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IL TREMONTI PENSIERO ALLA PROVA DEL GOVERNO

di Luigi Guiso, Categoria Concorrenza e Mercati, / Internazionali, Data 22.04.2008

Le idee di Tremonti, pur utili per conquistare consensi elettorali, non lo sono altrettanto per risolvere i problemi dell'Italia. Perché la Cina è ormai una grande potenza commerciale e politica, un enorme mercato di sbocco per le imprese europee e perché dell'importazione dei suoi beni a basso costo beneficiano in tanti. E poi anche altre economie subiscono la concorrenza cinese, ma è la nostra a crescere di meno. Per carenze e inefficienze tutte italiane. Da queste un governo dalla solida maggioranza dovrebbe partire per ridare fiducia a lavoratori e imprese.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Il Tremonti pensiero
    Nome: Nino Ferrari  Data: 04.05.2008

    Dazi, contingenti sono assolutamenti inutili in un'economia globale come l'attuale. La concorrenza cinese,indiana ecc.,delle economie del basso costo della mano d'opera si combattono con la richiesta ed il controllo di conformità alle normative comunitarie di sicurezza dei prodotti, con lo stop effettivo delle dogane all'importazione dei prodotti contraffatti,ordinati dagli italiani e/o CEE, con il made in italy stampato sui prodotti stessi. Non si consenta il " made in italy " ai prodotti solo imballati in Italia. Si nomina il sig.L.Montezemolo ad ambasciatore del " made in italy ".Ma tutto l'abbigliamnto marcato " Fiat ", " Ferrari " ecc.ecc. dove viene prodotto, se non in Cina?

  • Il neoclassico, il liberale e il liberal
    Nome: Armando Pasquali  Data: 01.05.2008

    Vedo con piacere commenti di segno diverso. Con grande piacere, perché il problema "dazi" è diventato ormai impossibile da affrontare seriamente e serenamente. Oggi chi non è liberoscambista al 100% viene guardato come un sorrisetto di compatimento, quando non apertamente accusato di essere un ignorante, un cretino o un irresponsabile che vuole impoverire il paese. Per fortuna esistono eccezioni, soprattutto all'estero. Nel blog di Dani Rodrik ci sono molti interventi interessanti, in particolare uno del 26 aprile 2007 intitolato "Trade and procedural fairness". Maurice Allais, invece, che è un economista al 100% liberale, nei suoi scritti - peraltro di difficile reperibilità - attacca l'idea stessa di vantaggio comparato con argomentazioni molto lineari, che potrebbero dare adito a discussioni stimolanti se esistesse una pur minima disponibilità al contronto. Chiudo con un economista liberal, quel Paul Krugman che dieci anni dopo "Un'ossessione pericolosa" ha cambiato idea e ha riconosciuto che gli effetti del libero commercio sulla distribuzione del reddito nei paesi ricchi non sono minimi come si era creduto ma " notevoli e crescenti" .

  • Mercato, informazione e concorrenza sleale
    Nome: Filippo Monachesi  Data: 01.05.2008

    Mi sembra di stare ancora a sentire le lezioncine sulla mano invisibile che mi hanno propinato durante gli studi universitari e di specializzazione all'insegnamento. Per carità non sto dicendo che la mano invisibile sia banale (anzi tutt'altro) ma che è banale come viene semplicisticamente presentata. Mi insegnerà che il mercato funziona solo dove c'è perfetta informazione: allora la soluzione non sarebbe di certo il protezionismo ma perlomeno la protezione del consumatore che deve essere informato sia circa la provenienza effettiva delle merci, sia se ci sono delle merci pericolose per la salute o che non corrispondono ai canoni che il consumatore si aspetta. Un'altra forma di protezione dovrebbe essere quella dalla concorrenza sleale di imprese asiatiche che sfruttano i lavoratori e non offrono nessuna protezione ai lavotari per quanto riguarda la sicurezza fisica e la tutela assistenziale: l'UE dovrebbe aumentare i controlli e studiare una qualche forma di protezione da questa concorrenza sleale.

  • Cinismo cinese?
    Nome: Massimiliano Bardani  Data: 28.04.2008

    L'articolo sottolinea evidenti limiti del pensiero tremontiano, che però, purtroppo, sono in sintonia con istinti profondi del nostro Paese. Il corporativismo autarchico, rivisto in salsa democristiana nel dopoguerra, ha prodotto un italiano medio che non comprende quanto male facciano, e non solo all'economia, dazi e chiusure alle frontiere. Il famoso "Il buongoverno" di Einaudi non ha invece nutrito allievi, se non, forse, nelle università. I facili attacchi al liberismo riscaldano i cuori e molti, digerendo male gli studi economici sui limiti del mercato, ne traggono la conclusione che esso va abbandonato come meccanismo allocativo. E' facile e comodo attaccare il "cinismo cinese", che tutto sacrifica al proprio successo nell'export, ma questo atteggiamento denuncia spesso una carenza di fiducia nel modello occidentale di società: prima o poi i nodi della via cinese allo sviluppo verranno al pettine, speriamo senza scossoni violenti. Credo che non si debba aver paura della Cina, ma molto più del modo in cui noi reagiremo alla sfida da essa posta all'occidente. Quanto ci costerebbe la chiusura? Credo che il prezzo sarebbe troppo alto.

  • Governo forte
    Nome: Luigi  Data: 26.04.2008

    A proposito di” governo dalla solida maggioranza “giova ricordare ciò che ha scritto Giulio Tremonti nel suo ultimo libro “ La paura e la speranza “ : “ Le leggi elettorali premiali … non funzionano più, se come ora devi governare problemi straordinari.. Se hai il 40% dei voti nel Paese e vinci per premio il 55% dei seggi in Parlamento, vinci le elezioni ma non vinci il governo “. Mi pare che i numeri evidenziati dall’autore hanno anticipato la situazione che è scaturita dalle recenti elezioni . Se la sentirebbe ora Tremonti di confermare ciò che ha scritto prima del passaggio elettorale?

  • Protezionismo
    Nome: giovanni  Data: 24.04.2008

    Ho apprezzato come sempre la chiarezza dell'articolo e vedo che quasi tutti i commenti concordano sull'inutilità della "tardiva" ricetta Tremonti. Spero solo che il ministro in pectore, resosi conto che non è per niente facile imbrigliare il gigante cinese, mantenga almeno le promesse fatte in campagna elettorale e non si lasci andare a condoni e cartolarizzazioni. Ho un solo appunto da fare: perché prendere posizione sulla ricetta Tremonti solo ad elezioni avvenute? Non sarebbe stato più utile evidenziare prima i punti critici delle idee economiche di Tremonti e del centro sinistra? Altrimenti non ha senso continuare a dire che in questo Paese si va votare senza informazione e da un punto di vista critico. Una buona giornata giornata Giovanni

  • L'inerzia è letale
    Nome: Christian  Data: 24.04.2008
    Trovo fragile la pars construens di Tremonti (che peraltro parla sempre di Europa e mai di Italia), ma fondata la pars destruens. La "rivoluzione culturale" in Cina ha messo padre contro figlio e fratello contro sorella, creando una società in cui nessuno si fida di nessuno e la prima regola è proteggere sé stessi e fregare gli altri. In questo scenario, per tutti i motivi già evocati (impreparazione culturale degli italiani, impreparazione delle imprese italiane a competere), oltre che per la svalutazione non solo dello yuan, ma anche del dollaro e dello yen, l'Italia si trova a fortissimo rischio di veder radere al suolo quel tessuto di piccola e media impresa che ne ha costituito la spina dorsale nell'ultimo trentennio. Tremonti avrà anche torto, ma se non si adotteranno misure per dare al Paese il tempo di riorganizzarsi (e governi in grado di farlo) la soddisfazione di aver avuto ragione dei propugnatori del liberismo totale sarà probabilmente anche l'ultima.
  • Parzialmente d'accordo
    Nome: giuseppe faricella  Data: 24.04.2008

    1.secondo me il libro di tremonti nasce come reazione al ben più interessante saggio del (da di lui mal sopportato) ministro uscente dell'economia tommaso padoa schioppa riguardante la superiorità politica ed economica degli "imperi" rispetto alle nazioni. 2. sono "elettoralmente" lontano da tremonti e credo che le sue tesi siano una minestrina riscaldata, utile solo a dare una veste più radicalchic alle posizioni della leganord; tuttavia pensare che il libero mercato sia il modo più efficace ed efficiente per allocare le risorse e distribuire i benefici è, secondo me, nel 2008 una pura illusione. 3. il problema delle grandi potenze emergenti (cina, india e russia) esiste, e personalmente credo che le guerre in afganistan e in iraq (un inizio di "invasione" americana dell'asia) siano state il tentativo neocon di risposta a quel problema 4. la mia opinione è che stati ed europa dovrebbero essere un po' più energici nella difesa del modello sociale europeo: per l'italia, per esempio, questo potrebbe significare chiedere deroghe ai vincoli di bilancio per politiche attive in ambito occupazionale, di incentivo allo sviluppo tecnologico e di coesione sociale

  • Concorrenza? Ma quale concorrenza?
    Nome: Tarcisio Bonotto  Data: 24.04.2008

    Uno studio asserisce che un paese autosufficiente nella produzione di beni e servizi con 10-15% di esportazioni è stabile economicamente. Il pensiero liberista della ‘concorrenza’ è franato nella formazione dei 'Cartelli' assicurazioni, panettieri, taxisti etc. Si dice concorrenza una competizione tra paesi allo stesso livello di sviluppo come Italia-Francia o Inghilterra-Germania. Ma quale concorrenza abbiamo tra la Lituania e l'Italia se il reddito medio è di 1 a 15? Non vi è manovra di efficienza e produttività che possa competere con i prezzi di Cina, India et altri che non abbiano i livelli retributivi italiani. E’ necessario evolvere il modello produttivo italiano, socializzando l'economia. Quando ciò avviene? Quando tutti i lavoratori/trici sono proprietari dell’azienda, concorrono ai rischi e ai benefici. Solo in questo caso saranno spronati a dare il massimo. Quando questo modello produttivo medioevale Imprenditore-Dipendente diventerà democratico, l’economia italiana risorgerà. Il miglior periodo economico per gli Usa è stato il protezionismo, per l’Italia idem con i dazi e creazione dei distretti della lana, cotone, chimica etc. L’apertura incondizionata è una bufala.

  • Ad ognuno il suo mestiere
    Nome: Luigi Zoppoli  Data: 24.04.2008

    L'arroganza intellettuale dell'insigne tributrista Tremonti mi suscita timore e sconcerto. Ascoltando alcuni suoi interventi non capivo che parlava di QUESTO paese dove il termine "liberismo" o "riforme liberali" dobbiamo cercarlo attraverso "chi l'ha visto". Nella mia modestia mi permetterei di suggerirgli la lettura di Ossessione Pericolosa scritto da Paul Krugman soprattutto nel saggio nel quale l'autore impallina Delors non casuamente citato dal medesimo Tremonti. Questo a mio modo di vedere dimostra oltretutto che questo governo non ha alcuna intenzione di affondare il bisturi nella spesa pubblica, oltre che non fare riforme liberali, senza parlare di Mezzogiorno consegnato ai compagnucci di cuffaro. luigi Zoppoli