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Commenti

DUE COMMI PER IL FEDERALISMO

di Massimo Bordignon, Categoria Istituzioni e Federalismo, Data 06.05.2008

Una particolare interpretazione dell'articolo 119 della Costituzione, fondata sul comma 4, renderebbe di fatto non solo impossibile il federalismo fiscale, ma incostituzionale ogni autonomia di qualunque tipo attribuita agli enti locali. E' un'interpretazione di parte e non tiene conto del comma 3 che definisce caratteristiche e finalità della perequazione territoriale delle risorse. Altrettanto pericolosa per gli enti territoriali, di qualunque latitudine, delle derive leghiste o secessioniste. Serve una lettura ragionevole della norma costituzionale.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Il punto di partenza
    Nome: Marco Esposito  Data: 12.05.2008

    Da meridionale, mi preoccupa l'argomentare della Svimez: non credo che il Sud possa affrontare la sfida del federalismo fiscale aggrappandosi all'interpretazione pur dotta e appassionata di qualche comma. Perciò vorrei provare a cambiare il punto di partenza e partire dalla fine: nel nuovo sistema federale un ospedale modello che secondo qualsiasi parametro di controllo cura a dovere i pazienti, se si trova a Reggio Calabria deve avere le stesse risorse di una analoga struttura di Reggio Emilia? Se la risposta è "No, perché i calabresi sono più poveri e quindi meritano un'assistenza di minore qualità" allora tanto vale dividere l'Italia in più staterelli e ognuno per la sua strada. Se la risposta è "In teoria sì, ma tanto al Sud strutture del genere non esistono" allora si può ragionare. Perché il federalismo ha senso proprio se stimola il Mezzogiorno a spendere bene i soldi e a recuperare efficienza. Di sicuro però il modello proposto dalla Lombardia non garantisce risorse sufficienti neppure nell'ipotesi di un Sud improvvisamente virtuoso. E ciò è francamente inaccettabile.

  • regionalizzazione delle ferrovie è un federalismo della spesa?
    Nome: bellavita  Data: 11.05.2008

    Più che un commento è una domanda. non sono mai riuscito a capire che fine ha fatto il deficit delle ferrovie regionali, dopo che sono state staccate da trenitalia, che ha molto migliorato il suo bilancio. E' una bomba a orologeria mascherata coi ritardi dei consuntivi? o c'è un fondo nazionale per i trasporti che, come copre il deficit degli ATM ecc, copre anche questo?

  • Due precisazioni ulteriori
    Nome: Alessandro Petretto  Data: 07.05.2008

    La linea espressa da Bordignon è certamente ragionevole e condivisibile, ma sono utili due precisazioni. La prima è che il principio della perequazione in base al fabbisogno non esclude che le regioni possano spendere più o meno del fabbisogno standardizzato. Nel primo caso dovranmno però ricorrere esclusivamente alla fiscalità regionale per il supplemento e nel socondo dovranno dimostarre di essere comunque cacaci di applicare i livelli essenziali definiti a livello nazionale. La seconda precisazione è un pò amara per i fautori dell'autonomia e del riconoscimeno delle differenze territoriali. Se si perequa sulla base del fabbisogno sanità, istruzione e assistenza (e qualcuno dice anche trasporto pubblico locale) cosa rimane al principio della capacità fiscale? Le mitiche fiere di paese e poco altro. Inoltre, quanto più si ricorre al principio del fabbisogno quanto più stringente deve essere il commitment del governo centrale di non intervenire ex-post a copertura dei disavanzai. Sarà cosi?

  • Attuazione del federalismo fiscale
    Nome: Bruno DeLeo  Data: 07.05.2008

    La determinazione dei fabbisogni di spesa o dei costi standard rischia di sollevare polemiche infinite capaci di rinviare l'attuazione del federalismo fiscale alle calende greche! Perchè non rifarsi alla spesa storica assumendo che essa rappresenti l'effettivo fabbisogno e perequare in base alla capacità fiscale riferita al pil regionale solo gli incrementi successivi all'anno di inzio del nuovo sistema di finanziamento.

  • Osservazioni costruttive
    Nome: Ettore Jorio  Data: 06.05.2008

    Trovo molto corretta l'analisi e le critiche mosse da Bordignon alle osservazioni fatte da Novacco. Interessante il coniato principio del fabbisogno ovverosia della spesa necessaria a soddisfare i diritti sociali, salvo a non comprendere a chi spetterebbe però la sua determinazione. Credo, infatti, che uno dei problemi fondamentali del federalismo sia rappresentato proprio dalla corretta determinazione di quanto occorre ai "territori con minore capacità fiscale" per rendere esigibili i livelli essenziali delle prestazioni riferiti ai diritti di salute, assistenza, istruzione e trasporti pubblici locali. Una delle soluzioni offerte (anche dal ddl delega del 3 agosto 2007) è quella dei costi standard. Il problema è capire quali siano. Non credo affatto che siano, pertanto, affidabili le affacciate teorie sulla cd "fiscalità compensativa" (Berlusconi dixit) fino a quando non saranno individuati i gap qualitativi da soddisfare. Bisognerebbe percentualizzare meno la perequazione e riempire più di contenuti gli obiettivi da conseguire in termini di servizi essenziali.

  • DUE NECESSARIE SPECIFICAZIONI
    Nome: daniele  Data: 06.05.2008

    D'accordo con le conslusioni dell'articolo, credo però che qualsiasi discorso in materia rimaga vago e vano senza specificare: a) come viene calcolata la "spesa necessaria" b) come viene calcolata la "capacità fiscale". Tradotto: a) in un paese in cui il costo sostenuto dal pubblico per determinate prestazioni presenta delta di 1 a 10 oppure risultati in termini di efficacia del tutto incomparabili o, ancora, impegno della "macchina" pubblica (efficienza, produttività, rapporto dipendenti/popolazione, ecc.) assolutamente diversificato, come e da chi è definito uno standard? b) che significa affermare che un territorio ha "minore capacità fiscale" senza tener conto dell'intensità di evasione?