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FONDO CHE SCEGLI, COSTO CHE TROVI*

di Giampaolo Galli, e Roberto Manzato, Categoria Pensioni, Data 23.04.2008

Si torna a parlare di introdurre per legge una forma di controllo dei prezzi dei prodotti previdenziali. Le scorciatoie non servono, lo ha dimostrato il Regno Unito. Invece la normativa dovrebbe garantire condizioni di partenza meno diseguali fra le diverse forme previdenziali, per avere un minimo di concorrenza nelle grandi e medie imprese. Non solo si ridurrebbero gli attuali differenziali, forse si riuscirebbe anche a raggiungere a costi contenuti quel gran numero di italiani che vuole ragionare delle proprie scelte di investimento con un consulente di fiducia.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Contributo del datore di lavoro
    Nome: Ivano  Data: 29.04.2008

    Non credo che ci sia una grande consulenza che giustifichi il maggior costo dei Pip o Fip. In fondo, agenti, promotori ecc devono fare il budget ed è quello il motivo per il quale vendono i prodotti previdenziali più costosi. Non sono giustificati neanche dal fatto che i costi vengono recuperati perchè le linee scelte sono più aggressive. I costi come si sa, corrodono le performance, falcidiano i guadagni. Inoltre, questi prodotti sono stati venduti anche ai lavoratori dipendenti, facendogli perdere anche il contributo del datore di lavoro. Recuperare il contributo attraverso la performance del fondo è praticamente impossibile, chi ha collocato i propri prodotti infischiandosene di dire al lavoratore che aveva diritto al contributo ha fatto una vera e propria "furbata" a danno del lavoratore.

  • Come sembra distante l'Italia dall'Inghilterra...
    Nome: Carlo  Data: 23.04.2008
    Lavoro a Londra da circa 2 anni, e piu' mi tengo informato sull'Italia, piu' mi passa la voglia di tornare. Qui ogni contribuente puo' aprire un ISA (individual saving account) ed investire fino a £ 3,600 l'anno in liquidita' (come il conto arancio, per intenderci) o fino a £ 7,500 in strumenti finanziari, senza essere tassati sugli interessi e sulle plusvalenze. Si puo' investire in fondi preconfezionati o gestire il tutto in autonomia, scegliendo i per nulla rischiosi gilts (i BOT inglesi) oppure strumenti con bassissimi costi di gestione come gli ETF. C'e' molta flessibilita' anche per i piani pensionistici privati: molti datori di lavoro contribuiscono fino ad un 5% dello stipendio in un fondo a scelta del lavoratore. Io ho scelto un SIPP (self invested personal pension), che mi da' la massima flessibilita' di scelta: decido io quanto investire e dove, di volta in volta. Tipicamente scelgo, appunto, gilts (tranquilli e sicuri) ed ETF (per diversificare, ma senza essere spennati dalle commissioni dei fondi tradizionali). Il bello e' che c'e' un vantaggio fiscale fortissimo, per cui per ogni £ 8 che investo nel SIPP di tasca mia, l'erario ne aggiunge 2! Altro che in Italia!