Al di là di quello che dice una Costituzione di 60 anni fa, la paura che alcune zone, non solo del sud, non siano in grado di sopportare un localismo fiscale, comporta una scelta di bloccare per sempre il paese in una fissità demografica che è assolutamente contraria all'economia moderna. Se alcune zone non sono in grado di erogare i servizi alla popolazione residente vuol dire che non si produce sufficiente reddito, e gettito, e quindi che è una parte della popolazione deve emigrare verso zone, non necessarimanete italiche, dove le occasioni di lavoro e di investimento ci siano. Mantenere in vita zone senza futuro, se non per pochi, fa solo aumentare il livore di chi crede di pagare per tutti. Se si tagliassero i trasferimenti a chi è in deficit tributario, come la Liguria, è chiaro che le popolazioni si sposterebbero verso zone migliori e sarebbero queste a dover produrre reddito per pagare per servizi necessari ai nuovi arrivati; le zone abbandonate troverebbero un equilibrio ad un livello più basso per avere meno popolazione. La Costituzione non può stabilire ope legis che la Campania debba avere 5,7 milioni di abitanti. Una parte deve emigrare! E' l'economia.
I timori di un dilettante.
Nome: FRANCOData: 11.05.2008
Non ho la competenza per entrare nel merito ed osservo che un parlamento in cui è determinante la Lega Nord e l' "autonomia" siciliana, non rispetterà la parità dei cittadini. Temo un federalismo nordista, molto rumoroso, accompagnato da silenziose leggi ad hoc per Sicilia e Mezzogiorno, magari anche per Roma. Alla fine pagheranno le ex regioni rosse, con buona pace dei toscani ed emiliani che hanno votato Lega.
Federalismo fiscale
Nome: luigi zoppoliData: 10.05.2008
Mi pare piuttosto convincente ed opportunamente fondata sul piano giuridico la considerazione del Presidente Novacco. Credo che, come per ogni norma venga ipotizzate e/o proposta, bisognerebbe fosse chiara sia la motivazione che ne sollecita la nascita, sia lo scopo che tramite essa si intende conseguire. Se questo è vero mi pare evidente che la proposta Bordignon conseguirebbe il risultato della rottura dell'unità nazionale. Che questo possa esere ritenuto desiderabile da qualcuno, posso capirlo. Sarebbe stato utile aver avuto l'onestà intellettuale di affermarlo. Le posizioni del neoministro Tremonti d'altronde lasciano pochi spazi al dubbio e sono tranquillamente complementari allo spirito della proposta Bordignon. luigi zoppoli
Una doverosa (ri)partecipazione
Nome: Ettore JorioData: 09.05.2008
Trovo interessante il confronto Bordignon/Novacco. Offre l’occasione per una partecipazione costruttiva. Quindi, ci ritorno. Al di là delle legittime aspirazioni istituzionali di SVIMEZ di rivendicare il diritto del mio Sud di pretendere la corretta esigibilità dei Lep dei diritti civili e sociali, non sono molto d’accordo con le conclusioni cui è pervenuto Novacco nell’ultimo periodo della sua originaria dichiarazione. Quella che ha stimolato l’interessante “disputa” intepretativa. Ciò in quanto ritengo le risorse - individuate nell’art. 119, c. 4 - straordinarie e, in quanto tali, destinate a soddisfare irrinunciabili e ben individuate esigenze (speciali, quanto alla individuazione dei territori beneficiari; ordinarie quanto a scopo) avvertite in particolari aree del paese. Dunque, una sorta di "perequazione vincolata", indipendente dalla perequazione generale (c. 3) volta a garantire l’esigibilità delle prestazioni essenziali a tutta la collettività nazionale.
art. 119 Costituzione
Nome: FRANCO Data: 09.05.2008
L'argomento mi sembra portare ad una delle tante contrapposizioni da risolvere (quasi degli ossimori) come federalismo e solidarietà, sicurezza e libertà, mercato e protezione ecc. Detto rozzamente, al di là delle questioni giuridiche, è da vedere come gli enti locali si pongono verso la spesa pubblica: come un condominio, chiuso all'esterno ma che fa assegnamento solo sulle proprie quote condominiali (lega) o come un istituto di beneficienza che attende le elargizioni e che a sua volta elargisce (sud). P.S.: grande importanza viene data alla Lega Nord mentre si parla poco della Lega Sud di Lombardo che, però, pretende il ponte sullo stretto che farà diventare, definitivamente, l'Italia, la Cuba di Batista del 21 secolo.
Al di là di quello che dice una Costituzione di 60 anni fa, la paura che alcune zone, non solo del sud, non siano in grado di sopportare un localismo fiscale, comporta una scelta di bloccare per sempre il paese in una fissità demografica che è assolutamente contraria all'economia moderna. Se alcune zone non sono in grado di erogare i servizi alla popolazione residente vuol dire che non si produce sufficiente reddito, e gettito, e quindi che è una parte della popolazione deve emigrare verso zone, non necessarimanete italiche, dove le occasioni di lavoro e di investimento ci siano. Mantenere in vita zone senza futuro, se non per pochi, fa solo aumentare il livore di chi crede di pagare per tutti. Se si tagliassero i trasferimenti a chi è in deficit tributario, come la Liguria, è chiaro che le popolazioni si sposterebbero verso zone migliori e sarebbero queste a dover produrre reddito per pagare per servizi necessari ai nuovi arrivati; le zone abbandonate troverebbero un equilibrio ad un livello più basso per avere meno popolazione. La Costituzione non può stabilire ope legis che la Campania debba avere 5,7 milioni di abitanti. Una parte deve emigrare! E' l'economia.
Non ho la competenza per entrare nel merito ed osservo che un parlamento in cui è determinante la Lega Nord e l' "autonomia" siciliana, non rispetterà la parità dei cittadini. Temo un federalismo nordista, molto rumoroso, accompagnato da silenziose leggi ad hoc per Sicilia e Mezzogiorno, magari anche per Roma. Alla fine pagheranno le ex regioni rosse, con buona pace dei toscani ed emiliani che hanno votato Lega.
Mi pare piuttosto convincente ed opportunamente fondata sul piano giuridico la considerazione del Presidente Novacco. Credo che, come per ogni norma venga ipotizzate e/o proposta, bisognerebbe fosse chiara sia la motivazione che ne sollecita la nascita, sia lo scopo che tramite essa si intende conseguire. Se questo è vero mi pare evidente che la proposta Bordignon conseguirebbe il risultato della rottura dell'unità nazionale. Che questo possa esere ritenuto desiderabile da qualcuno, posso capirlo. Sarebbe stato utile aver avuto l'onestà intellettuale di affermarlo. Le posizioni del neoministro Tremonti d'altronde lasciano pochi spazi al dubbio e sono tranquillamente complementari allo spirito della proposta Bordignon. luigi zoppoli
Trovo interessante il confronto Bordignon/Novacco. Offre l’occasione per una partecipazione costruttiva. Quindi, ci ritorno. Al di là delle legittime aspirazioni istituzionali di SVIMEZ di rivendicare il diritto del mio Sud di pretendere la corretta esigibilità dei Lep dei diritti civili e sociali, non sono molto d’accordo con le conclusioni cui è pervenuto Novacco nell’ultimo periodo della sua originaria dichiarazione. Quella che ha stimolato l’interessante “disputa” intepretativa. Ciò in quanto ritengo le risorse - individuate nell’art. 119, c. 4 - straordinarie e, in quanto tali, destinate a soddisfare irrinunciabili e ben individuate esigenze (speciali, quanto alla individuazione dei territori beneficiari; ordinarie quanto a scopo) avvertite in particolari aree del paese. Dunque, una sorta di "perequazione vincolata", indipendente dalla perequazione generale (c. 3) volta a garantire l’esigibilità delle prestazioni essenziali a tutta la collettività nazionale.
L'argomento mi sembra portare ad una delle tante contrapposizioni da risolvere (quasi degli ossimori) come federalismo e solidarietà, sicurezza e libertà, mercato e protezione ecc. Detto rozzamente, al di là delle questioni giuridiche, è da vedere come gli enti locali si pongono verso la spesa pubblica: come un condominio, chiuso all'esterno ma che fa assegnamento solo sulle proprie quote condominiali (lega) o come un istituto di beneficienza che attende le elargizioni e che a sua volta elargisce (sud). P.S.: grande importanza viene data alla Lega Nord mentre si parla poco della Lega Sud di Lombardo che, però, pretende il ponte sullo stretto che farà diventare, definitivamente, l'Italia, la Cuba di Batista del 21 secolo.