
Il successo elettorale della Lega ha riportato il tema del federalismo fiscale al centro del dibattito politico. Le proposte avanzate nei programmi elettorali sono insostenibili se applicate a tutte le regioni. Ma un federalismo differenziato potrebbe funzionare. Introdurrebbe anche in Italia il principio della sperimentazione: attribuire risorse e funzioni alle Regioni che abbiano dimostrato capacità gestionali e verificare se effettivamente sono in grado di offrire i relativi servizi in modo più efficiente dello Stato. Per riportarli nell'alveo nazionale in caso contrario. Il rischio è che invece si proceda in ordine sparso, assegnando prima le risorse e poi, forse, le funzioni. Così come è avvenuto in passato con le Regioni a statuto speciale.
Beh, effettivamente non mi pare cattiva come idea! In un certo modo si potrebbe effettuare la responsabilizzazione della gestione delle risorse senza però rimanere imbrigliati nei vincoli di una legislazione nazionale. Forse non sarà l'unico modo per mettere in moto questo benedetto federalismo fiscale, ma sicuramente pare uno strumento utile da tenere ben presente.
Che federalismo è mai questo che assegna il gettito dell'Iva alla regione che incassa e non a quella che la paga? Come idea liberatrice dei pesi che il Nord sostiene a favore del Sud, è solo un'idea cretina. Infatti il sistema è già strutturato in modo che il Nord abbia dal Sud quel che il Sud è capace di dare, e non l'opposto. Funziona da imbuto: rilascia ciò che incassa, senza pretendere lo scontrino. Non cambieranno i rapporti Sud/Nord, che sono già iscritti nei meccanismi di mercato, nelle merci che tolgono lavoro, nella gestione nordista del credito. Non frenerà il rastrellamento dei surplus, l'invasione delle merci padane e comunitarie, non porrà riparo all'improduzione, non inventerà il lavoro che non c'è. Se il sud avesse le mani mezze libere in materia di credito, di commercio internazionale, di politica estera, di politica agricola e industriale, allora, solo allora, il federalismo avrebbe un senso.
Tornare alla riforma fiscale del 1972. L'ILOR Imposta locale sui redditi, è federalismo fiscale. Riviste le esenzioni, sarebbe un buon sistema per responsabilizzare i comuni. L'ILOR, come previsto dalla Legge, non fu mai applicata. l tributi furono incassati sempre dallo stato, le aliquote applicate furono sempre decise a livello nazionale e non a livello locale come prevedeva la legge. I consigli tributari furono insediati nei comuni, questi potevano esprimere un parere sulla congruità della dichiarazione e favorire la lotta all'evasione fiscale. Oggi, grazie all'informatica, tutto sarebbe anche molto più semplice di quando si doveva operare su montagne di carta. Poi, fatti i conti delle conseguenze, tutto finì. Le troppe esenzioni avrebbero messo in ginocchio i comuni che non avevano fabbriche o artigiani nel loro territorio. Sono convinto che oggi, corretti gli errori e sistemate le aliquote, si potrebbe ripartire subito senza aspettare commissioni, studi, discussioni infinite che troppo spesso si limitano a cambiare i nomi alle imposte, ad apportare modifiche marginali che servono, di sovente a far arrabbiare gli operatori più che incrementare le entrate.
Ragionevole affermare che il DL varato dal Consiglio Regionale lombardo difficilemente potrà essere trasfertito sic et simpliciter a livello nazionale. Ma, al di là delle forme con cui possa essere tradotto e dell'attuazione differenziata del federalismo, ciò che credo debba costituire un punto fisso sono alcuni principi di "equità" che quel disegno contiene: 1) L'adozione del criterio del fabbisogno standard anziché della spesa storica per la determinazione dell'entità dei flussi perequativi: a parità di prestazione offerta a livello locale i costi devono essere simili in tutto il Paese o comunque variare in ragione di fattori oggettivi (composizione demografica, conformazione del territorio, ecc.). 2) L'assunzione di stime sull'intensità di evasione fiscale per la determinazione della capacità fiscale delle regioni (il parametro che ne definisce la "ricchezza" o "povertà" relativa sulla base della quale determinare l'entità dei flussi di perequazione). Cioè: tanto o poco che sia, tutti paghino il dovuto e POI si determina l'entità del supporto necessario. E' anche un modo per incentivare l'efficienza della PA laddove è più deficitaria. Cordiali saluti
L'obiettivo del federalismo non puo' e non deve essere perseverare nei trasferimenti statali deresponsabilizzanti che dietro il pretesto della perequazione producono a Sud esubero di statali, spesa pubblica clientelare ed evasione fiscale senza promuovere alcun genere di sviluppo. E' invece necessario abbandonare l'ipocrisia poco onesta secondo cui gli stipendi statali devono essere uguali e non invece commisurati al costo della vita e anche ai redditi medi delle attivita' private regione per regione. Se questa nociva ipocrisia fosse eliminata, il Sud non avrebbe alcun problema a finanziare il 100% della sua spesa pubblica locale, e non vi sarebbe alcun problema a realizzare un federalismo serio e "virtuoso", che prevede responsabilita' esclusiva di spesa ma anche di finanziamento con tasse locali su ogni competenza devoluta. Se invece non si vuole abbandonare questa nociva ipocrisia, continueremo ad avere a Sud esubero di statali, spesa pubblica eccessiva e ingiustificata, e il tradizionale sottosviluppo perenne, sia col centralismo sia con un federalismo finto.