrate alimentari (destinate all'esportazione o al mercato interno), la proprietà della terra (se gli agricoltori sono braccianti salariati, il reddito rimane tendenzialmente fissato ad un livello basso ). Purtroppo, è vero il contrario: l'aumento dei prezzi avvantaggia gli agricoltori ricchi e chi può adottare comportamenti speculativi lungo la filiera agroalimentare. Vi sono in Italia esempi illuminanti in tal senso: nonostante il caro vita generato dagli alimentari, il reddito agricolo ha continuato la sua decrescita, in ragione dell'assorbimento dei costi degli input agricoli (fertilizzanti, mangimi, gasolio) da parte degli agricoltori, come ben testimoniato dai dati ufficiali Istat. La forma delle relazioni della filiera insomma assume un profilo determinante.
L'articolo pone in maniera chiara una serie di problemi di cui si comincia a parlare sempre più spesso (non tanto nei giornali italiani purtroppo ). Non sono un esperto ma leggendo alcuni articoli della rivista Internazionale ad es.di Ahrundati roy (traduzione da giornali indiani )mi sembra che una parte degli agricoltori indiani ultra -poveri (economia locale di sussistenza) in zone come l'Orissa e il Bihar non traggono alcun aiuto dall'alto prezzo degli alimentari . La nascita di movimenti nagaliti (maoisti) Non so se questo sia attribuibile alla volatilità dei prezzi .Circa la ottima proposta di "creare servizi finanziari internazionali destinati ai popoli più poveri" mi domando se implicitamente lei faccia riferimento a organismi da inventare ex novo visti gli scarsi risultati della FAO ,WFP etc che con i loro overhead mangiano molte risorse economiche facendone giungere poche ai destinatari e con la corruzione in loco pochissime ai veri bisognosi .La crisi dei mutui subprime mostra che anche in USA e UK quando si vuole "socializzando" le perdite i soldi si rendono disponibili .