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IL PARADOSSO DEI FONDI SOVRANI

di Rony Hamaui, Categoria Finanza, Data 02.05.2008

Secondo la teoria economica, i paesi emergenti in forte crescita dovrebbero essere importatori netti di capitale e non esportatori. Dovrebbero anche utilizzare i surplus commerciali per aumentare le riserve ufficiali a disposizione delle autorità monetarie. Invece creano fondi sovrani. Le ragioni sono molte. Ma c'è il rischio che si cada in tentazioni protezionistiche di natura finanziaria. Appellarsi alla trasparenza non basta. Meglio un'iniziativa a livello internazionale che limiti l'attività dei fondi sovrani. A partire dal controllo delle imprese.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Una Bretton Woods dei paesi emergenti?
    Nome: bellavita  Data: 11.05.2008

    Certo i dollari rendono poco e perdono continuamente valore. Ma le riserve valutarie non devono solo rendere, devono essere anche liquide. E se i paesi con fondi sovrani non tengono oro e valute forti almeno per coprire un anno di import, in caso di crisi possono esserci problemi grossissimi. Certo, che i diritti speciali di prelievo del FMI non li entusiasmano: loro mettono i soldi, e gli USA decidono cosa farne. Sarebbe però un bello schiaffo se Cina, India e paesi arabi convocassero loro una Bretton Woods

  • Fondi sovrani
    Nome: Carla Petrungaro  Data: 07.05.2008

    Concordo con l’osservazione del Sig. Ribaudo che troppo spesso il “il sapere procede a camere stagne”, sicché alcuni paradossi risultano tali agli occhi di alcuni specialisti, mentre ad osservatori dallo sguardo più ampio lo sono molto meno. In particolare l’indagine sulle istituzioni politiche e amministrative, nel senso più ampio del termine (ossia comprendendo le organizzazioni statali e locali di tipo istituzionale), che influenzano direttamente i comportamenti economici, potrebbe spiegare in modo più esaustivo il fenomeno dell’esportazione di capitali, tramite lo strumento dei fondi sovrani, da parte dei paesi di recente industrializzazione. Ferme restando le corrette osservazioni di Hamaui, infatti aggiungerei che nei paesi in cui si genera una quantità elevata di fondi sovrani indirizzati ad investimenti esteri, ai quali si fa riferimento nell’articolo, si verifica anche la circostanza della mancanza dei diritti individuali di libertà, quali fattori determinanti per la formazione della spinta sociale necessaria alla creazione di un welfare, proporzionale alla quota di ricchezza ottenuta dallo Stato, grazie al “fattore lavoro”, nonché adeguato alle esigenze maturate dai cittadini di quei paesi, e rivolto sostanzialmente a: salute, sicurezza sociale e ambientale, educazione.

  • Basterebbe la cara vecchia interdisciplinarietà
    Nome: Massimo Ribaudo  Data: 04.05.2008

    Da anni leggo articoli ben scritti di economia, che però non vengono quasi mai confermati dalla realtà delle cose. Il mondo delle scienze sociali non spiega più il quotidiano e neppure fornisce bussole di orientamento futuro. Il motivo per me è evidente: il sapere procede a "camere stagne". Diritto, economia, storia istituzionale, sociologia e comunicazione multimediale viaggiano (tranne i rari casi come il servizio lavoce.info) senza parlarsi. Gli effetti mi sembrano disastrosi. Per quel che riguarda i Fondi sovrani, se ci rileggessimo la letteratura sociologica relativa alle forme di colonialismo (economico, civilizzatore, predatorio, territoriale) forse comprenderemmo meglio paradossi che sono tali soltanto agli occhi dello specialista. La Cina usa i Fondi sovrani per il suo modello (imperialistico ?) geopolitico. Non mi sembra così paradossale.

  • Conflitti di interesse nell'asset management dei Fondi Sovrani
    Nome: Claudio Bonera  Data: 04.05.2008

    I Fondi Sovrani di Investimento, a mio parere, andrebbero trattati anche in senso micro, osservando il comportamento assunto dai fund manager (spesso esterni) di questi patrimoni in termini di adverse selection e moral hazard. L'esercizio del ruolo di investitore finanziario, spesso esercitato dai Governi tramite gestioni esterne dei propri patrimoni, determina un problema agente/principale nel quale i due attori hanno interessi diversi, con effetti peggiori di quelli riscontrabili nel settore privato. Manager esterni, consapevoli del fatto che in caso di difficoltà potranno disporre di nuovi finanziamenti, si potrebbero impegnare in operazioni più rischiose prestando minore attenzione ai problemi di solvibilità, garantendosi, comunque, commissioni elevate a spese dello Stato-investitore. La scelta tra nuove regolamentazioni ad hoc (globali o nazionali) e un (più valido) adattamento di regolamentazioni nazionali già esistenti, a mio parere, deve considerare quanto, in ogni Paese, una gestione patrimoniale sovrana possa "sfruttare" la mancanza di trasparenza e di limitazioni del sistema finanziario "ombra" (hedge, SIV, money market funds).