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FONDI E CASSE: LA FRAMMENTAZIONE COSTA

di Giovanna Nicodano, Categoria Pensioni, Data 06.05.2008

Gli alti costi delle pensioni integrative potrebbero ridursi grazie a un disegno più intelligente dei fondi non profit. I costi fissi di gestione potrebbero essere ammortizzati su un ammontare di contributi più elevato. Le autorità competenti dovrebbero perciò prevenire la proliferazione di schemi pensionistici di dubbia utilità e di costo sicuro e promuovere le fusioni di quelli già esistenti. In questo difficile compito, dovrebbero essere aiutate dalle rappresentanze di professionisti e di altre categorie di lavoratori.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Ci sono anche i costi variabili
    Nome: bellavita  Data: 11.05.2008

    E sembra che a molti fondi pensione le banche abbiano applicato commissioni di gestione quadruple rispetto a quelle per i privati di rilievo. A chi tocca vigilare?

  • La frammentazione, malattia infantile dei fondi pensione
    Nome: Maurizio Sarti  Data: 09.05.2008

    L'interessante intervento di Giovanna Nicodano solleva, a ragione, uno dei punti nodali della redditività dei fondi pensione: i costi di gestione, più alti per quelli aperti e, notevolmente più contenuti, per quelli negoziali. Tale differenza è da attribuirsi certamente alla natura non profit di quest'ultimi ma, anche, all'azzeramento dei costi di gestione della rete di vendita, sostituita dall'opera, non remunerata, dei delegati sindacali e, soprattutto, dal passa parola tra colleghi di lavoro, che dimostra, ancora una volta, quanto il rapporto interpersonale e fiduciario sia determinate nei comportamenti delle persone. La seconda criticità del sistema dei fondi pensione riguarda l'accentuata frammentazione dei fondi pensione, con preoccupati fenomeni di nanismo, che pongono seri problemi di redditività e di efficienza. Tali tendenze sono suggerite dall'affermazione di gruppo e di status. Per fare un esempio i comparti dell'Università e della Ricerca, che ragionevolmente e utilmente potrebbero confluire in Espero (fondo pensione della scuola), tendono ad affermare il loro "particulare" proponendo la costituzione di un proprio fondo pensione.

    Maurizio Sarti - sociologo della previdenza, consulente ARAN per la previdenza complementare dei dipendenti pubblici

  • Alternativa ai Fondi ...rimanere con l'INPS
    Nome: lorenzo marzano  Data: 07.05.2008

    Proprio nella sua Torino insegna il Prof Beppe Scienza che nel suo libro "La pensione Tradita "mette in guardia dai fondi complementari per i rischi che configurano;in particolare quando lo stile di gestione sia tale da mirare a guadagni superiori a quelli garantiti dall'INPS . Poche altre voci si sono levate almeno per far capire pro e con's delle due soluzioni e metterli in guardia da certe polizze index linked che fanno guadagnare molto solo alle banche-assicurazioni . Sempre in Piemonte sono stati organizzati dei seminari gratuiti a cura della Regione per sensibilizzare al problema . Ho invano scritto a Marazzo per due volte proprnendo di copiare tale iniziativa nella regione lazio . Ho altresì scritto al Ministro del lavoro Damiano ironizzando che lo stesso non dovrebbe fare il promotore di fondi complementari vantandone il numero. anche qui in nome della autoreferenzialità offesa nessuna risposta . Taccio sul fatto che i sindacati non dovrebbero avere interessi vestiti nei fondi.
    Lorenzo Marzano

  • Fondi - poltrone
    Nome: Federico Pezzolato  Data: 07.05.2008

    L'analisi dell'articolo è senza dubbio condivisibile e ragioni di efficienza (e anche buon senso spicciolo) spingerebbero ad un accorpamento dei fondi per ottenere delle economie di scala. Purtroppo l'efficienza (e anche il buon senso) è sconosciuta nel nostro paese. I sindacati a cui fa riferimento l'Autore, in particolare, sono molto più interessati al proliferare dei posti nei CdA - e ai relativi gettoni - che al rendimenti dei fondi alla cui amministrazione partecipano. Vedo solo due possibili soluzioni: o, dal basso, una presa di coscienza da parte degli iscritti - ma ci credo poco - o, dall'alto, un'imposizione legislativa che limiti il moltiplicarsi di fondi in settori omogenei, quindi, un fondo per la sanità, uno per il commercio e così via. Senza contare che ci sono anche altre realtà, come i fondi regionali, diffusi solo in alcuni ambiti territoriali.